Nozze nel bosco

Questa mattina c’è un gran movimento nel condominio di fianco al mio.

Gli abitanti sono molto indaffarati e con le loro chiacchiere e il gran movimento, sono riusciti a svegliarmi. Ormai sveglia, non  posso far altro che andare a vedere cosa stia succedendo.

Armata di cappuccino con tanta schiuma e ancora mezza rinco dal sonno (o forse completamente rinco) mi sistemo sulla sedia a dondolo in terrazza, il mio punto di osservazione privilegiato.

Il condominio è proprio davanti al mio balcone, all’inizio era un piccolo condominio, ma negli anni si è ampliato, i piani sono aumentati e ormai ha superato in altezza la mia palazzina, ovviamente, anche gli abitanti sono aumentati.

È un pò rumoroso, specialmente la mattina presto, come oggi. Alle prime luci del sole sono già in movimento, ma è una confusione piacevole da sentire, il risveglio della natura.

Sono di diverse etnie, qualcuno autoctono, altri migrati dal sud africa, ma convivono in perfetta armonia.

Son tutti li che corrono su e giù, un momento uno di loro è al primo piano, il momento dopo al terzo, si spostano anche nei condomini adiacenti, vanno e vengono senza sosta. Sembra stiano organizzando qualcosa di importante, canticchiano allegramente, qualcuno fischietta e qualcuno fa un suono strano che sembra un oboe, ma son tutti li indaffarati, saltellano su e giù in qua e in là, ogni tanto si fermano e si guardano intorno.

Penso si stiano preparando per un matrimonio, c’è anche il wedding planner che, dal suo punto di osservazione, si preoccupa che tutto proceda secondo i piani …

Direte “Perchè proprio un matrimonio?”

Perchè ascoltandoli mi è tornata in mente questa canzoncina che cantavo sempre ai miei figli “Nozze nel bosco” e prima di finire nel loop “la canzone che mi passa per la testa” vado a cercarmi altro da canticchiare, anche se, ormai, sarà molto difficile uscirne … “Nel bosco si sposarono l’allodolo e l’allodola … tutti gli ospiti canticchiavano molto lieti di esser li …”

Buon sabato canterino a tutti!

Se dico lenticchie …

sono quasi certa che a qualcuno verrà subito in mente il cotechino o le salsicce, qualcun altro penserà ai loro effetti benefici per la salute oppure alla fortuna che dovrebbero portare se mangiate durante il cenone di capodanno. Non so quanti di voi, invece, penseranno alle lenticchie prima che finiscano nel piatto, quando ancora sono nel campo quasi pronte per essere raccolte.

Nella mia regione e nello specifico nel Pian grande di Castelluccio, altopiano della catena dei Sibillini, al confine tra Marche e Umbria, ogni anno avviene la fioritura delle lenticchie e di tanti altri fiori come fiordalisi, papaveri, senape selvatica, camomilla bastarda, leucantemo, specchio di venere, che raggiunge il suo culmine verso fine giugno inizio luglio. Si tratta di uno spettacolo unico per gli occhi, un panorama arcobaleno che si estende per tutto l’altopiano, lo si potrebbe osservare per ore lasciando fantasticare la nostra mente in quel quadro impressionista che solo la natura può dipingere così bene.

Sembra che quest’anno sia in corso la più bella fioritura di sempre e questa è, proprio, la settimana perfetta per osservarla poiché sta raggiungendo il suo apice. Se siete impossibilitati quest’anno, vi consiglio di mettere la partecipazione a questo evento in agenda per il futuro, resterete sicuramente soddisfatti.

Ovviamente la zona di Castelluccio non è famosa solo per la fioritura, ma è anche un’ottima località per una vacanza all’insegna del relax o dell’avventura; non mancano luoghi d’incanto da visitare, passeggiate da fare a piedi o in bicicletta o avventurarsi in deltaplano o parapendio per una visione dall’alto di tutto il comprensorio. Non meno divertente sarà lanciarsi in un avventuroso rafting, con salto di cascatella compreso, come facemmo anni fa io e la mia socia Quarantenastyle, nel fiume Corno poco distante, con a seguire panino con porchetta o coglioni di mulo e birra fresca, consumato nelle locali norcinerie.

Buona settimana fiorita a tutti!

Ricordo di sapori perduti …

Oggi delle semplici zucchine hanno avuto il potere di trasportarmi in un viaggio tra i ricordi e i sapori perduti. Ero intenta a farle a rondelle che mi è tornato in mente quando le preparava mia mamma, fresche appena colte dall’orto, e mia nonna che le diceva “Te cucinale pure, ma io non le mangio, mi fanno sentire freddo”.

Il freddo che sentiva mia nonna, in realtà era il ricordo di quando cucinava zucchine in tutti i modi per sfamare i suoi figli, non erano una famiglia benestante, lei era vedova ed aveva sei figli da crescere, le zucchine, in estate, insieme alle patate andavano alla grande, così raccontava lei. Ad un certo punto, quando la situazione migliorò, disse “basta zucchine” ed ogni volta che le venivano proposte “No grazie, mi fanno sentire freddo”, però non disse mai basta alle patate. Queste ultime in casa di mia nonna sono sempre state il piatto per eccellenza. Capitava spesso che con i miei cugini (oltre 11 monelli quasi tutti coetanei) ci trovavamo insieme a casa sua e lei in un batter d’occhio, se non c’erano i maritozzi con la Nutella, ci allestiva merende a base di patatine fritte (i dietologi infantili oggi griderebbero all’orrore). Le più buone che ricordo di aver mangiato. Quelle del Mac Donald o qualunque friggitoria “non si avvicinano nemmeno lontanamente alle patatine che friggeva la nonna”, parola di “cugini uniti”. Erano inimitabili, si! Avevano il sapore della felicità, dei giochi, del chiasso e dell’allegria. Gliele rubavamo man mano che friggeva e lei divertita, nella sua immensa cucina, ci inseguiva intorno alla tavola fingendo di volerle riprendere.

Tornando alle zucchine, benchè mia nonna non le mangiasse, quelle di mia mamma avevano il loro perchè. Che le facesse fritte o in padella con aglio e rosmarino o ripiene di carne erano sempre super e per quanto io mi possa adoperare a mettere in pratica i suoi suggerimenti, per il mio palato, i miei piatti a base di zucchine non sono mai all’altezza di quelli che preparava lei. Quando poi li assaggio, quasi, quasi fanno sentir freddo anche a me.

Mia mamma era una maestra nel cucinare qualsiasi cosa, lo faceva con passione. Quando voglio replicare qualche suo piatto cerco di rivederla in cucina mentre li prepara, e provo a rifare i suoi stessi passaggi, difficilmente sono soddisfatta del risultato. Nonostante ricevo complimenti dai commensali sento che il sapore non è lo stesso, si avvicina soltanto. Forse aveva qualche ingrediente magico o magico era il suo tocco.

Tra tutte le cose buone che preparava mia mamma, tra tutti i sapori perduti insieme a lei, ce n’è uno che non sono mai riuscita a replicare quello del “caffè-latte”, tanto semplice da fare ma tanto complicato da fare come il suo, che era perfetto! Era giusta la temperatura, il dosaggio del latte e del caffè e, poi, me lo versava in un bicchiere di vetro. Ho comprato la moka come ce l’aveva lei, lo stesso pentolino che usava lei per scaldare il latte e i bicchieri come i suoi, ma non sono mai riuscita a replicare lo stesso gusto, non riesco ad andarci nemmeno vicina. Per anni ho provato e riprovato a rifarlo, ma niente, ricetta ineguagliabile. Ogni tanto per consolarmi le telefonavo e le dicevo “Mami passo a prendere il caffè-latte da te” e la soddisfazione di berlo in sua compagnia era enorme. Solo dopo che lei, purtroppo, se n’è andata ho capito cosa avesse il suo caffè-latte in più del mio … l’aroma di coccole che, sicuramente, metteva di nascosto e quel sapore di casa natia che non si può dimenticare.

Ci sono momenti in cui una luce particolare ti avvolge
e i ricordi si aprono,
e all’improvviso senti l’aria di un altro luogo, di un altro mese, di un’altra vita.
(Fabrizio Caramagna)

Destino …

Non so se esiste il destino o se è solo casualità ciò che ci capita nella vita, ma in questo momento voglio credere che il destino esista.

Ieri sera stavo guardando alcune foto su instragram e mi sono accorta di avere la notifica di un msg, ho cliccato ed ho riconosciuto subito il nome. Una mia conoscenza di più di trenta anni fa che mi  ha scritto “Il destino mi ha dato l’alloggio di servizio dove ho bei ricordi di un grande amico.”

Chi mi ha scritto si riferiva a tanti anni fa. A quando era un bimbo piccolissimo, il terzo figlio dei nostri vicini di casa,  con cui i miei avevano un bel rapporto di vicinato e amicizia. Praticamente l’ho visto nascere, ricordo ancora sua mamma incinta e quando, appena nato, lo riportarono a casa dall’ospedale. Era un cicciottino biondo bellissimo, ci affezionammo subito tutti a lui, in particolare mio papà, il suo  “grande amico”. L’alloggio di servizio, invece, era la nostra casa di allora che, ora, il destino ha voluto sia di quel bimbo, che sicuramente, ormai uomo con una famiglia tutta sua, è tornato in città.

Il bimbo passò molto tempo a casa nostra, ci giocavamo un po tutti, in particolare mio padre che comprò addirittura le costruzioni con cui farlo divertire, era il figlio maschio che non aveva avuto, potè abbandonare un pò le bambole con cui giocava insieme a me e mia sorella. Il piccolo voleva venire sempre da noi, abitavamo sullo stesso pianerottolo, per lui era una volata scappare da casa sua e suonare al nostro campanello. Cercava sempre mio padre o mia padre cercava lui, lo faceva giocare, gli leggeva delle storie e, crescendo, lo aiutò in qualche compito di scuola. Gli risentiva le tabelline,  storia, lo aiutava ad imparare le poesie a memoria. Spesso il bimbo cenava anche con noi, era diventato quasi un fratello più piccolo.

Poi, quando aveva circa nove anni, la sua famiglia si trasferì altrove e, pian piano, si diradarono anche i contatti. Mio papà, nel corso degli anni, si era  sempre  informato su di lui e fu molto contento quando seppe che il bimbo, ormai grande, aveva intrapreso la sua stessa carriera lavorativa. Le ultime notizie lo davano trasferito in un’altra città.

Mio papà è venuto a mancare ormai da vent’anni e, poichè era lui che teneva i contatti, da allora non ho più avuto notizie del bimbo. Onestamente non ho più pensato a lui, fino a ieri sera quando ho letto il suo messaggio su instragram. È stata un’emozione molto forte, primo per  l’ennesima conferma di che uomo meraviglioso sia stato mio padre e di quanti bei ricordi abbia lasciato in tante persone e poi, immediatamente, è tornata a farmi sorridere l’immagine di mio padre e del bimbo che sorridenti, seduti in mezzo alle costruzioni, giocavano insieme.

Essendo giorni che penso spesso a mio padre, dicendomi quanto lo vorrei vicino perchè i suoi consigli sono sempre stati preziosi ed in questo momento ne avrei proprio bisogno, voglio leggere tutto ciò come un segno del destino che ha cercato di dirmi qualcosa, non mi resta che capire cosa.

Donne contro …

Ieri, su fb, mi sono trovata ad assistere ad un episodio veramente spiacevole, che mi ha lasciato una serie di sensazioni negative al punto che questa notte non riuscivo a non pensarci e quindi nemmeno a prendere sonno.

In un gruppo ho assistito ad un “pestaggio” virtuale. Quasi tutte donne che si sono scagliate contro un’altra donna, tirando fuori una cattiveria che credo non potrei avere nemmeno nei confronti del mio peggior nemico.

L’hanno ridicolizzata e aggredita dando sfogo ad un astio inopportuno e inopinato rispetto alla situazione.

Forse donne che non sono in pace con loro stesse e nemmeno con il mondo, ma, purtroppo, sono state il classico esempio di utenti che, sovente, trovano voce nei social.

Hanno inveito senza nemmeno cercare di capire cosa questa donna volesse dire con il suo post, perchè si è nato tutto da un post che lei ha pubblicato.

Aveva messo un’immagine sicuramente discutibile, ma aveva anche aggiunto un intervento in cui diceva che aveva seri dubbi su quanto scritto nell’immagine. Forse non sarà stata precisa nell’esprimersi? Personalmente io l’ho inteso che non approvava e lo sforzo da fare per capirlo è stato minimo.

Probabilmente nessuna delle donne in questione si è preoccupata di leggere la frase che accompagnava l’immagine, ma si sono subito sentite offese da quest’ultima, hanno mandato al diavolo le buone maniere e si sono comportate ne più, ne meno come “gli uomini brutali quelli che cercano solo il sesso” (il motivo della discussione), in tutto il caos i commenti degli uomini erano tutti decisamente più scherzosi, avevano capito il senso del post.

Sono stupita di quanto le donne,  che lamentano spesso la scarsa sensibilità e comprensione degli uomini, possano arrivare, loro stesse, a tale mancanza proprio nei confronti di una di loro.

A poco è servito il tentativo di un’altra utente affinchè tutti leggessero il post per intero … ormai il film era partito.

“Questo è il bello dell’anarchia di Internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza”
Umberto Eco

“Oggi cucino io!”

“Si vabbè!” La mia risposta all’affermazione di mio figlio.

Dopodichè, mentre mio figlio mi diceva “Quando torni devi insegnarmi a fare le tagliatelle” sono uscita di casa per affrontare una mattina impegnativa.

Alle una ero ancora in macchina e lungi da me era il pensiero del pranzo e dell’insegnare a mio figlio a fare le taglietelle, anche perchè avrei bisogno di imparare anch’io.

Una delle cose che, però, ho cercato di trasmettere ai miei figli è l’arte di arraggiarsi. Se il frigo è pieno, qualcosa da preparare per pranzo, cena o merenda si trova sempre, quindi mio figlio di fame non sarebbe morto.

Alle due, rientrando a casa, ho ho dovuto prendere coscienza  di potermi ritirare su un eremo. Perlomeno ai pasti, non c’è più bisogno di me.

Ho trovato, in tavola, un bel piatto di fettuccine all’Alfredo (non so con precisione quale sia il condimento), ma l’aspetto era invitante.

Mannaggia alla dieta, mi son dovuta limitare ad apprezzarne l’aspetto, ma il papà mi ha confermato che erano buone.

Non so se ha vinto l’arte di arrangiarsi o il fatto che la strada per l’indipendenza passa anche per lo stomaco, ma il figliolo di fame non è morto e io ho fatto un ulteriore passo avanti verso la mia indipendenza.

“I tempi duri non durano mai, ma le persone toste sì!”
(Robert Schuller)

È finita … finalmente

Ed anche la terza maturità (4 con la mia)  della mia vita si è conclusa. 

Dopo aver passato buona parte della mattina al pianoforte, probabilmente per vincere l’ansia, il più piccolo dei miei ragazzi è andato a sostenere l’esame orale, “Com’è andata?” “L’ho zittiti tutti!”, questo mi fa ben sperare, chiudendo così il cerchio delle scuole superiori nella mia famiglia.

Fare tre volte le elementari, tre le medie e tre le scuole superiori sono oltre trent’ anni di storia, geografia, fisica, matematica, italiano, disegno ecc, ecc. Trent’anni che tutte queste materie, quando più, quando meno, sono andate e venute nella mia mente. Trent’anni che si da la caccia al libro o al quaderno se non addirittura allo zaino o all’abbonamento dell’autobus “Mamma hai visto il mio libro di storia?” “Mamma mi hai spostato il quaderno di italiano?”. Trent’anni spesi a far capire ai ragazzi che lo studio, al di là di quelle che saranno le loro scelte lavorative o di vita, è importante perchè avere una testa pensante e saperla usare rende liberi. Trent’anni spesi a insegnargli il rispetto nei confronti dei professori, bidelli, compagni, anche di quei professori che forse non lo avrebbero meritato, ma il compito di un genitore è calmare le acque e non agitarle.

Finalmente oggi, dopo trent’anni (chissà me la daranno la pensione?), posso dire basta, staccare la spina e rilassarmi, lo so saranno solo 5 minuti di relax, ma voglio prendermeli tutti.
Cinque minuti per dimenticare, si fa per dire, Dante e Beatrice, Renzo e Lucia, il triangolo di Tartaglia, equazioni, funzioni, tangenti, meiosi, mitosi, il registro elettronico, i voti, le giustificazioni, le scuse ed anche alcuni professori che per nulla onorano la scuola italiana – poi mi prenderò del tempo per ringraziare quegli insegnanti che ogni giorno hanno onorato e onorano la loro professione.

Finalmente è finito il tempo del dire “Hai studiato?” “Ti sei preparato per il compito?” “Veloce che perdi l’autobus!”, delle file interminabili per parlare con i prof, la cosa che ho odiato di più in tutti questi anni, in particolare quando avanti a  me trovavo il genitore che monopolizzava anche il mio tempo, delle chat chilometriche con i genitori, che non hanno mai portato ad un nulla di fatto, ma solo ad una valanga di
notifiche.

Per quanto questa conclusione sia stata incerta e bislacca, vi assicuro non solo per colpa del Covid – la scuola spesso ci mette del suo per essere incomprensibile tanto agli alunni quanto ai genitori (immagino anche ai professori) -, finalmente è arrivata ed io sono felice, felice, felice.

Nuovo giro di boa e via verso altre mete e orizzonti.

Inizia il mio ruolo di mamma che aiuterà il piccolo a lasciare il nido per vivere lontano da casa la sua nuova avventura di studente universitario, che sarà completamente una sua responsabilità, e, subito dopo, mi metterò in moto con alcuni progetti che ho in mente per sfruttare al meglio il tempo che, dopo anni, tornerà ad essere completamente miooo!

anche per me!

Che chat!

Proseguo con la serie del “Che … “, ma gli astri continuano a burlarsi di me. Ieri sera dopo qualche anno che non utilizzavo la chat di facebook, chissà per quale scherzo del destino, macchè destino,  forse per il mio buon cuore o per la stronzetta che è in me, mi sono ritrovata coinvolta in una chat che è andata dallo sconcertante, all’allucinante con tratti sparsi di esilarante.

La storia in realtà è cominciata due sere fa. Un tipo mi ha attirata nella chat di Fb, ed io ci sono cascata con tutte le scarpe, utilizzando una frase che avevo condiviso in un gruppo in cui mi ha invitata una mia amica. Abbiamo scambiato poche parole, ma quando il tipo mi ha salutata con un “Buona notte farfallina svolazzante” ho pensato  “Questo è fuori” e mi sono data dell’imbecille per aver risposto. Anche perché, già nel gruppo, leggendo i post che pubblicava avevo avuto l’impressione che qualcosa non andasse, sicuramente la mia prima sensazione era stata che il soggetto fosse molto autocentrato.

Poichè all’imbecillità non c’è mai fine ieri sera ci sono cascata di nuovo e sempre con lo stesso tipo, veramente ci sono voluta cascare, dovevo capire fino a che punto può arrivare l’idiozia.

Mentre chiacchieravo su whatsapp con una mia amica, quella dell’invito nel gruppo, mi appare la notifica di messenger in cui lui mi chiedeva se c’ero. “Assolutamente no” ho pensato e ho continuato a farmi i fatti miei, anzi ho anche messo in guardia la mia amica sul tipo in questione. Dopo un po’ un’altra notifica, al che penso  “Vabbè gli rispondo e lo liquido velocemente”. Non l’avessi mai fatto! È iniziata la chat più assurda della mia vita. Più di una volta mi  sono ritrovata a non sapere cosa rispondergli. Cercavo di copiare quello che mi scriveva per far ridere la mia amica, ma in quella maledetta chat di facebook quando selezioni appaiono le emoticon immediate da inviare, una volta, non volendo, mi è partito un cuore “nooo aiuto ora non me lo spiccico più di dosso”, una volta il pollice verso mi ha  subito chiesto spiegazioni sul perché non condividessi il suo pensiero “No scusa è stato solo un errore, o quasi!” quando mi è partita la faccina che s’ammazza dal ridere “Ti sono antipatico?” “Ehm nooo, ma scherzi tu antipatico come un sasso in una scarpa? Ma nooo!”. Ogni tanto tra una farneticazione e l’altra lo fermavo con una scusa, durante la chat mi hanno telefonato tutti e tre i miei figli, Quarantenastyle, mia sorella e mia mamma, quest’ultima direttamente dall’aldilà “Ma ricevi sempre così tante telefonate?” “Eh si scusami, ma il mio telefono è un centralino”, mi sono alzata a bere almeno 5 volte, sperando che rinunciasse, ma non riuscivo ad essere io la cattiva che diceva “basta non ne posso più!” ad uno che cercava di aprire un varco impossibile a suon di versi.

“Quando l’uccellino si posa sulla farfallina non ti piace? Vuoi un rude condottiero o un poeta che ti apre nuovi varchi. Il poeta è lungimirante e fa luce nelle segrete stanze”

e poi dovevo far ridere la mia amica, la mia mission, quindi l’ho lasciato poetare, solo ogni tanto aprivo la chat e rispondevo con un monosillabo.

Ma ad un certo punto la chat ha preso una piega decisamente osè e per poco mi faccio la pipì addosso dal ridere, in realtà anche per tutta l’acqua bevuta nel frattempo.

” Allora bisogna soltanto vedersi per vedere se ci saranno dolci primavere. Dove al solo sguardo, tutto sgorga in maniera ineluttabile. E al solo sguardo tutto zampilla quando scocca la scintilla.”

Tutto questo sgorgare e zampillare al primo sguardo, m’ha fatto pensare ad uno che  soffre di eiaculazione precoce, ma magari mi sbaglio e sono solo poco poetica.

“Ma che minchia ti è preso che vai scrivendo?” questa la mia amica, sicula,  quando le ho incollato la chat sopra, appena zampillata.

“Prendila con ironia in fin dei conti è solo poesia.” Il tipo alle mie faccine perplesse

Ad un certo punto ho anche pensato di chattare direttamente con un “bifidus attivo”,  uno di quei milioni che facevano tanto bene all’intestino della Marcuzzi

“Se la farfallina ha voglia di volare, volermo insieme, fa bene anche per la flora intestinale. Diventeremo batteriologicamente puri, che ne dici mi contraddici?

“Io contraddire te? Sia mai!”

“Io sfarfallo te tu sorseggi me, poi ci sorseggeremo insieme, non è arte è natura!” Scrive il tipo

“Eccerto  non è  arte, ma nemmeno natura e tantomeno poesia  è che mi sembri proprio sfarfallato!”

“A mali estremi, estremi rimedi”

Prima di accettare l’invito avrei dovuto controllare la finalità del gruppo che, oltretutto, con il nome del gruppo non c’azzecca proprio nulla.

“A volte occorre conoscersi  proprio per non incontrarsi”  (Libera-mente)

Per chiudere il cerchio dello sfarfallamento vi dedico anche una canzone …

Ovviamente il primo che nei commenti scriverà farfallina sarà bannato l’articolo è già farfalloso di suo 😁

L’immagine in evidenza “Farfalla” di Andy Warhol

Che compleanno …

per fortuna ne sono uscita viva!

Ieri sera in famiglia si è festeggiato un compleanno.

Il mio caro maritino, che tanto ino nemmeno è, ha compiuto gli anni.

Temo, però, che ieri sopra il cielo di casa mia ci sia stata una qualche congiunzione astrale poco propizia, o, fatto molto più probabile, che questa congiunzione sia li da qualche mese, perchè altrimenti non so come spiegarmi il gran caos che è uscito fuori dal festeggiamento di ieri sera, ma anche dall’ultimo periodo della mia vita.

Ero partita dal mattino con tante buone intenzioni per organizzare una festa a sorpresa, pensando, pure, di andare contro  legge ed organizzare un bell’assembramento, anche se, in casa mia, con noi congiunti stretti e pochi congiunti prossimi  l’assembramento è già compiuto.

Mentalmente, nell’organizzare, avevo preparato anche una bella cena, con dolce finale, candeline e spumante, dico mentalmente, perchè una serie di sventure nel corso della giornata mi hanno costretta ad ordinare sia la cena che il dolce, alla fine di mio c’è stata solo la tovaglia, se non altro stirata a dovere.

Quindi già prima della cena di sventure ne avevo accumulate un pò, ma evidentemente agli astri, o alla sorte, o a non so chi, non erano bastate e arrivati quasi all’ora della festa è entrato in casa mio figlio, quello (forse) ancora sposato, il forse pare sia colpa del lockdown, ma questa è un’altra storia, agitatissimo, anzi incazzato nero, che discuteva al telefono con la suocera. Ho cercato, invano, di calmarlo a gesti, ma senza fortuna. Sarebbe dovuto  andare a ritirare la cena che avevo ordinato,  al dolce per fortuna avevo pensato io, ma  la telefonata non era per finire entro breve. Mio figlio era un fiume in piena, evito di pensare ai danni che avrà fatto l’inondazione, temo li valuteremo presto. Mi serviva, quindi, una soluzione diversa, al che mi sono vista costretta a telefonare a mio marito e chiedergli  se, ritornando dal lavoro, poteva passare a ritirare la cena e pagarla pure, mandando, così, a monte la sorpresa. Ovviamente, il poveretto non si è potuto rifiutare, deve aver capito che più che una richiesta era un ordine. Arrivato a casa il festeggiato gravato da pacchetti, valigetta e stanchezza, l’ho liberato dei pesi e, senza nemmeno dargli il tempo di parlare, l’ho spintonato nello studio dove si stava consumando la tragedia con il figliolo, che ancora discuteva al telefono, affinché provasse lui a tranquillizzarlo. Per fortuna c’è riuscito.

Finalmente, calmate le acque, concesso al marito il tempo di riprendersi e rilassarsi un pò ci siam seduti tutti a tavola per iniziare la cena. Non appena il festeggiato ha esordito chiedendo “Com’è andata la giornata?” … aiuto!

Ha iniziato l’altro figlio,  fino a quel momento apparentemente calmo, nel dire in maniera molto concitata che voleva denunciare un prof con cui la mattina aveva avuto una discussione in chat. Apriti cielo è scoppiata una guerra con due eserciti che si contendevano l’ultima parola: uno quello di mio marito che, anche se era l’unico soldato, con il suo tono perentorio faceva per 10  “ti pare denunci il prof?” ecc, ecc, e l’altro quello dei ragazzi, sempre solidali a prescindere, “Sì va denunciato basta angherie!” una battaglia combattuta da tutti con impegno, in cui, non ho capito come, è riuscito ad intromettersi  via telefono e in vivavoce anche l’altro figlio, quello che vive lontano, nel suo ruolo di avvocato del diavolo, ma c’era un tale casino che non ho più capito nemmeno il diavolo dove fosse, forse era a fare i coperchi alle pentole perchè anche lui non ne poteva più di  tutto quel caos.

Mentre le parole volavano e si scontravano ho guardato a lungo le birre fresche sul tavolo pensando potessero essere la soluzione per non sentirli più, ma, non essendo una bevitrice, non era il momento giusto per cominciare, quindi, ho sopportato il tutto senza intromettermi.

Siamo, comunque, riusciti ad arrivare al momento del dolce, a cui avevo invitato gli altri congiunti prossimi, quindi l’assembramento era ormai completo, ma poteva andare bene? Ovvio che no. Nel tentativo di sdrammatizzare i toni della serata ho tentato, con un pò di spiritosaggine da parte mia, di tirar fuori il dolce dalla scatola con maestria e dopo aver cercato di tenerlo in equilibrio, invano, su un sollevatorte ne ho spiaccicato metà sulla tovaglia, tanto con il covid in giro le candeline non si potevano nemmeno mettere e tantomeno spegnere (parola di “Precisetti” vedere tra i vecchi articoli) …

Non ci è rimasto che stappare lo spumante, per fortuna senza rilevare feriti o altro, e brindare alla famiglia squinternata che riusciamo ad essere quando gli astri bisticciano tra loro e al fatto che festeggiare  in tanti, nonostante tutto, è bellissimo, ma, nella stessa misura in cui,  sarebbe bellissimo scappare a gambe levate a festeggiare il compleanno su un’isola deserta in stile Robinson Crusoe

Auguri maritino giuro che il prossimo compleanno, per il mio e il tuo bene, sarà migliore … non lo festeggeremo … off course!

“Famiglia. Il luogo dove siamo trattati meglio e dove si brontola di più”. (John Garland Pollard)

Tratto da una storia “quasi” vera 😁

In attesa di quel raggio di sole …

Il cielo, questa mattina, è cupo come lo sono io. E’ stato dipinto in tutte le sfumature del grigio. In alcuni tratti più chiaro, in altri più scuro, macchie che si alternano da est ad ovest per creare un movimento che non c’è, tutto sembra immobile, quasi irrisolvibile.

Il paesaggio riflette tutti quei grigi ed ora comandano sugli altri colori, che si sono nascosti, si son presi una pausa. Forse sono stanchi anche loro.

Un lampo, ad un tratto, squarcia il cielo ed accende tutto, regalandomi un’istantanea di grigi brillanti, ma è giusto un lampo, rivoli di pioggia cominciano a scorrere sull’immagine rimescolando tutto, dando vita ad un nuovo dipinto, ma più indefinito.

Osservo … in attesa di quel raggio di sole che possa risolvere tutto.

Ringrazio per l’immagine la mia cara “sister” che ha capito subito cosa volessi.