Ferragosto

Da bambina era una delle mie festività preferite. Mi piaceva la tavolata che quel giorno organizzava la mia famiglia e il profumo di famiglia unita e felice che si respirava.

La mia nonna paterna a capotavola e i suoi 6 figli, tutti full optional (mogli, mariti e figli), 3 maschi e 3 femmine, intorno alla tavola.

Già dal giorno prima c’era un gran movimento, perchè le persone da mettere a tavola non erano proprio 5 o 6, ma, minimo 26 se solo la famiglia stretta, se poi capitava, e vi assicuro che capitava, che gli inviti fossero estesi in un batter d’occhio si arrivava a 30-35 “È do’ sta er probblema? A Piè va a pià nantre pò d’assi che tocca d’allungasse!”

Di solito la tavola veniva allestita sotto al grande noce a casa di una sorella del papà.

C’era un gran via vai, chi pensava ai cavalletti, chi agli assi, chi a reperire sedie per tutti,  noi bimbi eravamo addetti all’apparecchiatura, a giro uno metteva i piatti, uno i tovaglioli, ecc ecc e poi via tutti a giocare.

Mentre le donne cucinavano, mio papà era addetto ad affettare il pane, sembra cosa da poco, ma ne doveva affettare di pane per tutte quelle persone e per il piatto forte ne serviva parecchio, perchè la scarpetta non si poteva evitare.

Il piatto forte? Le lumache al sugo, che ora solo a scriverlo mi viene la nausea, ma allora ne ero golosissima, specialmente della parte in cui intingevo la fetta del pane nel sughetto piccante con un sentore di mentuccia, debbo averne mangiate un po’ troppe.

Essi le lumache erano la tradizione del luogo, ma sul posto, già allora, cominciavano ad essere introvabili, poiché tanti le cercavano per venderle alle trattorie locali. Quindi mio papà 2 o 3 giorni prima che si andasse al paesello, lui era l’unico dei fratelli che aveva lasciato il paese e tornava li per le vacanze, andava a cercare le lumache nelle nostre zone, dove ancora non si usava granché mangiarle. Aspettava qualche mattina più umida o che la notte avesse piovuto un pò e andava. Poi mia mamma le custodiva fino alla partenza, non so come, perchè io non le guardavo che mi facevano impressione, da vive, ovviamente cucinate no. Partivamo per le vacanze che in macchina avevamo più lumache che valige ed erano anche lumache felici perché, per una volta, si spostavano alla velocità della luce, meno felici quando finivano nei pentoloni.

Erano dei ferragosto emozionanti. Ritrovare dopo un anno tutti i miei cugini e cugine insieme era, per me, una festa nella festa, perché durante l’anno li vedevo di rado e magari uno, due per volta. Si giocava e litigava senza sosta, ci facevamo ogni sorta di dispetti, nella partita a calcio o in quella a pallavolo eravamo sempre maschi contro femmine e chi vinceva “annaffiava con il budello” i perdenti, che, poi, diventava un’innaffiatura generale e con l’acqua del pozzo che era anche bella gelida.

La sera tardi quando, dopo la tombola in piazza, la comitiva si scioglieva tutti noi cugini volevamo andare a dormire dalla nonna e lei, che aveva una casa piccina, solo un camera e una grande cucina ci accontentava. Cercava di sistemarci in ogni pertugio che fosse orizzontale, il suo lettone, il lettino che era nella cucinona, sistemato tra le due finestre che davano sulla via principale del paese, e lei quella notte si sacrificava a dormire in poltrona, quella davanti alla finestra da cui, durante il giorno, seguiva tutti i movimenti locali. La maggior parte ci sistemava nel suo lettone, stipati come le sardine, uno con la testa davanti ai piedi dell’altro che “c’entrate meglio” … ed eravamo felici. “Stai fermo con quei piedacci che puzzano e mi fai male!” “E tu sposta la tua testaccia”

Buon ferragosto felice a tutti!