Ricordo di sapori perduti …

Oggi delle semplici zucchine hanno avuto il potere di trasportarmi in un viaggio tra i ricordi e i sapori perduti. Ero intenta a farle a rondelle che mi è tornato in mente quando le preparava mia mamma, fresche appena colte dall’orto, e mia nonna che le diceva “Te cucinale pure, ma io non le mangio, mi fanno sentire freddo”.

Il freddo che sentiva mia nonna, in realtà era il ricordo di quando cucinava zucchine in tutti i modi per sfamare i suoi figli, non erano una famiglia benestante, lei era vedova ed aveva sei figli da crescere, le zucchine, in estate, insieme alle patate andavano alla grande, così raccontava lei. Ad un certo punto, quando la situazione migliorò, disse “basta zucchine” ed ogni volta che le venivano proposte “No grazie, mi fanno sentire freddo”, però non disse mai basta alle patate. Queste ultime in casa di mia nonna sono sempre state il piatto per eccellenza. Capitava spesso che con i miei cugini (oltre 11 monelli quasi tutti coetanei) ci trovavamo insieme a casa sua e lei in un batter d’occhio, se non c’erano i maritozzi con la Nutella, ci allestiva merende a base di patatine fritte (i dietologi infantili oggi griderebbero all’orrore). Le più buone che ricordo di aver mangiato. Quelle del Mac Donald o qualunque friggitoria “non si avvicinano nemmeno lontanamente alle patatine che friggeva la nonna”, parola di “cugini uniti”. Erano inimitabili, si! Avevano il sapore della felicità, dei giochi, del chiasso e dell’allegria. Gliele rubavamo man mano che friggeva e lei divertita, nella sua immensa cucina, ci inseguiva intorno alla tavola fingendo di volerle riprendere.

Tornando alle zucchine, benchè mia nonna non le mangiasse, quelle di mia mamma avevano il loro perchè. Che le facesse fritte o in padella con aglio e rosmarino o ripiene di carne erano sempre super e per quanto io mi possa adoperare a mettere in pratica i suoi suggerimenti, per il mio palato, i miei piatti a base di zucchine non sono mai all’altezza di quelli che preparava lei. Quando poi li assaggio, quasi, quasi fanno sentir freddo anche a me.

Mia mamma era una maestra nel cucinare qualsiasi cosa, lo faceva con passione. Quando voglio replicare qualche suo piatto cerco di rivederla in cucina mentre li prepara, e provo a rifare i suoi stessi passaggi, difficilmente sono soddisfatta del risultato. Nonostante ricevo complimenti dai commensali sento che il sapore non è lo stesso, si avvicina soltanto. Forse aveva qualche ingrediente magico o magico era il suo tocco.

Tra tutte le cose buone che preparava mia mamma, tra tutti i sapori perduti insieme a lei, ce n’è uno che non sono mai riuscita a replicare quello del “caffè-latte”, tanto semplice da fare ma tanto complicato da fare come il suo, che era perfetto! Era giusta la temperatura, il dosaggio del latte e del caffè e, poi, me lo versava in un bicchiere di vetro. Ho comprato la moka come ce l’aveva lei, lo stesso pentolino che usava lei per scaldare il latte e i bicchieri come i suoi, ma non sono mai riuscita a replicare lo stesso gusto, non riesco ad andarci nemmeno vicina. Per anni ho provato e riprovato a rifarlo, ma niente, ricetta ineguagliabile. Ogni tanto per consolarmi le telefonavo e le dicevo “Mami passo a prendere il caffè-latte da te” e la soddisfazione di berlo in sua compagnia era enorme. Solo dopo che lei, purtroppo, se n’è andata ho capito cosa avesse il suo caffè-latte in più del mio … l’aroma di coccole che, sicuramente, metteva di nascosto e quel sapore di casa natia che non si può dimenticare.

Ci sono momenti in cui una luce particolare ti avvolge
e i ricordi si aprono,
e all’improvviso senti l’aria di un altro luogo, di un altro mese, di un’altra vita.
(Fabrizio Caramagna)

Destino …

Non so se esiste il destino o se è solo casualità ciò che ci capita nella vita, ma in questo momento voglio credere che il destino esista.

Ieri sera stavo guardando alcune foto su instragram e mi sono accorta di avere la notifica di un msg, ho cliccato ed ho riconosciuto subito il nome. Una mia conoscenza di più di trenta anni fa che mi  ha scritto “Il destino mi ha dato l’alloggio di servizio dove ho bei ricordi di un grande amico.”

Chi mi ha scritto si riferiva a tanti anni fa. A quando era un bimbo piccolissimo, il terzo figlio dei nostri vicini di casa,  con cui i miei avevano un bel rapporto di vicinato e amicizia. Praticamente l’ho visto nascere, ricordo ancora sua mamma incinta e quando, appena nato, lo riportarono a casa dall’ospedale. Era un cicciottino biondo bellissimo, ci affezionammo subito tutti a lui, in particolare mio papà, il suo  “grande amico”. L’alloggio di servizio, invece, era la nostra casa di allora che, ora, il destino ha voluto sia di quel bimbo, che sicuramente, ormai uomo con una famiglia tutta sua, è tornato in città.

Il bimbo passò molto tempo a casa nostra, ci giocavamo un po tutti, in particolare mio padre che comprò addirittura le costruzioni con cui farlo divertire, era il figlio maschio che non aveva avuto, potè abbandonare un pò le bambole con cui giocava insieme a me e mia sorella. Il piccolo voleva venire sempre da noi, abitavamo sullo stesso pianerottolo, per lui era una volata scappare da casa sua e suonare al nostro campanello. Cercava sempre mio padre o mia padre cercava lui, lo faceva giocare, gli leggeva delle storie e, crescendo, lo aiutò in qualche compito di scuola. Gli risentiva le tabelline,  storia, lo aiutava ad imparare le poesie a memoria. Spesso il bimbo cenava anche con noi, era diventato quasi un fratello più piccolo.

Poi, quando aveva circa nove anni, la sua famiglia si trasferì altrove e, pian piano, si diradarono anche i contatti. Mio papà, nel corso degli anni, si era  sempre  informato su di lui e fu molto contento quando seppe che il bimbo, ormai grande, aveva intrapreso la sua stessa carriera lavorativa. Le ultime notizie lo davano trasferito in un’altra città.

Mio papà è venuto a mancare ormai da vent’anni e, poichè era lui che teneva i contatti, da allora non ho più avuto notizie del bimbo. Onestamente non ho più pensato a lui, fino a ieri sera quando ho letto il suo messaggio su instragram. È stata un’emozione molto forte, primo per  l’ennesima conferma di che uomo meraviglioso sia stato mio padre e di quanti bei ricordi abbia lasciato in tante persone e poi, immediatamente, è tornata a farmi sorridere l’immagine di mio padre e del bimbo che sorridenti, seduti in mezzo alle costruzioni, giocavano insieme.

Essendo giorni che penso spesso a mio padre, dicendomi quanto lo vorrei vicino perchè i suoi consigli sono sempre stati preziosi ed in questo momento ne avrei proprio bisogno, voglio leggere tutto ciò come un segno del destino che ha cercato di dirmi qualcosa, non mi resta che capire cosa.

È finita … finalmente

Ed anche la terza maturità (4 con la mia)  della mia vita si è conclusa. 

Dopo aver passato buona parte della mattina al pianoforte, probabilmente per vincere l’ansia, il più piccolo dei miei ragazzi è andato a sostenere l’esame orale, “Com’è andata?” “L’ho zittiti tutti!”, questo mi fa ben sperare, chiudendo così il cerchio delle scuole superiori nella mia famiglia.

Fare tre volte le elementari, tre le medie e tre le scuole superiori sono oltre trent’ anni di storia, geografia, fisica, matematica, italiano, disegno ecc, ecc. Trent’anni che tutte queste materie, quando più, quando meno, sono andate e venute nella mia mente. Trent’anni che si da la caccia al libro o al quaderno se non addirittura allo zaino o all’abbonamento dell’autobus “Mamma hai visto il mio libro di storia?” “Mamma mi hai spostato il quaderno di italiano?”. Trent’anni spesi a far capire ai ragazzi che lo studio, al di là di quelle che saranno le loro scelte lavorative o di vita, è importante perchè avere una testa pensante e saperla usare rende liberi. Trent’anni spesi a insegnargli il rispetto nei confronti dei professori, bidelli, compagni, anche di quei professori che forse non lo avrebbero meritato, ma il compito di un genitore è calmare le acque e non agitarle.

Finalmente oggi, dopo trent’anni (chissà me la daranno la pensione?), posso dire basta, staccare la spina e rilassarmi, lo so saranno solo 5 minuti di relax, ma voglio prendermeli tutti.
Cinque minuti per dimenticare, si fa per dire, Dante e Beatrice, Renzo e Lucia, il triangolo di Tartaglia, equazioni, funzioni, tangenti, meiosi, mitosi, il registro elettronico, i voti, le giustificazioni, le scuse ed anche alcuni professori che per nulla onorano la scuola italiana – poi mi prenderò del tempo per ringraziare quegli insegnanti che ogni giorno hanno onorato e onorano la loro professione.

Finalmente è finito il tempo del dire “Hai studiato?” “Ti sei preparato per il compito?” “Veloce che perdi l’autobus!”, delle file interminabili per parlare con i prof, la cosa che ho odiato di più in tutti questi anni, in particolare quando avanti a  me trovavo il genitore che monopolizzava anche il mio tempo, delle chat chilometriche con i genitori, che non hanno mai portato ad un nulla di fatto, ma solo ad una valanga di
notifiche.

Per quanto questa conclusione sia stata incerta e bislacca, vi assicuro non solo per colpa del Covid – la scuola spesso ci mette del suo per essere incomprensibile tanto agli alunni quanto ai genitori (immagino anche ai professori) -, finalmente è arrivata ed io sono felice, felice, felice.

Nuovo giro di boa e via verso altre mete e orizzonti.

Inizia il mio ruolo di mamma che aiuterà il piccolo a lasciare il nido per vivere lontano da casa la sua nuova avventura di studente universitario, che sarà completamente una sua responsabilità, e, subito dopo, mi metterò in moto con alcuni progetti che ho in mente per sfruttare al meglio il tempo che, dopo anni, tornerà ad essere completamente miooo!

anche per me!

Giornata uggiosa?

Questa mattina non è stato il sole, che attraverso le serrande arriva a battermi fastidiosamente sugli occhi, a svegliarmi, ma il rumore della pioggia, che quando sono nel letto adoro ascoltare.

Una pioggia battente, quasi una musica il ticchettio sul bordo della ringhiera a momenti più forte a momenti meno e, quando è così, stare un po’ più nel letto diventa quasi un obbligo. Ho cazzeggiato un po’ con il cellulare, letto qualche notizia on line e alla fine, quando ormai la pioggia era cessata mi sono alzata.

La prima cosa è stata andare sul balcone a sentire il brivido della giornata. Si perchè è anche un pò freddino e quando sono uscita fuori un brivido di freddo mi ha attraversata tutta, è stato molto piacevole. Il cielo è ancora grigio e il sole è nascosto dietro dei nuvoloni immensi. Le mie piante e i miei fiori sono tutti innaffiati ben bene, senza economia d’acqua, un lavoro in meno questa mattina, le foglie sono ricoperte di goccioline, sembrano molto più rigogliosi del solito e anche i loro colori sono più vivi.

Mi piacciono queste giornate di una stagione indefinita, non è estate, non è primavera, ma nemmeno inverno o autunno, è una stagione tutta sua, che le raccoglie un po’ tutte. Non è freddissimo, ma freddino, i colori sono quasi autunnali, ma le sfumature sono primaverili, oserei dire estive.

Sarà una giornata uggiosa o la giornata perfetta da passare in casa?

Ho diverse cose su cui concentrami, una serie tv che voglio finire di vedere, un libro che sto finendo di leggere, un appuntamento via web con la mia amica Quarantenastyle, un bel film con il maritino bloccato a letto perchè reduce da un piccolo intervento e che si sta rivelando un paziente modello, ahimè non potrò prenderlo in giro con le solite storie sugli uomini malati in un qualche articolo, una montagna di bucato da stirare (questa una cosa poco piacevole, ma da fare in una giornata così).

Non so che giornata sarà ma sono tranquilla i miei ragazzi sono al sicuro ognuno nel loro mondo e, probabilmente, prima di sera il sole riuscirà a sconfiggere le nuvole e magari mi regalerà anche un bel tramonto, ad ogni modo sarà una nuova giornata da vivere.

Buona domenica a tutti!

La canzone è stata quasi d’obbligo

Che chat!

Proseguo con la serie del “Che … “, ma gli astri continuano a burlarsi di me. Ieri sera dopo qualche anno che non utilizzavo la chat di facebook, chissà per quale scherzo del destino, macchè destino,  forse per il mio buon cuore o per la stronzetta che è in me, mi sono ritrovata coinvolta in una chat che è andata dallo sconcertante, all’allucinante con tratti sparsi di esilarante.

La storia in realtà è cominciata due sere fa. Un tipo mi ha attirata nella chat di Fb, ed io ci sono cascata con tutte le scarpe, utilizzando una frase che avevo condiviso in un gruppo in cui mi ha invitata una mia amica. Abbiamo scambiato poche parole, ma quando il tipo mi ha salutata con un “Buona notte farfallina svolazzante” ho pensato  “Questo è fuori” e mi sono data dell’imbecille per aver risposto. Anche perché, già nel gruppo, leggendo i post che pubblicava avevo avuto l’impressione che qualcosa non andasse, sicuramente la mia prima sensazione era stata che il soggetto fosse molto autocentrato.

Poichè all’imbecillità non c’è mai fine ieri sera ci sono cascata di nuovo e sempre con lo stesso tipo, veramente ci sono voluta cascare, dovevo capire fino a che punto può arrivare l’idiozia.

Mentre chiacchieravo su whatsapp con una mia amica, quella dell’invito nel gruppo, mi appare la notifica di messenger in cui lui mi chiedeva se c’ero. “Assolutamente no” ho pensato e ho continuato a farmi i fatti miei, anzi ho anche messo in guardia la mia amica sul tipo in questione. Dopo un po’ un’altra notifica, al che penso  “Vabbè gli rispondo e lo liquido velocemente”. Non l’avessi mai fatto! È iniziata la chat più assurda della mia vita. Più di una volta mi  sono ritrovata a non sapere cosa rispondergli. Cercavo di copiare quello che mi scriveva per far ridere la mia amica, ma in quella maledetta chat di facebook quando selezioni appaiono le emoticon immediate da inviare, una volta, non volendo, mi è partito un cuore “nooo aiuto ora non me lo spiccico più di dosso”, una volta il pollice verso mi ha  subito chiesto spiegazioni sul perché non condividessi il suo pensiero “No scusa è stato solo un errore, o quasi!” quando mi è partita la faccina che s’ammazza dal ridere “Ti sono antipatico?” “Ehm nooo, ma scherzi tu antipatico come un sasso in una scarpa? Ma nooo!”. Ogni tanto tra una farneticazione e l’altra lo fermavo con una scusa, durante la chat mi hanno telefonato tutti e tre i miei figli, Quarantenastyle, mia sorella e mia mamma, quest’ultima direttamente dall’aldilà “Ma ricevi sempre così tante telefonate?” “Eh si scusami, ma il mio telefono è un centralino”, mi sono alzata a bere almeno 5 volte, sperando che rinunciasse, ma non riuscivo ad essere io la cattiva che diceva “basta non ne posso più!” ad uno che cercava di aprire un varco impossibile a suon di versi.

“Quando l’uccellino si posa sulla farfallina non ti piace? Vuoi un rude condottiero o un poeta che ti apre nuovi varchi. Il poeta è lungimirante e fa luce nelle segrete stanze”

e poi dovevo far ridere la mia amica, la mia mission, quindi l’ho lasciato poetare, solo ogni tanto aprivo la chat e rispondevo con un monosillabo.

Ma ad un certo punto la chat ha preso una piega decisamente osè e per poco mi faccio la pipì addosso dal ridere, in realtà anche per tutta l’acqua bevuta nel frattempo.

” Allora bisogna soltanto vedersi per vedere se ci saranno dolci primavere. Dove al solo sguardo, tutto sgorga in maniera ineluttabile. E al solo sguardo tutto zampilla quando scocca la scintilla.”

Tutto questo sgorgare e zampillare al primo sguardo, m’ha fatto pensare ad uno che  soffre di eiaculazione precoce, ma magari mi sbaglio e sono solo poco poetica.

“Ma che minchia ti è preso che vai scrivendo?” questa la mia amica, sicula,  quando le ho incollato la chat sopra, appena zampillata.

“Prendila con ironia in fin dei conti è solo poesia.” Il tipo alle mie faccine perplesse

Ad un certo punto ho anche pensato di chattare direttamente con un “bifidus attivo”,  uno di quei milioni che facevano tanto bene all’intestino della Marcuzzi

“Se la farfallina ha voglia di volare, volermo insieme, fa bene anche per la flora intestinale. Diventeremo batteriologicamente puri, che ne dici mi contraddici?

“Io contraddire te? Sia mai!”

“Io sfarfallo te tu sorseggi me, poi ci sorseggeremo insieme, non è arte è natura!” Scrive il tipo

“Eccerto  non è  arte, ma nemmeno natura e tantomeno poesia  è che mi sembri proprio sfarfallato!”

“A mali estremi, estremi rimedi”

Prima di accettare l’invito avrei dovuto controllare la finalità del gruppo che, oltretutto, con il nome del gruppo non c’azzecca proprio nulla.

“A volte occorre conoscersi  proprio per non incontrarsi”  (Libera-mente)

Per chiudere il cerchio dello sfarfallamento vi dedico anche una canzone …

Ovviamente il primo che nei commenti scriverà farfallina sarà bannato l’articolo è già farfalloso di suo 😁

L’immagine in evidenza “Farfalla” di Andy Warhol

In attesa di quel raggio di sole …

Il cielo, questa mattina, è cupo come lo sono io. E’ stato dipinto in tutte le sfumature del grigio. In alcuni tratti più chiaro, in altri più scuro, macchie che si alternano da est ad ovest per creare un movimento che non c’è, tutto sembra immobile, quasi irrisolvibile.

Il paesaggio riflette tutti quei grigi ed ora comandano sugli altri colori, che si sono nascosti, si son presi una pausa. Forse sono stanchi anche loro.

Un lampo, ad un tratto, squarcia il cielo ed accende tutto, regalandomi un’istantanea di grigi brillanti, ma è giusto un lampo, rivoli di pioggia cominciano a scorrere sull’immagine rimescolando tutto, dando vita ad un nuovo dipinto, ma più indefinito.

Osservo … in attesa di quel raggio di sole che possa risolvere tutto.

Ringrazio per l’immagine la mia cara “sister” che ha capito subito cosa volessi.

Inizio …

Oggi è un inizio! Inizio di giugno, inizio di una settimana, sicuramente anche l’inizio di qualche nuova vita animale, vegetale, umana o fantastica, al momento in cui scrivo 248.500 nuovi neonati iniziano la loro vita, sarà, anche, l’ inizio di qualche amore, di qualche amicizia.

Un inizio va celebrato. Un mio amico inglese aveva l’abitudine il primo giorno del mese, la mattina, appena aperti gli occhi, di dire “White rabbits! White rabbits! White rabbits!” sembra garantire buona fortuna per tutto il mese. Mi diceva fosse un’usanza tipica della Gran Bretagna, inoltre faceva a gara con sua figlia a chi dava un puffetto per primo all’altro, ma questa credo fosse una loro abitudine. Quando inizia il mese, ogni tanto mi capita di ripensare a tutto ciò come stamattina quando ho pensato “lunedì primo giugno … siii … White Rabbits!” e allora ho deciso di dover celebrare questo inizio di mese e di settimana.

Che mi invento? Come lo celebro? Se non fosse che con la dieta ci sto già dando sotto, poteva essere il giorno perfetto per cominciarla, il primo del mese e pure lunedì, perchè le diete si iniziano sempre di lunedì, non si sa di quale anno, basta che sia un lunedì. Ho anche pensato al mio appuntamento dal parrucchiere “ma che inizio è un appuntamento con il parrucchiere? Solo se mi facessi tingere i capelli di rosa o di blu o l’intero arcobaleno altrimenti non vale come celebrazione e non può essere da me una stravaganza del genere!”

Allora, dopo tanto pensare, ho celebrato con la cosa più scontata che potessi fare, ebbene si sono una persona scontata, vado dallo stesso dentista da ben trenta anni, dallo stesso parrucchiere da venti anni, prima non ci andavo proprio, dopo trenta anni sono stata costretta a cambiare ginecologa perchè la mia è andata in pensione e non vi dico il trauma, quindi, per non fare qualcosa troppo al di fuori dei miei standard, onde evitare qualsiasi trauma, ho iniziato il mese camminando, come facevo fino a qualche mese fa, ante lockdown!

Stamattina sono andata a trovare i miei amici al parco, li ho salutati alla giusta distanza ed, equipaggiata di mascherina ed occhiali da sole ho fatto un paio di giri e, immersa nel verde, ho salutato l’arrivo di giugno, ripromettendomi che da oggi sarò li ogni giorno e non ci sarà scusa alcuna che terrà inchiodato il mio culo al letto oltre le 6 del mattino … mi debbo allenare o no per il “cammino” che desidero tanto fare?

“White rabbits! White rabbits! White rabbits!” e buon inizio a tutti!

“L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”
CESARE PAVESE

“Mamma vieni a fare un giro?”

… e poi succede che il figlio ormai trentenne ti invita a fare un giro e, anche se sei stanchissima perchè hai passato la giornata a lucidare la casa, stirare, cucinare come se non ci fosse un domani, sai di non poter dire di no.

Velocemente ti agghindi per non sembrare proprio uno spaventapasseri e nel giro di due minuti il tuo culone è sul sedile del passeggero, il motore romba e il giro ha inizio.

È un giro senza parole quello a cui sono stata invitata, mio figlio ha solo voglia  di guidare e ascoltare musica e io di fargli compagnia e ascoltare la sua musica.

Insieme ci troviamo,  siamo due tipi piuttosto silenziosi che si capiscono anche dai silenzi.

È molto bello sfrecciare per la campagna umbra a ritmo di bellissime canzoni, passare in mezzo ai paesini che sono l’orgoglio della nostra regione sia per la loro bellezza, sia per come vengono valorizzati da chi li vive, ma l’emozione grande è arrivare al lago al tramonto. Puntata la telecamera del cellulare sul panorama che abbiamo di fronte, immersi nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, ci sediamo in prima fila e non perdiamo nemmeno un minuto dello spettacolo che ci viene regalato.

Nel periodo tempestoso che vivo ultimamente il “giro” con mio figlio è stato un momento magico e oggi mi è venuta voglia di esprimere in qualche modo la magia che ho sentito.

Ho pensato di unire due momenti del nostro “giro” che mi sono rimasti dentro … una canzone che non avevo mai ascoltato e che, per ora, non riesco a togliere dalla testa e l’altro …  è inutile ve lo dica

“Non c’è niente di più musicale che un tramonto.
(Claude Debussy)

…perchè siamo tutti perdutamente imperfetti …

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.”
Aristotele

Qualcuno di voi si sente perfetto o perfetta? Io no.

Non sono perfetta, non sono lo sono come amica, come mamma, come sorella, non lo sono stata come figlia, come moglie e, probabilmente, non lo sarei nemmeno come amante, ma non mi interessa scoprirlo. Sicuramente non sono una paziente perfetta per il mio medico, non seguo mai le terapie fino in fondo, non sono stata una collega perfetta e non sono, nemmeno, una blogger perfetta, anzi il più delle volte mi sento pessima, ma nonostante la mia imperfezione non mi arrendo e ci provo, ci provo, ci provo fino allo sfinimento.

Che poi sia chiaro nessuno mi ha mai detto in faccia “non sei perfetta”, qualche volta l’ho letto tra le righe, tra le righe si legge molto più che sulle righe, ma ciò non mi ha mai fermata, anzi mi ha spronata nel tentativo di perfezionarmi. Se qualcuno mi dicesse apertamente che non sono perfetta in qualcosa, sicuramente, non andrei a buttarmi sotto al primo treno, magari si, potrebbe sfiorarmi il pensiero di buttarci lui o lei, questo si, ma sono troppo pigra solo a guardare a che ora passa il primo treno figuriamoci, quindi, ad organizzare l’appuntamento, recarmi sul posto ecc ecc, però potrei rimanerci male e mi farei un quarto d’ora di paturnie, dopo di che direi “fanculo”, non a lui o lei, a me stessa che me la sono presa e, poi, macchine avanti tutta.

“L’essere umani ci rende imperfetti, si può provare a migliorare le nostre imperfezioni, anzi ci si deve provare sempre, ogni giorno, ogni minuto, ma non si deve scappare da loro, specialmente se nessuno se ne è mai lamentato, quando si ama, si ama tutto imperfezioni comprese.”

Tutto ciò me lo ha sempre detto l’unico uomo perfetto che io abbia mai conosciuto … a ben pensarci non era perfetto nemmeno lui, ma lo amavo così tanto che per me era perfetto.

A mio padre, ovunque tu sia

La tua imperfetta figlia