Mese prima degli esami

“La vita di tutti trascorre nell’essere respinti o promossi agli esami. La Società è una vasta cerimonia di premiazione.”
(Jean Paulhan)

Ieri sera, sonnecchiando, ho seguito la conferenza stampa del premier Conte, e tra uno sbadiglio e l’altro, ma solo perché ero molto stanca, ho intuito che saranno elargiti soldi come se piovesse, non ho ben capito dove saranno recuperati, ma va bene così. Mi è sembrato di non aver sentito granché sui prossimi esami di stato, ma come già detto un po’ dormivo e un po’ seguivo, ho solo captato la frase che saranno stanziati fondi per la scuola, affinché a settembre possa ripartire nel migliore dei modi e fondi per l’esame di stato che, a quanto capito, sarà in presenza.

Avendo un figlio, l’ultimo dei tre, che si accinge ad affrontare il prossimo esame di stato, finalmente chiuderemo anche il ciclo superiori, sono giorni che mi sto chiedendo (per la verità anni, ma ultimamente il pensiero è più presente) se è così importante quest’anno far sostenere a questi ragazzi l’esame di stato. Esame che tra l’altro già prima della comparsa del virus, mi sembrava piuttosto assurdo nel come era stato concepito, ma questa è un’altra storia.

Non si può fare che per un anno, in cui nessuno di noi ha scelto che arrivasse una pandemia, che ci fosse un lockdown, anno in cui la crisi si sta facendo sentire come non mai e certamente aumenteranno povertà, disoccupazione e, purtroppo, suicidi nel nostro paese, un anno che, probabilmente, ricorderemo come l’anno horribilis della nostra vita, si toglie di mezzo l’esame di stato? Si eviterà così di investire ulteriori risorse economiche affinchè si possa svolgere in presenza e magari anche queste risorse si fanno confluire negli investimenti per una ripartenza migliore a settembre.

Non penso che arrivati al quinto anno, gli insegnati non abbiano abbastanza elementi per esprimere un giudizio o un voto sui loro studenti senza sottoporli ad esame, anche perchè, a mio avviso il voto non dovrebbe essere altro che il frutto raccolto dopo 5 anni di impegno e non dei soli 3 o 4 giorni di esame, nel caso di quest’anno di un’ora di colloquio, che, assurdamente, vanno ad incidere molto più sul voto finale di tutto il trascorso scolastico.

Penso non sia un caso che diverse università private per l’ammissione ai test selettivi chiedano i voti delle varie materie e non il voto della maturità, addirittura i ragazzi possono partecipare ai test già dal quarto anno di scuola superiore dimostrando di avere delle buone medie dei voti del terzo anno e del quarto anno, cosa, a mio avviso, molto più ragionevole. Lo so nelle università pubbliche non è così, ma per un anno non potrebbero, magari con un ulteriore Dpcm, adeguarsi come tutti noi che quest’anno ci siamo adeguati a tutto?

Ora linciatemi pure, perchè l’esame è importante, il voto finale è importante, ma io continuo a credere in ciò che mi diceva sempre mio papà …”i voti sarà la vita a darteli!