Donne contro …

Ieri, su fb, mi sono trovata ad assistere ad un episodio veramente spiacevole, che mi ha lasciato una serie di sensazioni negative al punto che questa notte non riuscivo a non pensarci e quindi nemmeno a prendere sonno.

In un gruppo ho assistito ad un “pestaggio” virtuale. Quasi tutte donne che si sono scagliate contro un’altra donna, tirando fuori una cattiveria che credo non potrei avere nemmeno nei confronti del mio peggior nemico.

L’hanno ridicolizzata e aggredita dando sfogo ad un astio inopportuno e inopinato rispetto alla situazione.

Forse donne che non sono in pace con loro stesse e nemmeno con il mondo, ma, purtroppo, sono state il classico esempio di utenti che, sovente, trovano voce nei social.

Hanno inveito senza nemmeno cercare di capire cosa questa donna volesse dire con il suo post, perchè si è nato tutto da un post che lei ha pubblicato.

Aveva messo un’immagine sicuramente discutibile, ma aveva anche aggiunto un intervento in cui diceva che aveva seri dubbi su quanto scritto nell’immagine. Forse non sarà stata precisa nell’esprimersi? Personalmente io l’ho inteso che non approvava e lo sforzo da fare per capirlo è stato minimo.

Probabilmente nessuna delle donne in questione si è preoccupata di leggere la frase che accompagnava l’immagine, ma si sono subito sentite offese da quest’ultima, hanno mandato al diavolo le buone maniere e si sono comportate ne più, ne meno come “gli uomini brutali quelli che cercano solo il sesso” (il motivo della discussione), in tutto il caos i commenti degli uomini erano tutti decisamente più scherzosi, avevano capito il senso del post.

Sono stupita di quanto le donne,  che lamentano spesso la scarsa sensibilità e comprensione degli uomini, possano arrivare, loro stesse, a tale mancanza proprio nei confronti di una di loro.

A poco è servito il tentativo di un’altra utente affinchè tutti leggessero il post per intero … ormai il film era partito.

“Questo è il bello dell’anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza”
Umberto Eco

Parliamo di dieta … che noia, che barba

Dieta … questa sconosciuta, ovviamente, per chi non sa cosa siano i kg in più. Nel mio caso, invece, il leitmotiv della mia vita dai 30 anni in poi.
Ebbene si, dall’essere una taglia superfiga, la vita mi ha portato ad essere una taglia superfoca, vuoi le gravidanze, vuoi che sono una buona forchetta, vuoi che la vita va goduta anche a tavola e si vive una sola volta, vuoi che in pizzeria mangio la pizza, la mozzarella, il salamino, i pomodorini, l’olivetta, di scartare i bordi non se ne parla e caspita era buono anche il piatto, qualche chilo è arrivato e ha preso possesso della mia ex-esile figura. Comunque al di fuori dell’orario pasti e spuntini, faccio la dieta, che questo sia chiaro!

Ne ho seguite di diete nel corso degli anni: digiuno, mezzo digiuno, zona, punti, proteiche, iperproteiche, fame, le ho provate tutte e sapete? F U N Z I O N A N O se le faccio.

È giunto il momento di rimettermi a dieta, tra qualche mese avrò un evento importante (la famosa motivation), ma ho deciso di aspettare che “Irene la gnoma” organizzi il gruppo dei “Cicci anonimi” la sua idea mi è piaciuta molto, credo che in quel gruppo sarei a mio agio, sono molto reserved style e mantenere l’anonimato in questo aiuta. Nel frattempo, però, mi è saltata agli occhi una dieta che ho soprannominato la “dieta social”, non conosco il vero nome, ma ho capito che più posti sui social e più dimagrisci, almeno credo, ed ho capito anche che il marketing è l’anima del commercio, ma è la parte che mi interessa meno.

La sta facendo una tizia su fb, veramente non solo una, ne ho individuate diverse, ma la tizia in questione ha provato a contattarmi per coinvolgermi nella sua iniziativa, ho, gentilmente, declinato l’invito, non sono la persona adatta, ma sono curiosa, quindi si ho declinato, ma l’ho “seguita” … mannaggia a me e a quando l’ho fatto.

In cosa consiste la dieta social? Ve la illustro in base a ciò che ho intuito e carpito dal mio studio che mi ha confermato che no, non fa proprio per me …

Colazione (dieta social):
Pubblicazione, entro le 8 a.m., di un post energizzante su quanto sia bello svegliarsi presto e preparare la colazione per tutti (colazione preparata, possibilmente, a favore di telecamera, con la tizia in abbigliamento superfigo, la pancina dimagrita che si vede e non si vede, sorriso smagliante e il sole che la bacia in fronte)

Colazione (a casa mia): Drinnnn drinnn “Che succede? Che giorno è? Di che anno? Abbassate quella tapparella … shhh non parlate … odio quella svegliaaa!” con un occhio chiuso e uno aperto vado e preparo la colazione, sonnecchiando nell’attesa del caffè.

E già qui non ci siamo …

Proseguo

Pranzo (dieta social):

Di nuovo post favoloso mentre la tizia è intenta a cucinare il pranzo, anche questo corredato da video in cui balla spadellando, sorriso smagliante, fiori freschi in secondo piano, musica pop e felicità che sprizza da tutti i pixel.

E il pranzo è servito

Bè non vi intriga?

Pranzo (a casa mia):
Quello che offre il frigo opportunamente mescolato, condito e cucinato tra la stiratura di un camicia, il rifacimento dei letti, la pulizia dei bagni … ca@@ si brucia tutto, corsa ad ostacoli in cucina tra cane e aspirapolvere, a salvare il salvabile …

Boniii!

Cena (dieta social) … è uscita la casella torna indietro al pranzo e rileggi tutto sostituendo la parola “pranzo” con “cena”.

Cena (a casa mia) idem a sopra, non sarà di nuovo amatriciana, ma qualcosa di pari soddisfazione per il palato, a casa son golosi che ci posso fare? Mi adeguo!

Ovviamente nell’arco della giornata ci sono gli spuntini, anche quelli debitamente documentati su fb. E l’ora della ginnastica? non può mancare. E tutti i salti, balli e giochi con marito e bimbi documentati con video fantastici di felicità, amore, allegria? Nemmeno quelli.

Tutti questi post di felicità ormai scandiscono il ritmo della mia giornata, oppure i miei accessi al social, oppure sono talmente tanti che ogni volta che entro ce n’è uno pronto ad attendermi … un pò tutto forse.

Ma il mio post preferito è quello che arriva la sera dopo cena con il silenzio e le luci soffuse per godere al meglio il momento … di solito inizia così “anche stasera sento una leggera stanchezza …” a cui segue foto della tizia leggermente stanca ed io, che tutto il giorno sono stata invidiosa di tanta energia nello spendersi a convincermi che la sua dieta funzioni … mi faccio carico della sua stanchezza e penso “ohhhh poverina è umana anche lei …. su su vai a riposare” uhm … veramente è quello che vorrei pensare, in realtà “Caspiterina sei stanca si! È tutto il giorno che balli, salti, spadelli, chatti, risalti, sorridi, ti tuffi, ti metti in posa, in controposa, solo io debbo arrivare al dopo cena in coma? Ecchecavolo!”

Ma al di là delle chiacchiere, dei post su fb, al di là di tutto contano i risultati e una cosa non mi è chiara, se è ormai un mese che “seguo” la dieta social, perchè non ho perso nemmeno un etto?

Dieta social
Dieta a casa mia

Le cose più belle della vita o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare.
(George Bernard Shaw)

immagini prese in prestito dal web

Social, Asocial, Antisocial o Social a metà?

Internet è un dono di Dio. Può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti”. Papa Francesco

Ovviamente quanto andrò a scrivere non è un trattato sociologico, è soltanto la mia esperienza personale nel mondo del web prima e dei social media poi, uno in particolare “Faccia libro”.

Premetto subito che la mia avventura nel web è iniziata in un’epoca in cui Facebook, Twitter, Instragramm non esistevano ancora. Facebook, molto probabilmente, cominciava allora a prendere forma nei pensieri di Mark Zuckerberg, per palesarsi a tutti noi solo qualche anno dopo.

A quel tempo navigavo per curiosità, maggiormente ricerche tecnico-informatiche. Il mio approccio mentale logico-matematico mi portava a voler capire come funzionava in concreto questo mondo, come viaggiavano i bit, come andavano a comporre un sito internet, una notizia, un’immagine e come arrivavano a me, ho un pò romanzato la descrizione, ma spero di aver reso l’idea. Ogni tanto mi concedevo qualche divagazione alla ricerca di notizie curiose, di qualche informazione su film, libri o su programmi che seguivo in TV, perciò facevo qualche salto in forum o blog dedicati.

Il salto più coinvolgente è stato in Splinder, dove mi imbattei in un blog, gestito tutto al femminile. Quattro ragazze dai nick curiosi tagliavano e cucivano con intelligenza e sagacia su cinema, televisione e dintorni. I loro articoli erano divertenti, a volte proprio esilaranti, ognuna con uno stile che si addiceva alla perfezione al nick scelto. Nel far si che la mia, da una frequentazione saltuaria, divenisse una frequentazione fissa (del tipo pranzo, cena e colazione, massì dai prendiamoci anche un tè) fu un attimo.

Splinder offriva la possibilità di una chat, quindi iniziai a chattare con loro, dalla chat di splider si passò alla chat di msn, da msn al telefono. Ormai, grazie alla chat e agli articoli pubblicati, sapevamo quasi tutto di noi, non ci restava che conoscerci dal vivo, scoprire chi era bionda o chi era mora, chi alta, chi bassa, se eravamo dei ciospi o delle fighe da paura, but “not problem”, l’amicizia era ormai consolidata ed anche la più ciospa sarebbe stata abbracciata fortemente, perchè ormai era Ammmore, si si con tre m non ho sbagliato.

Dal telefono, che non bastava più, passammo all’organizzare incontri veri e propri in giro per l’Italia unendo l’utile al dilettevole, visitare nuove città matteggiando e godendo della compagnia reciproca. Nel frattempo mi avevano invitato a scrivere nel blog ed anche io ero diventata una blogger come loro. Negli anni i nostri vari incontri si sono affollati, non eravamo più soltanto noi che scrivevamo, ma anche altre amiche che ci seguivano sul blog, insomma un bel gruppo allegro, divertente con cui posso dire di aver fatto belle esperienze di vita. Tutto è durato finchè non sono arrivati per tutte impegni familiari e lavorativi sempre più pressanti: bambini da seguire, studi da completare, lavoro da non perdere di vista, ma, non meno importante, nell’allontanamento dal blog, fu l’arrivo di FB, ill social per eccellenza.

All’inizio fui un pò restia nel mio ingresso in fb, mi affacciai timidamente, i miei contatti erano loro, le mie amiche blogger, ma con il tempo la mia rete si estese, vuoi la foto figa che avevo messo (non ditemi che voi non scegliete la più figa che non ci credo), vuoi che avevo superato il disagio iniziale mi lanciai, mentre, nel frattempo, il nostro blog affondava insieme a tutto Splinder e non eravamo nemmeno interessate a traghettarlo in un altra piattaforma, perchè, ormai, eravamo traghettate tutte altrove. (ahimè quanti articoli divertenti abbiamo perso nel naufragio).

“50 amici, 100, 200, madò quanto sono popolare” gli amici e amiche su Fb aumentavano, anche mogli o fidanzate gelose, ma io sono brava. Feci nuove amicizie che si aggiunsero alle vecchie, ma con il tempo realizzai che non era la stessa cosa. Era tutto un mordi e fuggi, nessuno era così interessato ai tuoi pensieri, tanti alla tua foto, tanti alla cazzata veloce (e io sono la regina delle cazzate) che magari scrivevi. La mia percezione era che la maggior parte erano li perchè non avevano altro, altri interessi o un altro mondo da frequentare che non fosse fb, e parecchi amavano farsi i fatti degli altri (questo lo scoprii quando, abbassando la guardia, iniziai ad aggiungere i parenti, i vicini, gli excompagni di scuola).

Tentai, invano, di coinvolgere gli “pseudo-amici” in discorsi più seri, niente, nessuno recepiva. Un giorno scrissi solo “Etciù” una valanga di commenti “Salute” “Salute e figli maschi” “Ne ho tre grazie, bastano e avanzano” al chè pensai “annamo bene, annamo” per non dire poi delle polemiche che ogni tanto mi capitava di leggere: se uno diceva mela, l’altro insisteva sulla pera, se diceva pranzo allora no doveva essere categoricamente merenda, fossero state polemiche costruttive ok, ma, a volte, rasentavano la rissa virtuale. Bo non mi sembrava un mondo così social, anzi più che altro antisocial … motivo per cui sono sparita per un bel pò, mantenendo, però, l’abitudine a qualche incontro con un’ amica del vecchio blog.

Ritorno su fb ad inizio quarantena, mi riaffaccio timidamente come sempre e gli amici son sempre li a socializzare, ovviamente il tema principale sono il virus, la quarantena, il governo. Ho scoperto che nel frattempo si son tutti laureati in virologia ed epidemiologia, sanno tutto sul virus che nemmeno l’Oms è al corrente di taluni aspetti. Tutti esperti: di protezione civile (sicuramente le loro misure sarebbero state meglio); in misure precauzionali, che, se avessero fatto loro, il virus nemmeno in Cina si sarebbe propagato; per non dire poi del “tutti esperti in gestione dello Stato”, tanti novelli Robespierre, che avrebbero impartito ordini a destra e manca “e vedrai se le cose non sarebbero andate meglio”.

Ho ripreso in mano il mio esperimento handemade. Dopo aver letto qua e la qualcuno lamentarsi “la chiesa Cattolica si prende anche l’8 per mille e non aiuta nessuno” ecc, ecc, pubblico la lettera di Conte ad Avvenire, in cui ringrazia la Conferenza Episcopale per aver devoluto una ingente parte dell’8 per mille per l’emergenza coronavirus” (parlo di fatti non esprimo alcuna opinione politica, quelle le tengo per me), ovviamente nessuno se la fila, posso dire caga? nessuno se la caga. Rende più l’idea.

Da li ho postato altre cose serie, ma niente, non arrivano, ho postato le solite ca@@ate tutti presenti, anche al mio esperimento già collaudato “etciù” una discreta presenza, ma starnutire di questi tempi non è bene, però avevo la mascherina 😷 … quindi ora come allora ne deduco che le persone in FB, ci sono a metà, con solo una parte di se stesse, quella che vogliono mostrare, e, magari, quella che loro pensano sia la parte migliore. Le persone io le voglio conoscere nel loro insieme e nelle loro peculiarità, se debbo socializzare voglio sapere con chi socializzo, con chi parlo e vorrei la certezza che posso parlare di tutto, dall’argomento serio, importante, anche avendo visioni diverse, alla scemenza più scemenza che mi possa venire in mente. Socializzare non può essere fatto solo di battute fini a se stesse, che ti dicono tutto, ma non t’hanno detto nulla. Quindi, da tutto ciò, la mia convinzione che nei social non siamo poi così tanto social o, per lo meno, se non vogliamo dire “asocial” siamo social solo a metà.

Su twitter sarò veloce … li se non hai il pedigree meglio che non ti affacci.

#dimmisuchesocialvaietidiròchisei