E la quarantena va scemando …

La vita detta agli uomini le sue regole, che non sono scritte da nessuna parte.”
(Mikhaïl Cholokhov)

tutti in ansia di tornare fuori, tranne la sottoscritta.

Tutti sull’uscio in attesa che la bandierina si sollevi e dia il via alla tanto agognata libertà.

In realtà nella mia città la libertà se la sono concessa da oggi, tante persone a camminare, tanti a correre, probabilmente pensando, ognuno, di essere l’unico/a “perchè siamo ancora in quarantena” e … l’assembramento è servito, chissà lunedì cosa ci aspetterà?

Capisco l’esigenza di ognuno di respirare aria nuova, di uscire dalla routine di una quarantena che non ci siamo cercati, capisco tutto, ma perdonatemi se meglio di tutto capisco lo sfogo di una sorella che amo come me stessa.

Lei è un medico di P.S., uno di quegli angeli che tutti abbiamo imparato ad amare in questi ultimi mesi, anche se, fino a qualche mese fa, portare in prima pagina qualche loro “errore presunto o no” era lo sport preferito di tanti.

Vi racconto la sua vita negli ultimi 2 mesi. Mentre noi tutti, me compresa, in quarantena siamo stati in casa trastullandoci tra libri, tv, figlioli, giardini, chiacchiere con gli amici via web, momenti di sclero o quant’altro siamo riusciti a fare nell’ambito dello spazio di tempo e voglia che avevamo, con l’abbigliamento più di nostro gradimento, per lei non è stato così.

Lei ha vissuto, e tutt’ora vive, due mesi di paura, due mesi in cui ogni paziente poteva essere quello che, al minimo sbaglio, le avrebbe trasmesso il virus, che lei avrebbe potuto ritrasmettere ad altri; due mesi di turni massacranti, in cui sapeva quando il suo turno iniziava e non quando finiva, due mesi in cui non ha mai tolto la mascherina e ancora non la toglie; due mesi in cui la maggior parte delle ore le ha passate in ospedale in abbigliamento da ghostbuster, nemmeno la possibilità di una pausa per poter respirare anche un minuto senza tutto l’ambaradan; due mesi lontana dai suoi figli oppure, le poche volte più vicina, con mascherina e tutte le accortezze possibili, niente abbracci, baci, coccole.

Due mesi lontana da me nonostante abitiamo porta a porta, ma il rispetto di tutti noi è stata la sua scelta in questo periodo e, anche se i vari tamponi a cui è stata sottoposta son sempre stati negativi, lei non ha mai abbassato la guardia.

Ieri in una delle nostre chiacchierate telefoniche mi ha detto di essere stanca, di essere stanca ogni volta di dover stare rinchiusa in tutti quegli abiti, di essere stanca di dover dire a chiunque di fare attenzione perchè il virus esiste ed è pericoloso, “ho visto persone, giovani e non, arrivare e dover essere intubare subito e mandate in rianimazione, mi dispiace perchè non so nemmeno chi ce l’ha fatta e chi no. Se penso che ora torneranno tutti per strada e non so quanti rispetteranno le distanze, prenderanno le dovute precauzioni, mi viene solo da incazzarmi perchè sono due mesi che faccio una vita da inferno e questi sanno solo lamentarsi di non poter più stare in casa. Spero solo che non tornino a riempire il P.S.”

Lo spero anche io e per questo, non avendo un lavoro dove correre, e per rispetto di tutti questi angeli, continuerò a stare a casa, a guardarmi i tramonti dal mio balcone, a leggermi i miei libri, a scrivere qualche pensiero qua e la, a preparare qualche dolce per la mia famiglia e la sua, in attesa che sia mia sorella a dirmi “vai, siamo tutti più tranquilli”

Tra “congiunti” e “congiuntivi” …

la mia vita è diventata un vero incubo.

“I congiunti sono un po’ come i congiuntivi o ce l’hai o non ce l’hai”
(awkmen, Twitter)

Fino a 4 giorni fa per confondermi le idee bastavano i congiuntivi. Non sono il mio punto forte, debbo leggere, rileggere e straleggere per capire se il discorso fila e, spesso, non basta, perchè nella mia testa fila, ma nella testa altrui diventa un quesito alla Marzullo. Se riesco ad usare con facilità proporzioni, frazioni, radici quadrate e funzioni anche in cucina, la stessa facilità non ce l’ho con i congiuntivi. Sicuramente, in parte, è colpa del mio scrivere di getto, del mio pensare 1000 cose insieme, ed in parte, forse, del mio maestro delle elementari che mi ha fatta appassionare ai numeri più che alle lettere, passione andata avanti per buona parte della mia vita e pian piano sfumata per lasciare il posto ad altro.

Quindi non vi dico che lavoro snervante è, per me, star dietro ai signori “congiuntivi”, li sogno di notte, mentre stiro, cucino, anche mentre leggo un libro riescono ad insinuarsi nei miei pensieri.

Potevano bastare i soli congiuntivi a confondermi le idee? No!

Grazie al nostro Presidente e ai suoi DPCM, ora, si sono aggiunti i “congiunti”.

Se, 4 giorni fa, mi avessero chiesto “I tuoi congiunti stanno bene?” sicuramente, dopo aver pensato “si meglio dei miei congiuntivi”, il pensiero sarebbe andato a mio marito, i miei figli, i miei genitori, mia sorella “si grazie, ognuno a modo loro, ma tutti bene”. Fino a 4 giorni fa, per me i congiunti erano loro, adesso, leggendo in qua ed in là, ascoltando anche qualche giornalista in TV, mi sono venuti dubbi anche sui congiunti e continuo a chiedermi “chi sono? Dove vivono? Che fanno?”

Non che sia così importante saperlo, io resto a casa lo stesso, ma vorrei solo la certezza di non essere stata l’unica, fino a domenica scorsa, che si sbagliava sui congiunti e pure sui congiuntivi, ammesso che mi sbagliavo.

#iorestoacasaesperoancheicongiunti

A quando il mare?

Ieri sera, come immagino tutti, ero in attesa davanti alla TV per avere notizie sulla nostra futura sorte. Non so in cosa speravo di preciso, ma avevo delle aspettative o forse no. Non un tana libera tutti, che nemmeno c’è stato, sono un animale casalingo, lo sono diventata dopo aver fatto la pendolare per anni ed ora stare in casa, potermi dedicare alle mie passioni, mi sembra la cosa più bella del mondo, prima o poi arriverà anche la noia, ma non ancora. Non mi aspettavo nemmeno la riapertura totale dei ristoranti o bar, se debbo andare a cena con gli amici con un barriera di plexigas tanto vale continuare con gli aperitivi o cene virtuali, cambierebbe poco. Forse l’apertura di parrucchieri o estetiste? Sono venuta a patti con la mia chioma, ormai da due mesi sono costretta a tenerla ben legata, altri 15 giorni e potranno chiamarmi Raperonzolo e, allora, calerò la mia lunga treccia magari per sollevare fino a casa la spesa settimanale, me ne son fatta una ragione. Non mi aspettavo nemmeno la notizia di poter, finalmente, riabbracciare mio figlio, purtroppo, ci separano diverse regioni, non è questione di un altro comune, ma le videochat ci tengono uniti, con la sua dolce compagna riesce anche a coinvolgermi nell’organizzazione del loro matrimonio (si spera potranno farlo in condizioni di normalità) inondandomi di link di location, fotografi, fiorai, catering, di decisioni prese e subito cambiate, ma hanno tempo, intanto stanno mettendo alla prova la loro convivenza 24h su 24, mi sembra un ottimo banco di prova, spero, questa prova, non li faccia smettere di parlare di matrimonio.
Quindi, riflettendo, riflettendo mi sono resa conto che, forse, mi sono adagiata troppo su questa quarantena da essermi abituata a tutte le privazioni che ci sta comportando, accontentandomi dei surrogati ad esse. Mi sono assuefatta a questa vita non vita e, ieri sera, quasi niente di ciò il premier avrebbe potuto dire mi avrebbe sorpresa, tranne, forse se avesse parlato della comparsa imminente di un vaccino…
Però un desiderio forte ce l’ho , temo sia lungi dal realizzarsi, e non c’è surrogato che potrà sostituirlo … ho bisogno di mare, di sentire il rumore delle onde che si infrangono sulla battigia, del garrito dei gabbiani, di annusarne il profumo, dell’aria elettrizzante sul mio viso, di una passeggiata sulla sabbia, del vento che mi scompiglia i capelli … per poi restare immobile a guardarlo e lasciare che si porti via le mie preoccupazioni.

Uomo libero, sempre amerai il mare! E’ il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima nell’infinito muoversi della sua lama.” (Charles Baudelaire)