Perse nell’eros

Momentaneamente assenti, torneremo presto a trastullarci sul blog, sia perchè ci mancate, sia perchè dovremo affrontare il prossimo lockdown di cui si inizia ad avere un certo sentore e cosa c’è di meglio di scrivere per affrontare le proprie paure?

Al momento siamo entrambe impegnatissime a far lavorare la nostra fantasia, è più di un mese ormai che sto trasformando un personaggio da tranquillo professore ad assassino feroce o investigatore scaltro. In base al mio umore cambia la sua personalità e di conseguenza tutta la storia, ma ne uscirò fuori, al più lo ammazzo io.

Non migliore sorte è toccata a Quarantenastyle, costretta dal nostro insegnante a lanciarsi in un mini racconto erotico. Ha tentato invano di fare uno scambio con il fantasy o il romanzo storico, ma l’insegnante è stato perentorio “Quarantena è ammesso tutto sadomaso, bondage, sesso estremo, ma no scambisti, perciò tieniti il tuo stile erotico e piantala”. Ora la poveretta è li che tra glutei sodi e seni turgidi cerca, con imbarazzo, di cavare un ragno dal buco, lo so lo so detta così può suonare strana … ma non pensate subito male, intendo proprio il modo di dire “ragno dal buco”

Ha chiesto aiuto anche a me, la scusa sarebbe stata ottima per leggere tutte le sfumature dell’arcobaleno, ma niente non ce l’ho fatta, la cosa più erotica che ho potuto suggerirle la ricetta del cazzimperio accompagnato dalla degustazione di un Passerina fresco, vino dal gusto leggermente evocativo, non mi ha mandato a vaffa, ma quasi.

Basta chiacchiere … come state amici? Ci mancate e speriamo che presto riusciremo a metterci in paro con le vostre storie e proporvene di nostre, nel frattempo vi salutiamo affettuosamente.

E anche se nessuno ci ha cercate a “Chi l’ha visto” vi amiamo lo stesso … sapevatelo

Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare, per imparare come farlo.
(Pablo Picasso)

Autunno

È arrivato è nell’aria.

Qualche nuvola copre il cielo, l’odore della pioggia è vicino, l’aria è più mite e le giornate più corte.

Ed io sono qui, prontissima, a dare il benvenuto all’autunno, ai suoi caldi colori, ai frutti e alle bacche, al  piumone che tra un pò servirà, al tè caldo e alle torte nel forno.

Un benvenuto alla stagione che, dopo  l’esuberanza dell’estate, arriva a riportare un pò di quiete e una dolce malinconia.

Autunno

Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.

Emily Dickinson

Si parte … non si parte

Grande dilemma questi giorni in casa mia.

Il 2 settembre dovremmo partire per la Sardegna, io non voglio partire, ho paura, mio marito vuol partire perchè “sul covid in Sardegna  stanno esagerando”. Se non ricordo male Briatore diceva, addirittura, che il covid non c’era. Ed ora, invece,  gli toccherà un lockdown nella casa della Santanchè; due, anzi, tre disgrazie in una botta sola: il covid, il lockdown, la Santanchè.

“La nostra è una vacanza sicura” tuona mio marito. In effetti potrebbe esserlo andremmo a casa di amici e loro stanno bene “ma non vorrei essere io a portargli il covid” ribatto io, pensando che a 3 km da casa mia potrebbe esserci una potenziale zona rossa (800 persone in lista), di cui tutta la città parla, ma di cui ufficialmente non si sa nulla.

“E poi, con il Billionaire chiuso che andiamo a fare in Sardegna? Non possiamo nemmeno andarci a prendere un aperitivo 😁”

“Sai bene che noi al Bilionaire  potremmo prendere solo il Covid”

“Vabbè io non vengo ho paura. Perchè se posso evitare debbo andare a rischiare?”

“Ho prenotato la cabina ci chiudiamo dentro e non avviciniamo nessuno” “Seee l’unico modo di viaggiare sicuro è andare a nuoto! Io non vengo punto”

“Sei esagerata! I nostri amici ci aspettano” “Parti da solo io non vengo e se torni positivo fatti ospitare dalla Santanchè”

Si partirà, anzi … partirà?

“Sei in vacanza quando la vacanza è dentro di te” (Liberamente)

In partenza

La valigia grigia con le righe azzurre guarda attonita gli oggetti accatastati sulla scrivania della mia camera da letto: la camicetta blu e quella grigia, il maglioncino di cotone bianco che non si sa mai dovesse arrivare di colpo l’inverno, i pantaloni di cotone beige ed i jeans blu indispensabili per nascondere eventuali macchie da Big Mac e poi calze, biancheria intima, ciabatte e camicia da notte.

La osservo con occhio compassionevole, la sua linea minuta mi fa temere il peggio ma io non desisto e rincaro la dose: piastra per capelli, giacchetta leggera color salmone, scarpe da ginnastica nuove di pacca che coi sandali da viaggio non è che possa scalare l’Everest, beauty case neppure troppo minimal e l’indispensabile spray anti zanzare.

A noi due, piccola grande amica. Su, coraggio, spalanca le tue fauci, insieme ce la faremo 🤣🤣🤣

Grazie …

A chi continua a gridare al complotto, in particolare sui social, dove ancora si continua a leggere di tutto e di più sull’inesistenza del covid.

A chi, per un anno, non ha potuto rinunciare alla vacanza sia in Italia che all’estero rientrando positivo. In particolare ringraziano i familiari ora in quarantena o contagiati.

A quei politici che, noncuranti della salute pubblica, continuano a dire “La mascherina non serve. Il covid non esiste”. Spero che, se non il virus, almeno le prossime elezioni vi spazzino via, comunque grazie anche a voi.

Grazie a chi non ne vuol sapere di evitare gli assembramenti e non si cura di usare la mascherina o la distanza sociale: aperitivi, balli, passeggio in vie affollatissime. In particolare vi ringraziano anche coloro che lottano contro il virus, gli angeli, li ricordate? Oltre vedersi tagliare le ferie, perchè negli ospedali lo stato di emergenza non è mai finito, mentre noi ci lamentiamo del caldo, continuano a lavorare coperti di tutto punto, ma solo perchè si sentono fighi, non per il covid perchè pare che non esista.

Anche oggi 481 nuovi positivi, che si aggiungono a quelli di ieri, dell’altro ieri, dell’altro ieri ancora. Facendo 2 conti con i dati del Corriere della Sera, dal primo agosto ad oggi siamo a 3.881 contagiati in più in 13 giorni, ma il Covid non esiste ed anche questi ultimi dati fanno parte del complotto.

Quasi comincio a sperarci in questo complotto, accetterei più volentieri sapere di essere stata raggirata piuttosto che sapere gli ospedali di nuovo pieni.

“Il catalogo delle donne valorose”

Mai e poi mai avrei pensato che leggere un catalogo potesse essere interessante e illuminante.

Se penso ad un catalogo il primo che mi viene in mente è quello di Ikea, il secondo quello dei premi conad, poi “il catalogo premi è scaduto” del corso di scrittura, che mi sta ancora facendo impazzire nel tentativo di tirarne fuori una storia che ho ben delineata in mente, ma che richiede di dover fare delle ricerche per poterla scrivere e altri che nella vita ci si trova a consultare per un acquisto o altro.

Quindi, quando qualche giorno fa, mi è stato regalato “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini, di cui non conoscevo l’esistenza, l’ho sfogliato subito con estrema curiosità.

Un catalogo con storie di donne che nella loro vita si sono distinte per tanti motivi, donne coraggiose e intraprendenti che hanno creduto e portato avanti i loro ideali con forza, ma che, difficilmente, troviamo citate nei libri di storia o a cui raramente è stato riconosciuto il valore delle loro idee o azioni. Donne inserite in questo catalogo perchè, per ognuna di loro, qualche vivaista ha creato una rosa che le ricordasse portando il loro nome.

Storia dopo storia, o rosa dopo rosa ho conosciuto trentaquattro donne valorose.

Alcune mi erano note, altre no, ad alcune mi sono sentita più vicina ad altre meno, ma ciò non toglie che ognuna di loro, presa nel contesto storico e sociale in cui ha vissuto, è stata all’avanguardia per gli ideali, lotte, scoperte, studi o ricerche, che in alcuni casi sono ancora di attualità. Penso, in particolare, alle lotte per affrancarsi come donne libere e indipendenti che tante donne ancora combattono.

Perchè diciamocelo chiaramente, essere donne non è sempre così facile come essere uomini, specialmente essere donne valorose, gli ostacoli ancora ci sono, superarli richiede sacrifici e salire sul podio del riconoscimento è ancora molto difficile.

Il piccolo inconveniente da secoli è che non c’è nessun podio o inno pronto ad accogliere queste vincitrici, né tantomeno una medaglia da appuntar loro al petto. È un annoso argomento che studiose molto più autorevoli di me hanno già posto all’attenzione mondiale: per semplificare la pratica potremmo dire che, mentre l’Uomo Invisibile è diventato una star cinematografica, le donne spesso sono invisibili e rimangono tali.

Un libro che andrebbe letto da tutte le donne, ma anche dagli uomini che capiranno di che tempra son sempre state le donne anche se di secoli passati, sempre lungimiranti, scaltre, intraprendenti, allora come ora.

Ma quante donne, nella vita di ognuno di noi, meriterebbero una rosa che le ricordi? Personalmente mi vengono in mente le mie nonne, mia mamma. Nelle loro vite, semplici e complesse all’unisono, sono state donne di grande valore, che mi hanno insegnato molto. Penso anche ad alcune mie amiche che non hanno avuto per nulla vite semplici, ma hanno trovato la forza di farcela, superare gli ostacoli e uscirne più forti, anche quelle che, tutt’ora, stanno lottando e spero ce la faranno, si una rosa anche per tutte loro che resteranno sconosciute al mondo, ma non a me.

Ci vorrebbe una rosa che si chiami “donna valorosa” per tutte quelle donne che non saranno mai in nessun libro, ma saranno le eroine del loro piccolo mondo.

“È facile per una donna essere valorosa. Il salto mortale per tentare di mettere insieme casa, lavoro (sempre se si riesce a trovarne uno), magari figli e cure sparse a parenti vari… già dovrebbe far scattare una decorazione al merito.”

La moto

Moto, motorini, vespe, vesponi e, qualche volta, anche le biciclette, tutti mezzi a due ruote che mi terrorizzano.

La mia paura ha radici lontane, per le biciclette risale a quando ero bambina. In sella alla bici con una mia cugina, ci lanciammo per una discesa senza sapere che i freni non funzionavano. Ci schiantammo adosso ad un furgoncino che passava sulla strada incrociata dalla discesa. Fortunatamente ebbi il riflesso di buttarmi dalla bici all’ultimo momento, me la cavai con qualche escoriazione, qualche livido e il resto dell’estate dalle suore ad impare il ricamo, a mia cugina che era davanti andò peggio, o forse meglio? Prese il furgone in pieno si fece parecchio male, parecchi giorni a letto, ma scampò il ricamo. Stavamo giocando con dei bambini a meccanici e clienti, ovviamente noi eravamo le clienti, quindi, portammo ad aggiustare la bici per gioco, ma loro, ohibò, staccarono i freni per davvero.

La paura della moto, invece, risale all’unica volta, in quinto superiore, in prossimità degli esami di maturità, in cui marinai la scuola per una gita fuori porta con tutta la classe.  Quella salina fu la decisione più audace della mia vita scolastica, anzi no, la più audace fu quando mandai a fancul il prof. di matematica, anche se, più che audace, quest’ultima fu un suicidio.

Comunque, arrivata alla fine, una salina me la potevo anche permettere, certa che se mi avesse scoperta mio padre, per il quale la scuola era sacra, la punizione sarebbe stata solenne.  Organizzai, quindi, uno dei miei piani macchiavellici, cosa per me all’ordine del giorno se volevo godere di un pò di libertà, ma dimenticai di tener conto del fatto che quando il diavolo fa le pentole, dimentica i coperchi. Fu così che, dopo essermi fatta convincere da un mio compagno (complice una cotta reciproca negli anni precedenti che lo rendeva degno di fiducia) a salire in moto con lui per andare alla gita fuori porta, nel bel mezzo della campagna cademmo con la moto che, pare, prese un sasso e si impennò. Moto rotta e lividi vari, non sto a dirvi la fatica per occultarli agli occhi dei miei genitori.

Capisco il fascino della moto, dell’avventura, ma che male quei lividi! Fu così che quel giorno misi la croce sui mezzi a due ruote.

Croce che non ho più tolto, nemmeno quando i miei figli, nelle fasi della loro crescita, mi hanno tempestata di richieste per motorini e moto, trovavo biglietti ovunque “Ci compri la moto?”, nel portafogli, sotto al piatto o al cuscino.

Ho sempre resistito stoicamente nel dire no, cedendo volentieri alle altre richieste (leggere cane), ma non alla moto.

Il secondo dei miei figli, quello già sposato, ha provato più volte a comprare la moto, ma sono sempre riuscita, finchè ha vissuto in casa, a deviare i suoi risparmi convincendolo ad utilizzarli per altri acquisti più importanti, tipo una casa. Andato a vivere a casa sua, non ha più pensato alla moto, almeno credevo.

Circa un mese fà, per un paio di giorni, è scomparso dagli schermi radar, nessuno sapeva dirmi dove fosse. Ero un pò preoccupata perchè stava vivendo un momento particolare. Il secondo giorno di assenza, ad un tratto, mi è arrivato su Whatsapp un suo msg che iniziava con “Cara mamma lo sai che ti voglio tanto bene …”

Allegata una sua foto alla guida di un furgone con le dita a formare il simbolo della vittoria … non ho nemmeno finito di leggere il messaggio strappalacrime, che avevo già immaginato nel furgone ci fosse una moto.

Ebbene si ho perso la mia battaglia.

Oggi, mentre ero in terrazza, l’ho visto sfrecciare in moto, aveva sua moglie dietro che si teneva ben ancorata a lui, erano davvero carini da vedere, lei aveva anche il casco con i cuoricini.

Non mi resta che sperare che siano prudenti, che la fortuna li assista, ma soprattutto che siano sempre felici e uniti, così come li ho visti oggi.

I rapimenti mistici più belli sono quelli col casco e il giubbotto da motociclista.
(Fabrizio Caramagna)

Giochiamo?

La domenica è sacra e a me piace trascorrerla in assoluta serenità, circondata da amici. Domenica scorsa, mentre sonnecchiavo, Raoul e George si sono presi cura di me, massaggiandomi a turno i piedi mentre Maria De Filippi rinfrescava l’aria sventolando una foglia di banano.

Il suono di un messaggio in arrivo mi ha costretta ad aprire gli occhi e a congedare i miei amici che son tornati alle rispettive dimore, la Defi dal suo Maurizio, Raoul Bova dalla sua Rocio e George Clooney su quel ramo del lago di Como .

“Quarantenastyle a che punto sei con i compiti?”

Dovete sapere che io e Libera-mente (per chi non lo sapesse, la mia compagna di blog) non avendo una cippalippa da fare tutto il giorno a parte lavorare, cucinare, pulire, fare la spesa, seguire figli e nipoti (de zia), abbiamo avuto la brillante idea di iscriverci a un corso di scrittura creativa .

Da brave scolarette ci incontriamo più volte alla settimana per copiare.. ehm per fare i compiti, ma non potendo percorrere 1200 km al giorno i nostri incontri avvengono tramite whatsapp .

“A che punto sei, con il testo sulla stanza vuota?”

“Mah, ti dirò, pensavo peggio. Certo che 600 battute spazi compresi sono troppo poche per descrivere una stanza completamente vuota”.

Il compito a casa, come avrete capito, prevedeva la stesura di un breve testo descrittivo, libero da sentimenti, impressioni, opinioni, ricordi e di qualunque altra implicazione umana . Solo una mera e pura descrizione, alla “Immobiliare.it”.

La possibilità di scegliere tra qualunque tipologia di stanza, di abitazione e di dislocazione geografica ha reso questo compito ancor più divertente. Topaie, residence di lusso , case al mare, grotte e cucine sono state il fil rouge di questa nostra domenica afosa, ma dopo ore di condivisioni si sono avvertiti i primi segni di sfinimento :

Bene, se siete arrivati a leggere fin qui è perché tutto sommato ci volete bene 😁😁😁

Ma ora tocca a voi!

Come ve la immaginate una stanza vuota ?

Sbizzarritevi, attendiamo i vostri testi coi quali in seguito faremo un piccolo collage in un nuovo post, ovviamente attribuendo i testi ai rispettivi autori, con il link al loro blog .

Intanto, se ancora avete voglia di leggere, vi riportiamo qui sotto il frutto del nostro sudato lavoro domenicale . Buona lettura !

🌞🌝🍔🌭🥓🥩🧀🥐🥯🍖🍕🔥🌞🌞🌞🌞

La stanza vuota (By Libera-mente)

La parete più bassa della stanza è una grande vetrata da cui si accede al terrazzo che guarda il mare e da dove, intenso, giunge il profumo dei tigli, di cui si vedono solo le fronde più alte.
Il blu chiaro delle pareti predomina e contrasta con il bianco degli infissi, della ringhiera lignea che, in un angolo, protegge l’accesso alla scala e del soffitto a spiovente. In alcuni punti delle pareti si notano gli aloni lasciati dai quadri.
Sul pavimento in legno è evidente il contrasto di colore creato dall’usura del sole e dal calpestio in alcuni punti rispetto ad altri, che, nel tempo, sono stati protetti dagli arredi.

La grotta vuota (by Quarantenastyle) .

La stanza in fondo al tunnel è fredda e vi si accede attraverso un varco. Al suo interno si stagliano stalattiti e stalagmiti, brillanti alla vista ma umide al tatto. Una goccia scava nel terreno, il suo ticchettio scandisce le giornate. Al centro un corso d’acqua scorre lentamente trasportando foglie e piccoli detriti. Il muschio riveste completamente la parete nord. Qua e là, piccole pozzanghere di acqua stagnante emanano odori pungenti. La luce filtra attraverso passaggi naturali che non garantiscono riparo in caso di pioggia. Tra le cavità si annidano pipistrelli, insetti e piccoli roditori.

La stanza vuota (by Quarantenastyle)

Il rumore del traffico riecheggia nella stanza, tra le pareti beige leggermente scrostate. Sul pavimento in graniglia, consunto dall’uso, i segni geometrici lasciati dai mobili. Lungo i muri i solchi in rilievo delle tubature dell’acqua giungono fino a un vecchio rubinetto che fa capolino tra le piastrelle unte. Un soffio di vento filtra attraverso il foro della cappa mitigando l’odore di stantio, la tendina della finestra che si affaccia sul balcone si agita leggermente. Attraverso il buio, interrotto dalla luce di un lampione, si scorge l’ombra di un saliscendi posto al centro della stanza.

la cattedra

Non siamo scappate con la cassa e neppure col professore della casa di carta anche se l’idea non ci spiacerebbe .

Semplicemente, molto semplicemente, ci siamo iscritte ad un corso online, con tanto di professore in cattedra ed una quindicina di allievi di tutte le età e tra verifiche, compiti a casa e “tesi” finale, di tempo ce ne rimane ben poco .

Ma non disperate, le streghe son tornate … vabbè, stanno tornando . Martedì ultima lezione e poi finalmente iniziano le vacanze. 😁

Stay tuned (cit.) e au revoir 😁😁😁

I migliori insegnanti sono quelli che vi mostreranno dove guardare, ma non vi diranno cosa vedere (Alexandra Trenfor)

Lo lascio o no? Decisione difficile

Vi è mai capitato?

Si, di avere quel desiderio di essere lasciati andare, ma poi, se poco, poco, il desiderio sta per realizzarsi siete i primi a fare un passo indietro? “No! No! No!” “Voglio, ma non posso” “Non ce la faccio, ma dovrei farlo!” “Basta devi lasciarmi andare, ma ancora un pò si può, dai.”

Sta capitando a me, è un tira e molla che, ormai, dura da un pò. Provo, con mille buoni propositi, a tirare dal mio lato, ma lui, dal suo, ne ha mille più uno assai convincenti e sta tirando più forte di me.

Debbo prendere la decisione e trovare in me la forza di agire, mi costringerò a mettere da parte l’attrazione fisica e il piacere che provo a stare con lui, specialmente in una giornata un pò cupa e uggiosa come questa e lo lascerò, anche se il secondo successivo ne sarò già pentita.

Con lui sto bene, forse troppo, ma è diventato un rapporto in cui sono, ormai, troppo dipendente alle sue lusinghe.

Forza e coraggio! È ora di mettere fine a questa storia e, mentre vi auguro buona giornata, vado ad esser chiara e diretta con lui …

“Ho una giornata intensa che mi aspetta e sono ancora qui a crogiolarmi sotto di te … basta piumone malefico! Tra noi (per oggi) è finita!”

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#iorestosottoalpiumone

Un sentito ringraziamento al mio pelosetto che ha posato al posto mio

“Gli abbracci sono una grande invenzione.
Ma anche il piumone non scherza.” dal web