Quella volta che … part two (che fa tanto figo)

È cosa nota e universalmente conosciuta che due amiche che si vedono raramente , quando si incontrano per una vacanza , la vacanza stessa sarà indimenticabile.

È così è stato . Cinque giornate intense, trascorse all’insegna della spensieratezza, lontano dalle difficoltà della quotidianità. Cinque giornate dedicate al sano e puro divertimento. Cinque giornate alla Super Mario Bross (cit), con la partecipazione straordinaria di uno dei miei indiani che ancor oggi ricorda con piacere quelle giornate indimenticabili.

Perugia, Assisi, Gubbio, Spoleto, Norcia , Corciano, la scalata di Roccaporena, le piade, i cojoni di mulo e quelli de’ mi’ nonno, le risate, le chiacchierate , le abbuffate, la metropolitana sospesa, le scale mobili, la torta al formaggio, le colazioni in terrazza, la casa dei Baglioni, la torta al testo alla Cibottola, le nuotate in piscina, le partite a carte ed il favoloso RAFTING sul fiume Corno. 😁

Rafting. Quando Libera-mente me lo propose pensai che fosse leggermente fuori di testa (un po’ lo è, altrimenti non saremmo state amiche 😁). Ho sempre creduto che il rafting fosse qualcosa per capitani coraggiosi, per gente abituata a divertirsi a bordo di blue tornado e space vertigo e non per gente come me, che prima di salire sulla ruota panoramica si affida a tutti i Santi del Paradiso.

Eppure, quasi senza rendermene conto, mi son ritrovata al suo fianco con in mano una pagaia, alle spalle dieci minuti di lezione e addosso una muta in neoprene che neppure Naomi Campbell ai tempi d’oro avrebbe osato indossare.

Il resto è puro divertimento, documentato da decine di fotografie e videoregistrazioni: il salto sugli scogli , il gommone ingovernabile, le cadute nell’acqua corrente, le corde per non cadere nei punti critici, la rassegnazione dell’istruttore, le nuotate, ma soprattutto … il salto della cascata. Si agevoli il filmato, pliiiiis ❤️

P.s. Certo, lo sappiamo , ad un certo punto il filmato si blocca , ma da perfette Naomi mancate, col cavolo che postiamo i nostri cosciotti avvolti come salami sul blog !

Ricordo di sapori perduti …

Oggi delle semplici zucchine hanno avuto il potere di trasportarmi in un viaggio tra i ricordi e i sapori perduti. Ero intenta a farle a rondelle che mi è tornato in mente quando le preparava mia mamma, fresche appena colte dall’orto, e mia nonna che le diceva “Te cucinale pure, ma io non le mangio, mi fanno sentire freddo”.

Il freddo che sentiva mia nonna, in realtà era il ricordo di quando cucinava zucchine in tutti i modi per sfamare i suoi figli, non erano una famiglia benestante, lei era vedova ed aveva sei figli da crescere, le zucchine, in estate, insieme alle patate andavano alla grande, così raccontava lei. Ad un certo punto, quando la situazione migliorò, disse “basta zucchine” ed ogni volta che le venivano proposte “No grazie, mi fanno sentire freddo”, però non disse mai basta alle patate. Queste ultime in casa di mia nonna sono sempre state il piatto per eccellenza. Capitava spesso che con i miei cugini (oltre 11 monelli quasi tutti coetanei) ci trovavamo insieme a casa sua e lei in un batter d’occhio, se non c’erano i maritozzi con la Nutella, ci allestiva merende a base di patatine fritte (i dietologi infantili oggi griderebbero all’orrore). Le più buone che ricordo di aver mangiato. Quelle del Mac Donald o qualunque friggitoria “non si avvicinano nemmeno lontanamente alle patatine che friggeva la nonna”, parola di “cugini uniti”. Erano inimitabili, si! Avevano il sapore della felicità, dei giochi, del chiasso e dell’allegria. Gliele rubavamo man mano che friggeva e lei divertita, nella sua immensa cucina, ci inseguiva intorno alla tavola fingendo di volerle riprendere.

Tornando alle zucchine, benchè mia nonna non le mangiasse, quelle di mia mamma avevano il loro perchè. Che le facesse fritte o in padella con aglio e rosmarino o ripiene di carne erano sempre super e per quanto io mi possa adoperare a mettere in pratica i suoi suggerimenti, per il mio palato, i miei piatti a base di zucchine non sono mai all’altezza di quelli che preparava lei. Quando poi li assaggio, quasi, quasi fanno sentir freddo anche a me.

Mia mamma era una maestra nel cucinare qualsiasi cosa, lo faceva con passione. Quando voglio replicare qualche suo piatto cerco di rivederla in cucina mentre li prepara, e provo a rifare i suoi stessi passaggi, difficilmente sono soddisfatta del risultato. Nonostante ricevo complimenti dai commensali sento che il sapore non è lo stesso, si avvicina soltanto. Forse aveva qualche ingrediente magico o magico era il suo tocco.

Tra tutte le cose buone che preparava mia mamma, tra tutti i sapori perduti insieme a lei, ce n’è uno che non sono mai riuscita a replicare quello del “caffè-latte”, tanto semplice da fare ma tanto complicato da fare come il suo, che era perfetto! Era giusta la temperatura, il dosaggio del latte e del caffè e, poi, me lo versava in un bicchiere di vetro. Ho comprato la moka come ce l’aveva lei, lo stesso pentolino che usava lei per scaldare il latte e i bicchieri come i suoi, ma non sono mai riuscita a replicare lo stesso gusto, non riesco ad andarci nemmeno vicina. Per anni ho provato e riprovato a rifarlo, ma niente, ricetta ineguagliabile. Ogni tanto per consolarmi le telefonavo e le dicevo “Mami passo a prendere il caffè-latte da te” e la soddisfazione di berlo in sua compagnia era enorme. Solo dopo che lei, purtroppo, se n’è andata ho capito cosa avesse il suo caffè-latte in più del mio … l’aroma di coccole che, sicuramente, metteva di nascosto e quel sapore di casa natia che non si può dimenticare.

Ci sono momenti in cui una luce particolare ti avvolge
e i ricordi si aprono,
e all’improvviso senti l’aria di un altro luogo, di un altro mese, di un’altra vita.
(Fabrizio Caramagna)

Buon compleanno Meryl Streep

L’adoro, la mia attrice preferita in assoluto, mi piace come attrice e come donna, mi piace la sua duttilità nel muoversi tra ruoli drammatici e ruoli più divertenti, mi piace il suo essere bella ma non bellissima, mi piace il suo esseri easy, mi piace punto!

Direi che i motivi per cui mi piace sono sufficienti,  preferisco lasciare la parola alla sua intelligenza …

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti. Per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.

Hashtag

Ve lo ricordate, vero, quando si passavano le giornate hastaggando qualunque parola capitasse a tiro ?

#iorestoacasa #insiemecelafaremo #andratuttobene sono stati alcuni dei leitmotive che ci hanno accompagnato nel corso di questa surreale primavera trascorsa tra timori, ansie, gioie e rassegnazioni.

Ci incoraggiavamo a vicenda, ci spronavamo affinché si trovassero dei lati positivi che potessero sovrastare il dolore che ci circondava. Eravamo avvolti in un’aura oscura e per dissiparla ciascuno di noi aveva adottato differenti modalità, in una sorta di istinto di sopravvivenza.

Ma cosa ci ha insegnato tutto ciò ? Non parlo da un punto di vista pratico: igiene, prevenzione e distanziamento sono diventati una routine . Non mi riferisco neppure alle prestazioni culinarie, seppur notevoli .

Mi riferisco invece a qualcosa di più profondo, che coinvolge il lato umano di ciascuno di noi e che ci ha permesso di sentirci vicini seppur lontani.

”Diario di una quarantenne…ooops quarantena” nasce proprio con questo intento: avvicinarsi, condividere, supportarsi, confrontarsi e non solo tra me e la mia “compagna di scarpe” Libera-mente, ma anche con tutte le persone che in un modo o nell’altro abbiamo avuto il piacere di incrociare e con le quali stiamo piacevolmente interagendo .

“Diario di …” (Socia, un nome più corto pareva brutto ?) è stato e continua ad essere il nostro flash mob, meno plateale ma altrettanto funzionale . È la nostra finestra sul mondo, il nostro balcone, la nostra terrazza, non per essere viste da altri ma per vedere noi stesse il mondo che ci circonda attraverso innumerevoli punti di vista.

Vorrei quindi ringraziare i nostri nuovi amici. Non taggo nessuno, non serve, preferisco invece che i ringraziamenti cadano a pioggia raggiungendo un po’ tutti .

Lo so, lo so, oggi sono in modalità mielosa, a livelli quasi diabetici, ma tranquilli che da domani torno in modalità strunz 🤣🤣🤣🤣 altrimenti neppure la mia tribù mi riconosce più 😁

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia.
(Epicuro)

Il cappello dei desideri.

… e poi arriva il giro di boa, tu lo doppi senza nemmeno rendertene conto, troppo impegnata a star dietro alla tribù, ai genitori anziani, al lavoro, alla casa, ai problemi familiari, a Bin Laden, alla fame nel mondo, alle cavallette. Quando finalmente apri gli occhi ti rendi conto che nel giro di pochi anni la tua vita si è completamente stravolta, ha preso una piega differente e tu ne sei felice . Guardi il tuo metro biologico e conti le tacche, una due tre , trenta quaranta cinquanta e poi cinquantuno , cinquantadue cinquantatré, cinquantaquattro…

Cominci a fare il punto della situazione, riflettendo su ciò che la vita ti ha donato, su ciò che hai fatto e su ciò che ti sarebbe piaciuto fare e inizi ad accantonare i desideri irrealizzabili (pilotare un aereo, girare un film con Toretto, mangiare senza ingrassare ) e a tirar fuori dal cappello magico tutto ciò che potrebbe diventare realtà :

– visitare Canada e California

– ristabilire amicizie preziose

– prenderti realmente cura di te stessa

– trovare nuovi spunti per essere felice, nonostante tutto e tutti

– tornare sui banchi di scuola

Inizi quindi a lavorarci su, rimboccandoti le maniche, prendendo il toro per le corna, come si dice dalle mie parti.

Cent’anni fa il giro di boa rappresentava la fine di tutti i sogni . Oggi è un nuovo inizio .

Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso . (Nelson Mandela)

La mia Sindaca è differente .

Nel mio paesello di quindicimila anime ubicato in piena pianura padana, il Sindaco, anzi “la Sindaca”, è molto attenta alla problematica Covid-19.

Il numero di contagiati, grazie anche alla politica ferrea messa in atto dall’amministrazione comunale, non è stato particolarmente rilevante, considerando che si è attestato intorno allo 0,3% della popolazione.

Ora finalmente siamo nella fase “tana liberi tutti” (Cit.) e seppur con le dovute cautele possiamo tornare a vivere .

Cosa mi spinge pertanto a scrivere questo articolo ?

L’incoscienza della nostra Sindaca. Si, proprio quella Sindaca per la quale un attimo fa ho tessuto le lodi!

L’amministrazione comunale ha infatti deciso di procedere ad una nuova distribuzione gratuita di mascherine, due per famiglia… convocando la popolazione in piazza!

Certo, non tutti insieme appassionatamente, ma in quattro scaglioni. Ora, non sono un matematico, ma i conti son presto fatti . Ovviamente per evitare che i soliti furbetti se ne approfittino, sarà necessario presentarsi muniti di tessera sanitaria e la consegna avverrà previa verifica e registrazione .

Come rimpiango i giorni della quarantena , quando i volontari suonavano i campanelli, mettevano le mascherine nella cassetta delle lettere e scappavano via… Sembrava quasi di essere tornati bambini !

P.s. Questa mattina, dovendo scegliere tra l’assembramento in piazza e quello al supermercato, ho scelto il secondo. Se non altro potrò tornare a impastare come se non ci fosse un domani . E le mascherine ? La domanda sta calando, i supermercati ne sono pieni e i costi più che accessibili. Personalmente non ritengo indispensabile fare lunghe code sotto il sole per ritirare il proprio pacchetto regalo .

“Mamma vieni a fare un giro?”

… e poi succede che il figlio ormai trentenne ti invita a fare un giro e, anche se sei stanchissima perchè hai passato la giornata a lucidare la casa, stirare, cucinare come se non ci fosse un domani, sai di non poter dire di no.

Velocemente ti agghindi per non sembrare proprio uno spaventapasseri e nel giro di due minuti il tuo culone è sul sedile del passeggero, il motore romba e il giro ha inizio.

È un giro senza parole quello a cui sono stata invitata, mio figlio ha solo voglia  di guidare e ascoltare musica e io di fargli compagnia e ascoltare la sua musica.

Insieme ci troviamo,  siamo due tipi piuttosto silenziosi che si capiscono anche dai silenzi.

È molto bello sfrecciare per la campagna umbra a ritmo di bellissime canzoni, passare in mezzo ai paesini che sono l’orgoglio della nostra regione sia per la loro bellezza, sia per come vengono valorizzati da chi li vive, ma l’emozione grande è arrivare al lago al tramonto. Puntata la telecamera del cellulare sul panorama che abbiamo di fronte, immersi nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, ci sediamo in prima fila e non perdiamo nemmeno un minuto dello spettacolo che ci viene regalato.

Nel periodo tempestoso che vivo ultimamente il “giro” con mio figlio è stato un momento magico e oggi mi è venuta voglia di esprimere in qualche modo la magia che ho sentito.

Ho pensato di unire due momenti del nostro “giro” che mi sono rimasti dentro … una canzone che non avevo mai ascoltato e che, per ora, non riesco a togliere dalla testa e l’altro …  è inutile ve lo dica

“Non c’è niente di più musicale che un tramonto.
(Claude Debussy)

La torta perfetta

A giorni uno dei miei indiani compirà gli anni e nonostante sia arrivato alla terza decade e risieda altrove con la sua compagna, la festa di compleanno (quasi) a sorpresa non mancherà .

So già che trascorrerò due giorni in cucina, organizzando tutto fin nei minimi dettagli ma per la torta di compleanno preferisco rivolgermi ad un professionista , come ho sempre fatto con tutta la tribù .

Tipologia, gusto e guarnizioni sono già stati stabiliti , manca solo la scritta decorativa e qui arriva la parte più difficile : cosa scrivere che non sia la solita banalità ?

Dopo averne parlato per ore (ok, dieci minuti) con gli altri indiani ho deciso di affidarmi a Google .

Di frasi “pronte”, d’effetto, non banali, carine, brevi e adatte a lui, a noi, agli amici , all’occasione, al giorno, all’umore e all’evento non ne ho trovate . In compenso ho trovato una carrellata di torte che aiuta a comprendere il motivo per cui è cosa buona e giusta che le pasticcerie esistano ! Buona visione 😁

.. che buona torta… proprio come solo mamma sapeva comprare!
(Stuart Pankin)

Namaste’

“L’ottimismo è il profumo della vita”. Tonino Guerra non aveva dubbi e lo ripeteva ogni giorno, entrando nelle nostre case e nella nostra mente in punta di piedi , con una sorta di tormentone che ancora oggi viene citato con affetto anche dai più giovani.

In questi cento giorni di quarantena ho cercato di seguire il suo consiglio, mantenendomi serena e guardando al futuro con ottimismo nonostante risieda in piena Lombardia ad un tiro di schioppo dalle primissime “zone rosse” .

Le notizie contrastanti che giungevano stavano rischiando di trascinarmi in un vortice dal quale sarebbe stato difficile uscirne.

È per questo che in un momento così delicato ho cercato mille escamotage pur di non passare ore ed ore davanti alla tv, tra un telegiornale, una diretta o uno speciale della D’Urso.

Complice il corso di yoga iniziato lo scorso autunno e sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, ho iniziato a seguire su YouTube “la scimmia yoga”. Fin dalle prime lezioni Sara Bigatti mi ha conquistata con la sua semplicità riuscendo a trasmettermi la vera essenza dello yoga , che va ben oltre la disciplina fisica .

La mia prima volta in Shavasana non è stata una passeggiata . Mantenere l’immobilita’ assoluta anche solo per dieci minuti consecutivi non è così facile . Viviamo in un’epoca frenetica e rimanere sdraiati a terra, su un tappetino, ci sembra quasi di portar via tempo a mille altre attività : c’è da lavare, stirare, cucinare, leggere, parlare, vivere. Ero presa dai sensi di colpa : la mia tribù (adulta!) sta aspettando che torni a casa per cenare ed io son qui, sdraiata su un tappetino e quasi quasi mi addormento .

Ma col passare del tempo ho compreso quanto sia importante entrare in contatto con se stessi, concentrandosi sul proprio respiro, sul proprio corpo, sulle sensazioni del momento , accantonando qualunque altro pensiero.

Il lavoro, i figli, la casa… tutto passa in secondo piano, anche solo per dieci minuti . Dieci minuti di intenso relax che ricaricano il corpo ma soprattutto l’anima .

Namaste’ 🙏

Lasciarsi andare è l’asana più difficile (Anonimo).

A-ri-Namaste’

La tribù dei piedi zozzi.

Amo la mia tribù😍

Quando i miei figli erano piccoli mia madre li chiamava “la tribù dei piedi zozzi”, il motivo mi pare ovvio e non ha nulla a che vedere con le mie qualità genitoriali . La routine serale, come potete immaginare, era particolarmente complessa e prevedeva un lavaggio collettivo nella vasca da bagno, il che mi permetteva di ottimizzare i tempi e di tenerli sott’occhio evitando che si affogassero a vicenda.

Il colore dell’acqua, dopo un primo ammollo, era la cartina di tornasole della loro felicità: più la tinta si accostava al marrone più la loro giornata era stata intensa .

Ora sono adulti. Quando si lavano , quando escono, dove vanno , cosa fanno … non è più affar mio anche se come genitore tengo sempre gli occhi aperti, pronta ad aiutare qualora me lo chiedessero.

“Geronimo”, il più grande della tribù , ha levato le tende ad inizio quarantena per andare a vivere in pianta stabile con la sua “squaw” ed io da quel giorno vivo sentimenti contrastanti : da un lato mi manca la routine pranzo/cena/chiacchierate/incazzature, dall’altro tiro un sospiro di sollievo perché ho un po’ più di tempo da dedicare a me stessa (ed è giusto che sia così).

Tutto questo incipit per arrivare alla chat di oggi, con la mia amica, compagna di scarpe e di blog “Liberamente”, anche lei tre volte mamma .

Grazie Liberamente, che mi hai aiutata a togliermi i sensi di colpa 😁, ora possiamo tornare a cazzeggiare 😁

“Un bambino diventa adulto quando si rende conto che non ha diritto solo ad aver ragione ma anche ad aver torto.”