Se dico lenticchie …

sono quasi certa che a qualcuno verrà subito in mente il cotechino o le salsicce, qualcun altro penserà ai loro effetti benefici per la salute oppure alla fortuna che dovrebbero portare se mangiate durante il cenone di capodanno. Non so quanti di voi, invece, penseranno alle lenticchie prima che finiscano nel piatto, quando ancora sono nel campo quasi pronte per essere raccolte.

Nella mia regione e nello specifico nel Pian grande di Castelluccio, altopiano della catena dei Sibillini, al confine tra Marche e Umbria, ogni anno avviene la fioritura delle lenticchie e di tanti altri fiori come fiordalisi, papaveri, senape selvatica, camomilla bastarda, leucantemo, specchio di venere, che raggiunge il suo culmine verso fine giugno inizio luglio. Si tratta di uno spettacolo unico per gli occhi, un panorama arcobaleno che si estende per tutto l’altopiano, lo si potrebbe osservare per ore lasciando fantasticare la nostra mente in quel quadro impressionista che solo la natura può dipingere così bene.

Sembra che quest’anno sia in corso la più bella fioritura di sempre e questa è, proprio, la settimana perfetta per osservarla poiché sta raggiungendo il suo apice. Se siete impossibilitati quest’anno, vi consiglio di mettere la partecipazione a questo evento in agenda per il futuro, resterete sicuramente soddisfatti.

Ovviamente la zona di Castelluccio non è famosa solo per la fioritura, ma è anche un’ottima località per una vacanza all’insegna del relax o dell’avventura; non mancano luoghi d’incanto da visitare, passeggiate da fare a piedi o in bicicletta o avventurarsi in deltaplano o parapendio per una visione dall’alto di tutto il comprensorio. Non meno divertente sarà lanciarsi in un avventuroso rafting, con salto di cascatella compreso, come facemmo anni fa io e la mia socia Quarantenastyle, nel fiume Corno poco distante, con a seguire panino con porchetta o coglioni di mulo e birra fresca, consumato nelle locali norcinerie.

Buona settimana fiorita a tutti!

Per me un caffè “marocchino”

Dai supermercati svizzeri via i moretti, pare siano cioccolatini razzisti. L’Oreal annuncia che non utilizzerà più i termini bianco e sbiancante, razzisti pure questi. Nel campo della tecnologia stanno dismettendo  termini come black list, slave, black hat, su white hat non ho ancora notizie, ma immagino che dopo l’iniziativa di L’Oreal, anche white hat presto sarà censored.

“Via col vento” da film romantico e storico per eccellenza, nel giro di poco, si è ritrovato ad essere un inno al  razzismo, al punto da doverlo cancellare dai cataloghi di Hbo Max insieme ad una sua proiezione a Parigi prevista per inaugurare la riapertura dei cinema post lockdown.

Credo non manchi ancora molto affinchè si arrivi alla censura del colore testa di moro, nonchè dell’omonimo dolcetto napoletano o al divieto del cocktail Negroni, anche se prende il nome dal suo creatore Camillo Negroni, ma si può sempre pensare di eliminare anche tale cognome. Già che ci siamo ve lo ricordate il salame Negroni? Che ne facciamo? L’ideale sarebbe a fette in una rosetta, ma potremmo doverci rinunciare.

Mi viene in mente anche una futura abolizione del gioco della dama, quelle pedine bianche e nere che si affrontano sulla scacchiera hanno un non so che di inquietante. E la serie TV “Black list”? Rischia grosso anche lei. Prevedo, inoltre, a causa di questa isteria antirazzista anche grosse ripercussioni sul panorama musicale italiano. I “Negramaro”, per esempio, che ne facciamo? E di quegli sfrontati dei “Neri per caso” o non per caso? Immaginate falò di cd, vinili e musicassette.

Vi ricordate lo spot delle liquirizie tabù negli anni ’80?

Preoccupante vero? Non per fare la spia, ma le liquirizie Tabù esistono ancora … una petizione retroattiva?

Attenzione in futuro nel dire al vostro amico di ritorno dal mare “Ma quanto sei nero!” ripensate che abbronzato è il termine giusto da utilizzare, almeno credo. Quando vi servirà lo sbiancante per il bucato suggerisco di inventarvi una parafrasi che faccia capire bene cosa state cercando al commesso del supermercato, evitando di fare i razzisti e usare termini come bianco o sbiancante.

In tutta questa confusione di termini potenzialmente bandibili dall’uso quotidiano, che ci costringerà sempre più a misurare le parole quando si parla o si scrive, spero si salvi il caffè “marocchino”, il mio preferito. Credetemi in una simile bontà non ci vedo proprio nulla di razzista e magari, in barba al politically correct, lo accompagneremo con un bel “chicchirichì”, un moretto sotto mentite spoglie della pasticceria napoletana.


Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio (Nelson Mandela)

Buon compleanno Meryl Streep

L’adoro, la mia attrice preferita in assoluto, mi piace come attrice e come donna, mi piace la sua duttilità nel muoversi tra ruoli drammatici e ruoli più divertenti, mi piace il suo essere bella ma non bellissima, mi piace il suo esseri easy, mi piace punto!

Direi che i motivi per cui mi piace sono sufficienti,  preferisco lasciare la parola alla sua intelligenza …

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti. Per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.

“Pau Dones”

Non posso fare a meno di ricordare Pau Dones, il cantante e fondatore del gruppo  Jarabe de Palo, che si è spento oggi, 9 giugno, amo molto la sua musica.

Una voce che mi ha sempre emozionata e, se tra le sue canzoni più note ci sono “Depende”, “La flaca” “Mi piace come sei” “Bonito”, ecc, lo voglio ricordare con una che io amo particolarmente “Agua”, una poesia in musica … le parole sono struggenti, parla di amicizia e amore tra un uomo e una donna, dove è il confine se c’è? Lei vuole essere sua amica e non corrisponde l’amore di lui. Magari non può essere più di un’amica e si accontenta di una vera amicizia … ma lui darebbe la vita per lei … allora è meglio prendere le distanze dice lui …

“Cómo quieres ser mi amiga
si por ti daría la vida
si confundo tu sonrisa
por camelo si me miras
razón y piel, difícil mezcla
agua y sed, serio problema.

Cómo quieres ser mi amiga
si por ti me perdería
si confundo tus caricias
por camelo si me mimas
pasión y ley, difícil mezcla
agua y sed, serio problema…
Cuando uno tiene sed
pero el agua no está cerca
cuando uno quiere beber
pero el agua no está cerca.
Qué hacer, tú lo sabes
conservar la distancia
renunciar a lo natural
y dejar que el agua corra.
Cómo vayas a ser mi amiga
cuando esta carta recibas
un mensaje hay entre lineas
cómo quieres ser mi amiga”.

Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l’eternità.
(Seneca)

Tana libera tutti …

Finalmente è tana libera tutti!

“I dati della curva epidemiologica ci confermano che il sistema di controllo del contagio sta funzionando. A circa un mese dal 4 maggio, quando vennero decretate le prime riaperture, i numeri sono incoraggianti”

Ci meritiamo il sorriso e l’allegria dopo mesi di sacrifici”

Possiamo girare l’Italia da nord a sud, isole comprese, possiamo tornare a prendere treni, tram, autobus, aerei. Si può andare in spiaggia, previa prenotazione presso lo stabilimento. Per quelle libere non sono contemplate spiagge pollaio, ma almeno 10 metri quadrati ad ombrellone che non è, nemmeno, un’idea malvagia. Ho sempre mal sopportato stare troppo appiccicata agli altri, motivo per cui frequento la spiaggia ad orari piuttosto improbabili e senza ombrellone perché, più della spiaggia, mi interessa l’acqua. Chi misurerà i 10 metri quadrati o la distanza di un metro e mezzo tra sdraie o lettini? Si dovrà andare muniti di metro? Vabbuò oggi nei cellulari abbiamo di tutto installeremo, oltre ad “Immuni” anche il “metro” “Ehi tu? … più in la … ancora un pò … su mancano ancora un paio di cm”

Possiamo andare al ristorante, al bar, in pizzeria, tornare nei musei, secondo precise linee guida, e, dal 14 giugno, dovrebbero riaprire anche teatri, cinema ecc. ma, in tutto questo ambaradan di riaperture, non abbracciatevi o baciatevi e mantenete la distanza sociale a meno che non siate congiuntissimi, perché non si può. Propongo all’uopo un minuto di silenzio per gli amanti che dovranno continuare a nascondersi a oltranza o a tenersi a distanza.

Tutto riapre ma, anche se c’è chi si affanna a sostenere il contrario, il virus c’è ancora, io lo penso, ma il primo ministro

“Ci meritiamo il sorriso e l’allegria dopo mesi di sacrifici. Ma il virus non è scomparso

lo conferma. Inoltre, nei primi due minuti del suo discorso, ha detto anche un’altra cosa importante

“Non ci sono situazioni critiche né di sovraccarico delle strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale”

e ciò, fatto il paio con la questione che negli ospedali vige ancora lo stato di emergenza, mi ha dato da pensare … liberi tutti tanto gli ospedali ormai son quasi tornati alla normalità possiamo riempirli di nuovo, magari mi sbaglio, anzi spero tanto di sbagliarmi, ma intanto non baciatemi, non toccatemi, non abbracciatemi posso resistere ancora un bel pò con me stessa, senza mare, senza musei, senza prendere tram, aerei, treni e metropolitane, passeggiando in solitaria e spostandomi con la mia auto se necessario, per il ristorante sto sperimentando alla grande la consegna al domicilio (il mio piccolo contributo per far girare l’economia).

Suvvia … liberi tutti!!! … ma senza abbandonare la prudenza!

“La prudenza ha un solo occhio, il senno di poi ne ha tanti” (Goethe)

Viva l’Italia … dove il “rispetto”è un optional

Bellissima ieri la mia città, anzi bellissima sempre, ma ieri quel passaggio delle freccie tricolori l’ha resa emozionante.

Lodevole l’iniziativa di voler lanciare un segnale di speranza all’Italia intera pennellando i cieli delle città con i colori della nostra bandiera considerando anche l’imminenza della festa del 2 giugno. Faccio uno sforzo e taccio su costi, crisi economica, speranza in altri messaggi, ecc, ecc.

Non riesco però a tacere su quanto sia stato meno bello lo spettacolo, rimandato dalle foto o video, dell’assembramento che si è formato a causa dell’afflusso di persone nel nostro, non grande, centro storico che ha scatenato anche una discreta polemica. Non riesco ad imputare la responsabilità di tale assembramento al sindaco, non è sua l’iniziativa di far passare le frecce nel nostro cielo e non poteva nemmeno sprangare le porte delle case e non far uscire nessuno, se proprio vogliamo trovare un capro espiatorio, l’iniziativa è del governo che però, non mi sento di condannare più di tanto. Per come la vedo io la maggiore responsabilità sta nell’ignoranza delle persone, nella grande ignoranza che hanno di ignorare le regole e nella poca conoscenza della parola “rispetto”.

“Erano ad un metro di distanza, c’erano i vigili del fuoco a controllare e basta di star sempre a giudicare” ho letto nei social. Non lo so se erano ad un metro, due o tre di distanza e ammetto che le foto possono essere ingannatrici, ma erano tanti per una città come la mia, dove, oltretutto, non più tardi di 3 giorni fa il sindaco si è visto costretto a decretare la chiusura alle 21 di tutti bar, pub, e locali simili, a causa dell’ assembramento formatosi nel weekend e di una rissa tra giovani, le cui immagini hanno fatto il giro d’italia come le frecce tricolore, che si è svolta in pieno centro nel bel mezzo dell’assembramento, con un ferito trasportato in ospedale e risultato anche positivo al virus.

Il lockdown è terminato, la fase 1 uno anche, sta per ferminare la fase 2, ma, se andiamo avanti così, inizierà la fase 3? Vorrei non giudicare, ma le regole sono le regole e vanno rispettate se non per noi stessi, almeno per gli altri. Inoltre, di tutti quegli “angeli” tanto osannati e venerati nel lockdown ci siamo già dimenticati? Gli dobbiamo rispetto perché sono sempre li, sotto alle loro armature che non possono togliere perché per loro è ancora emergenza, a sperare di non ritornare ai numeri dei giorni passati ed allo stress che hanno vissuto.

Il passaggio delle frecce l’ho guardato dal mio terrazzo, assembrata con mio figlio ed il mio pelosetto, ma è stato emozionante lo stesso.

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

Bilancio di una sconclusionata quarantena.

In questi giorni di inizio fase 2 o fine quarantena, dipende da ognuno di noi decidere se sono la fine o l’inizio di qualcosa, sto leggendo qua e la molti blogger impegnati nel bilancio della loro quarantena, “fare un bilancio” sembra, quasi, il nuovo virus in circolazione e, ahimè, ha colpito anche me che, finora, mi ero dedicata solo al mio catastrofico bilancio con la bilancia.

Ho, quindi, iniziato a ripensare a quelle che erano le mie aspettative per questo periodo e mi sono ricordata che, scherzando, mi ero fatta una specie di promemoria delle cose che avrei fatto o che, probabilmente, desideravo fare da tanto, ma non c’era mai tempo per farle.

Quello che ci aspettiamo raramente accade: ma quello che meno ci aspettiamo di solito succede.” (Benjamin Disraeli)

Dormirò fino a mezzogiorno! Mai fatto, anzi ho iniziato a soffrire d’insonnia, i miei ritmi sonno veglia si sono ingarbugliati, sonnecchiante di giorno, sveglia di notte, specialmente dalle 3 in poi, per poi prendere sonno il mattino quando ormai sarebbe stata l’ora di alzarmi, praticamente adesso giro come uno zombie con ore di sonno arretrate che se prova a posare il posteriore su una poltrona tempo 5 minuti dorme. Non so perchè si sia innescato questo meccanismo, non ho grandi preoccupazioni, sto bene, la mia famiglia sta bene, i nostri amici anche … Why? Credo che non lo saprò mai o, forse, non voglio saperlo, magari inconsciamente la cosa mi spaventa e venire a patti con il proprio subconscio non è una scherzo, preoccupazioni recondite esistono sempre, meglio lasciarle dove sono o forse no, ma non è questo il momento giusto.


divano fatti sotto! Non credo di aver preso possesso del divano più di 10 volte e più di 10 minuti, come mi accomodavo sentivo di dover scappare via, mi prendeva, improvvisamente, il desiderio di fare altre 50 cose e tutte in quel momento, una frenesia difficile da controllare, all’improvviso la voglia di fare ginnastica, iniziavo a farla, mi passava subito, poi voglia di stare al pc, tempo 5 minuti e mi passava e così via di attività in attività … ho anche iniziato un corso online di mobile videomaking, mi piace molto tagliare e cucire con l’editing video, volevo approfondire per poter migliorare le riprese video con il cellulare e il successivo montaggio sempre da cellulare, sono arrivata alle lezioni sul montaggio ed anche il corso è rimasto li in sospeso … sicuramente la cosa che ho fatto con più costanza è stata sfornare pane, pizza e dolci ecco il perché del mio catastrofico bilancio con la bilancia.

televisione mon amour! Nulla di fatto nemmeno qui, giusto un paio di film che mi hanno conquistata, di uno forse ne parlerò in questo blog in futuro. Serie TV che mi abbiano catturata al punto da fare binge watching nemmeno l’ombra, ne ho iniziate due o tre e le ho lasciate li, mio figlio, conoscendo la mia passione per i supereroi, mi ha anche regalato l’abbonamento a Disney Plus, ho iniziato con i film degli Avengers, per poi piantare anche quelli, sicuramente il problema non sono stati i film o le serie TV, ma sempre io e questa irrequietezza che mi sto portando dietro.

– libri che goduria! Libri … ne ho iniziati diversi e finiti pochi e ne avrei da leggere, nel mio ultimo viaggio a Milan, a gennaio, ne avevo fatto una bella scorta durante il mio, immancabile, tour delle librerie, ma anche per questi il mio livello di concentrazione è basso e pure la vista ultimamente.

In tutto questo “iniziare e non concludere”, posso, però, citare anche alcune note positive: ho ritrovato degli amici, in primis la mia compagna di blog (o di scarpe come ci chiamiamo noi e il motivo è una lunga storia), in realtà con lei non ci siamo mai perse, ma questa quarantena ci ha fatto ritrovare per l’ennesima volta coinvolte in una esperienza online insieme, vivendo distanti, possiamo inventarci solo attività online, questo blog, spero che avremo la costanza e il tempo per proseguire a lungo; ho ritrovato anche altri amici virtuali di cui, da tempo, non avevo più segnali di vita ed è stato piacevole tornare a chiacchierare con loro come se non fosse passato nemmeno un giorno dall’ultima volta che ci eravamo sentiti, con alcuni è stata anche l’occasione per chiarire i contrasti che ci avevano allontanati e tornare a ridere e scherzare come se nulla fosse; ho fatto tante chiacchierate telefoniche con mio figlio che vive a Milano che, costretto a casa anche lui, ha avuto più tempo da dedicare alla mamma; ho iniziato a leggere qualche blog qui in wordpress, cosa che prima non facevo mai, pur frequentandolo per altri motivi, e ho scoperto persone interessanti da seguire che mi piace leggere e a cui cerco di dare un volto nella mia mente.

Riflettendoci questa quarantena non è poi stata così sconclusionata, non avrò seguito il mio elenco, del resto non è da me darmi delle linee guida, ed avrò anche prodotto cibo in quantità industriale da farmi temere la bilancia, non ho, nemmeno passato ore a lustrare la mia casa da cima a fondo, ma ho ritrovato “le persone” soprattutto l’interesse alle persone, a cercare di capirle, a capire cosa di interessante hanno da dire e questo, debbo confessare, lo avevo perso, troppo presa da una vita frenetica che mi aveva fatto perdere di vista la cosa più importante … aver cura dei rapporti umani.

Lei e l’Altra

Lei è una mia cara amica e non è sola, c’è anche l’Altra, mia cara amica anche lei. Sono in due, come due gemelle diverse, ma dipendenti in tutto e per tutto l’una dall’altra, al punto che se non ci fosse una delle due, non potrebbe esserci l’altra. Convivono in periodi alterni nella stessa persona, a volte è più presente Lei, a volte l’Altra e, al di la della diversa durata di questa presenza, i periodi sono diversi in tutto e per tutto.

Ho iniziato a conoscere la mia amica nel periodo in cui era presente Lei ed era, sicuramente, il migliore dei due.

Quando era presente Lei il mondo che la circondava era più luminoso, lo erano anche i suoi occhi che si accendevano diventando vispi, attenti, brillanti, pronti a catturare ogni sfumatura.

Lei rendeva la vita molto interessante, ti faceva venire il desiderio di viverla al massimo. Si percepiva da lontano l’energia e la forza che il suo corpo emanava, la sua voglia inesauribile di fare ti travolgeva, nella sua testa frullavano sempre un milione di pensieri e idee che ti inondavano come un fiume in piena.

Ho sempre avuto l’idea che i suoi sensi fossero più sviluppati dei miei, anche la sua percezione del mondo, alla sua attenzione non sfuggiva mai nulla, vicino a lei mi sentivo spesso come “Alice nel paese delle meraviglie”.

Lei imbastiva e portava a termine progetti su progetti, organizzava, per gli amici, cene da far invidia al miglior catering della città; gite al mare, al lago; tour fotografici alla scoperta di luoghi interessanti; si dedicava, coinvolgendomi (e mi lasciavo coinvolgere mooolto volentieri), allo shopping e alla spesa quotidiana (per questa non cedevo al coinvolgimento, partecipavo solo alla pausa caffè tra il passaggio dalla macelleria alla panetteria, ooodio la spesa quotidiana); la palestra era il suo stile di vita, beata lei; la camminata giornaliera il suo must, ogni tanto convinceva anche a me, ma solo ogni tanto.
La sua casa era sempre ordinata, pulita e quando entravi il profumo di fresco ti inebriava le narici; i vasi di fiori non erano mai vuoti; si prendeva, amorevolmente, cura delle piante sui balconi e mi rimproverava, spesso, per come trattavo e tratto le mie che hanno dovuto imparare l’arte di cavarsela da sole; jazz o blues risuonavano nelle sua casa, ma credo anche nella sua mente e nel suo cuore …
L’ho sempre vista, come una persona con una festa infinita, fuochi d’artificio compresi, dentro, che le davala carica e la spingeva a fare, fare … a vivere una vita “sopra il quinto rigo musicale” tutte note alte o altissime, qualche volta queste note altissime erano difficili da sopportare, ma valeva la pena farlo.

Poi, all’improvviso, non si sa come o perchè, arrivava l’Altra … la sua gemella, ma opposta, e prendeva il suo posto.

L’ Altra subito spengeva la musica, voleva silenzio, ed abbassava anche le luci. Insieme alla musica, alle luci, cancellava gli amici, me compresa.

I fiori cominciavano ad appassire nei vasi; le tante idee e i progetti che “Lei” aveva in mente si scioglievano come neve al sole; nella sua casa il caos cominciava a prendere il sopravvento, perdeva di vista ogni cosa. Nulla la interessava più, i suoi occhi si spengevano e la festa era finita .

Le sue giornate diventavano monotone, sole, nuvole, profumi, colori, diventavano irrilevanti; il suono del telefono, un fastidio. Con l’Altra esisteva solo un grigio che copriva tutto, come una coltre di nebbia. L’Altra voleva solo dormire e quando non dormiva piangeva fiumi di lacrime. In tutto questo grigiore resistva solo l’affetto della sua famiglia che, per fortuna e per amore, anche non capendo, non la lasciava sola, io a volte non capendo, lasciavo in sospeso la decisione su come comportarmi, non comportandomi in alcun modo.

La mia amica era ed è bipolare.

Tanti anni fa non mi capacitavo di cosa le succedesse, ma nemmeno lei stessa lo faceva, e pensavo “Mamma mia! Certo che sei strana parecchio” .

Poi un giorno, uno di quelli in cui, probabilmente, si sentì “arrivata alla frutta”, chiese aiuto e lo trovò, prendendo, così, coscienza del suo problema e rendendone consapevole anche me che giravo, spesso, nel suo mondo. Lasciò che questo aiuto, che arrivò come il famoso spiraglio di luce in fondo al tunnel, la guidasse nel capire il perchè di questo suo sentirsi tanto “up” e subito dopo altrettanto “down”

Le spiegarono, e lei spiegò a sua volta a me, che era una malattia, che come si può essere diabetici, cardiopatici, si può essere bipolari e che, anche per questa, esistevano delle cure.

Sicuramente una malattia complicata da capire più delle altre, specialmente se non la conosci, il primo pensiero è, certamente, che una persona così sia strana, lunatica, disturbata.

Dopo averle fatto tante domande e grazie, anche, ad alcune mie esperienze personali, sono riuscita a capire abbastanza di quel che le capitava. Non era una sua scelta cambiare al punto di diventare l’Altra, anzi “Lei” non lo avrebbe voluto mai, ma non poteva farci nulla, succedeva e basta, l’Altra arrivava e la metteva KO. Non deve essere stata facile vita in cui “Lei e l’Altra” litigavano, continuamente, per il posto in prima fila.

Comunque, dal momento in cui si è lasciata guidare, ha imparato a non avere più paura dell’Altra, perché sa che la più forte, ormai, è Lei ed, ora, lo sappiamo anche tutti noi che le vogliamo bene.

Ormai è qualche anno che é presente, quasi sempre, soltanto Lei, la sua vita e più tranquilla e pacata, non vive più note sopra l’ultimo rigo, ma vive nelle righe. “L’altra“, ogni tanto, prova a romperle le scatole, ma nel giro di una giornata, Lei riesce a prendere il controllo della situazione. Non sono più esistiti periodi in cui mi ha allontanata per tanto tempo facendomi venire la voglia di dirle “fai un pò come ti pare” anche se poi non l’ho mai fatto, il bene che le voglio mi ha sempre fatta desistere.

Spero qualcuno potrà trarre utilità da questo racconto e ringraziando Lei, per avermi concesso di parlarne qui, vi riporto il suo consiglio … quando sentite che qualcosa non va in voi … trovate il coraggio … il coraggio di chiedere aiuto.

“Si passa da momenti di felicità estrema a momenti di incredibile tristezza” (Lei)

Ascolto …

Non è servito altro, questa mattina, per capire che la fase 2 è iniziata … nient’altro che ascoltare.

Come 70 giorni fa qualcuno ha pigiato il pulsante di stop ed ha sospeso lo scorrere del tempo, lasciandoci in un mondo a momenti quasi irreale, dove spesso la mia vita, avendo tanto tempo a disposizione, mi è sembrato scorresse al rallentatore, questa mattina è stato pigiato di nuovo il pulsante e tutto è ripartito.

Sono, in terrazza, in compagnia del mio cagnolino e, mentre lui è impegnato a scrutare ogni movimento, anche lontano, ad annusare ogni foglia che spunta dai vasi, sorseggio il mio caffè ascoltando la vita che questa mattina è decisamente ripresa. Gli uccellini, sicuramente ignari di cosa siano stati per noi gli ultimi 70 giorni, continuano con il loro canto, le mie piante stanno accennando i loro primi fiori, non manca anche la solita upupa che sembra dialogare con il mio cagnolino, lei chiama lui risponde, e, mentre tutto questo per me era quasi una canzone, stamattina, più di tutto, è ripreso il rumore, si lui … il rumore del traffico: la moto del vicino, che il simpaticone, puntualmente, fa rombare a tutto gas disturbando fastidiosamente l’udito ed io puntualmente, nella mia mente, lo insulto (e si riprenderà anche questo rito), i camion che debbono dare gas perchè la strada è leggermente in salita e ogni volta mi viene da incoraggiarli “su su dai che puoi farcela”, le auto che hanno fretta di raggiungere la loro destinazione … il rumore della vita moderna è tornato a fare da sottofondo alla mia canzone e a togliere l’incanto a quel quadro che ogni mattina mi piace contemplare e che negli ultimi 70 giorni aveva un’atmosfera molto bucolica … that’s life!

Buona ripresa di vita a tutti … riprendetela si, ma senza dimenticare la prudenza, che come recita un vecchio detto, non è mai troppa!

“È insopportabile il chiasso che fanno gli uomini” disse il dio Enlil.
(Epopea di Gilgamesh, III millennio a. C.)

E la quarantena va scemando …

La vita detta agli uomini le sue regole, che non sono scritte da nessuna parte.”
(Mikhaïl Cholokhov)

tutti in ansia di tornare fuori, tranne la sottoscritta.

Tutti sull’uscio in attesa che la bandierina si sollevi e dia il via alla tanto agognata libertà.

In realtà nella mia città la libertà se la sono concessa da oggi, tante persone a camminare, tanti a correre, probabilmente pensando, ognuno, di essere l’unico/a “perchè siamo ancora in quarantena” e … l’assembramento è servito, chissà lunedì cosa ci aspetterà?

Capisco l’esigenza di ognuno di respirare aria nuova, di uscire dalla routine di una quarantena che non ci siamo cercati, capisco tutto, ma perdonatemi se meglio di tutto capisco lo sfogo di una sorella che amo come me stessa.

Lei è un medico di P.S., uno di quegli angeli che tutti abbiamo imparato ad amare in questi ultimi mesi, anche se, fino a qualche mese fa, portare in prima pagina qualche loro “errore presunto o no” era lo sport preferito di tanti.

Vi racconto la sua vita negli ultimi 2 mesi. Mentre noi tutti, me compresa, in quarantena siamo stati in casa trastullandoci tra libri, tv, figlioli, giardini, chiacchiere con gli amici via web, momenti di sclero o quant’altro siamo riusciti a fare nell’ambito dello spazio di tempo e voglia che avevamo, con l’abbigliamento più di nostro gradimento, per lei non è stato così.

Lei ha vissuto, e tutt’ora vive, due mesi di paura, due mesi in cui ogni paziente poteva essere quello che, al minimo sbaglio, le avrebbe trasmesso il virus, che lei avrebbe potuto ritrasmettere ad altri; due mesi di turni massacranti, in cui sapeva quando il suo turno iniziava e non quando finiva, due mesi in cui non ha mai tolto la mascherina e ancora non la toglie; due mesi in cui la maggior parte delle ore le ha passate in ospedale in abbigliamento da ghostbuster, nemmeno la possibilità di una pausa per poter respirare anche un minuto senza tutto l’ambaradan; due mesi lontana dai suoi figli oppure, le poche volte più vicina, con mascherina e tutte le accortezze possibili, niente abbracci, baci, coccole.

Due mesi lontana da me nonostante abitiamo porta a porta, ma il rispetto di tutti noi è stata la sua scelta in questo periodo e, anche se i vari tamponi a cui è stata sottoposta son sempre stati negativi, lei non ha mai abbassato la guardia.

Ieri in una delle nostre chiacchierate telefoniche mi ha detto di essere stanca, di essere stanca ogni volta di dover stare rinchiusa in tutti quegli abiti, di essere stanca di dover dire a chiunque di fare attenzione perchè il virus esiste ed è pericoloso, “ho visto persone, giovani e non, arrivare e dover essere intubare subito e mandate in rianimazione, mi dispiace perchè non so nemmeno chi ce l’ha fatta e chi no. Se penso che ora torneranno tutti per strada e non so quanti rispetteranno le distanze, prenderanno le dovute precauzioni, mi viene solo da incazzarmi perchè sono due mesi che faccio una vita da inferno e questi sanno solo lamentarsi di non poter più stare in casa. Spero solo che non tornino a riempire il P.S.”

Lo spero anche io e per questo, non avendo un lavoro dove correre, e per rispetto di tutti questi angeli, continuerò a stare a casa, a guardarmi i tramonti dal mio balcone, a leggermi i miei libri, a scrivere qualche pensiero qua e la, a preparare qualche dolce per la mia famiglia e la sua, in attesa che sia mia sorella a dirmi “vai, siamo tutti più tranquilli”