Quando a parlare sono i fatti …

Giovanna Botteri, la giornalista attaccata nel periodo del lockdown per il suo modo di presentarsi lontano da tutti i clichè a cui siamo abituati, ha vinto, ad Ischia, il premio di giornalista dell’anno.

La sua una rivincita di fatti e non di parole. All’epoca delle polemiche lasciò correre il tutto con  grande fair play: non si offese, non si indignò, continuò a svolgere il suo lavoro di inviata con l’impegno che la caratterizza e la semplicità di sempre.

Oggi, con il premio di “giornalista dell’anno” lei, che dalla Cina già ci raccontava il Covid quando ancora non era pandemia, raccoglie i frutti del suo lavoro. Complimenti ad una donna che dovrebbe essere d’ispirazione non solo a chi ambisce lavorare nel mondo della TV, ma a tutti.   Basta nel dare importanza all’apparire delle persone a scapito del chi sono veramente.

Competenza, professionalità e preparazione valgono molto più di una tinta ben fatta o un abito firmato, specialmente a 63 anni, quando puoi, con orgoglio, vestirti o agghindarti come meglio credi e non doverne rendere conto a nessuno, perchè tu vali.

E poi mi dico: “Cosa c’è di meglio del vivere una vita libera da stereotipi, clichè, imposizioni, di guardarsi e dirsi mi amo così come sono libera di essere me stessa?

“Tutti ti valutano per quello che appari. Pochi comprendono quel che tu sei” (Niccolò Macchiavelli)

Primo giorno di scuola

Nell’emergenza, che avrebbe dovuto favorire, ma in cui, più di ogni altro momento storico, l’inizio scuola avrebbe dovuto essere organizzatissimo, abbiamo il solito avvio all’italiana, ritardi, confusione, disorganizzazione, ma si può sempre migliorare no?

Sperando, quindi, nel miglioramento futuro condivido con voi questa riflessione di Alessandro D’Avenia, pubblicata stamattina dal Corriere della Sera, che ho trovato estremamente interessante.

Crisi di nervi

Buona scuola a tutti alunni, genitori e insegnanti.

Quello che vogliamo è vedere il ragazzo alla ricerca della conoscenza, e non la conoscenza alla ricerca del ragazzo.
(George Bernard Shaw)

“Tu nega, nega sempre anche l’evidenza”

Ed così che nascono i negazionisti.

Il primo che mi viene in mente San Pietro, per ben tre volte negò di conoscere Gesù,  poi mia sorella bambina, quando con una faccia da schiaffi negò e stranegò di aver letto, dopo aver forzato il lucchetto, il diario segreto che tenevo con mia cugina, salvo poi snocciolar giù tutti i soprannomi che, nel diario, avevamo dato ai nostri amici e che lei non poteva conoscere, la sua confessione spontanea arrivò in età ormai adulta.

Altro negazionista un mio amico che, dopo ben dieci anni, continua a negare alla sua amante di essere sposato. A Renato, che il triangolo non lo aveva considerato, gli fa un baffo, il mio amico il triangolo ce l’ha ben chiaro e con nonchalance si destreggia tra i suoi vertici.

Negare l’evidenza è una prassi piuttosto in voga, al punto che esistono tutta una serie di rivendicazioni negazioniste, che hanno portato anche alla formazione di gruppi, che negano di tutto “La shoah”,“Il 5g”, in questi giorni soprattutto “Il coviddì che non c’è” mentre noi tutti, che facciamo attenzione e magari rimandiamo anche le vacanze, siamo degli emeriti salami. Tra tutti, però, quelli che mi fanno spanciare dalle risate sono i terrapiattisti, alla fine le loro teorie non fanno del male a nessuno, o quasi. Su youtube potete trovare, sull’argomento, dei video esilaranti.

Ebbene si i terrapiattisti coloro che negano che la terra sia una sfera (ok lo so, non un sfera perfetta, ma per comodità semplifico a sfera) supportando la loro tesi con numerose teorie tutte, ovviamente, complottiste o quasi assurde. Per esempio, le foto dallo spazio del nostro pianeta sono un falso, sono state modificate ad hoc dalla Nasa per farci credere che la terra sia sferica. Il motivo del complotto non è chiaro, ma il complotto c’è.

C’è ed ha, anche, radici lontane, iniziò con Aristotele che fu tra i primi ad intuire la sfericità della terra,  proseguì con Tolomeo altro sostenitore della terra sferica, anche se entrambi, con i loro mezzi e conoscenze, la posizionarono al centro del sistema solare. Furono Copernico e Galileo, poi, che la rappresentavano sempre sferica, a dimostrare che girava intorno al sole e il complotto si compì. Del complotto fece parte anche Newton con la sua forza di gravità, che se quel giorno la mela l’avesse raccolta e mangiata, senza star li a studiarci sopra, a chiedersi perchè e per come, adesso non sarebbe allibito nel sentire le nuove teorie.

Fatto il breve excursus storico, superficiale e impreciso, spero mi perdonerete, del complotto veniamo ai terrapiattisti: la terra non è sferica, ma una specie di disco, il polo nord è al centro, il polo sud è tutta la circonferenza del disco. Ai confini della terra c’è il ghiaccio, il sole e la luna sono molto più piccoli e girano intorno alla terra. Mentre Copernico e Galileo sono con le mani tra i capelli, Newton è li che chiede diritto di replica, perchè, anche la forza di gravità non esiste. Se così fosse, perché la mela che si stacca dall’albero non prende il volo? Non lo so. Non ho approfondito, ma avranno trovato una spiegazione anche a questo.

Ovviamente, essendo piatta, la terra ha una fine, oltre la quale non si sa cosa ci sia e,  temo, non lo  sapremo mai. È, infatti, di questi giorni una divertente notizia che, oltre farmi ridere, mi ha spinto a leggere un pò di queste teorie del terrapiattismo e dato il la per scrivere questo post.

Due terrapiattisti veneti hanno comprato una barca e, in pieno lockdown, sono scappati  per salpare da Termini Imerese in direzione Lampedusa dove, secondo loro, finisce il mondo, per scoprire cosa ci sia dopo la fine. Purtroppo non lo sapremo mai!

I due, marito e moglie, si sono persi in mare. Usavano una bussola, ma poichè il magnetismo terrestre non esiste, la bussola probabilmente non ha funzionato e loro hanno fatto naufragio ad Ustica dove sono stati soccorsi dalla polizia costiera ed essendo in periodo di lockdown sono stati messi in quarantena.

Evasi dalla quarantena hanno tentato, con la loro barchetta, di riprendere il mare in direzione Lampedusa, ma sono stati riacciuffati e riportati indietro. La storia l’ha raccontata il medico che li ha avuti in cura dopo il naufragio perché stremati e disidratati, spero il medico fosse anche psichiatra.

Comunque, al di là del mio scherzare, ho scoperto che il terrapiattismo ha radici lontane,  i primi sostenitori moderni risalgono al 1800 e nel corso del tempo sono stati diversi i personaggi sostenitori di questa teoria, sono stati scritti libri e fondate società con numerosi adpeti.

E se tutti avessero torto e la terra non fosse ne piatta, ne sferica, ma un triangolo? “No il triangolo noo! Non l’avete consideratooo!”

Il nido è vuoto …

Oibò abbiamo iniziato in due, tempo quattro anni eravamo saliti a quattro e passati altri 11 anni la squadra di basket era al completo, mancava il pelosetto come mascotte che si è aggiunto 2 anni dopo.

Sono bastati una manciata di anni, tra l’altro volati via in un soffio, per fare il percorso a ritroso e, da un paio di settimane, ritrovarci in 3: io, mio marito e il pelosetto.

Anche l’ultimo dei ragazzi si è trasferito a Milano per intraprendere un nuovo corso di studi.

Il nido è vuoto … dovrei essere triste, sentirmi persa, abbandonata?

È la domanda che mi sto facendo in questi giorni o a cui le amiche mi costringono.

“Allora come stai? So che è partito anche il piccolo, non ti senti sola? È arrivata la sindrome del nido vuoto?”

Si mi mancano i miei figli, mi mancano le nostre chiacchiere, mi manca la loro presa in giro quando guardo qualcosa di commovente in TV e mi scendono le lacrime “Eccola eccola ci siamo … lacrimucciaaa!!!” o quando insieme ridiamo a crepapelle, mi manca commentare un film, un libro o qualche notizia con loro o fare qualche petteguless, mi mancano i pranzi e cene movimentati. Tantissimo mi manca ascoltare il più piccolo di loro suonare il pianoforte e mi sto scervellando su come riuscire a collocare un piano digitale nella sua minuscola casa milanese, perchè non vorrei che si allontanasse da questa sua passione.

Tutte queste mancanze, però, sono compensate dalla felicità immensa di sapere che stanno seguendo ognuno la loro strada, che lo fanno con serenità e tanto entusiasmo, quindi felici loro, felice io.

Siamo nell’era tecnologica e grazie ai cellullari le distanze si accorciano con un click e sempre con un click si colmano e annullano le mancanze.

Cosa non meno importante, ho tanto tempo libero tutto per me, forse troppo e, per il momento, tutto ciò mi fa sentire un pò frastornata, non c’ero più abituata. Penso al milione di cose che potrei fare e non concludo nulla, ma è bello anche vivere alla giornata, pian piano riuscirò a mettere in piedi i miei progetti, tra i quali non mancherà qualche buon viaggio a Milano a trovare i miei figli (scusa ufficiale), perchè il cazzeggio milanese l’ho sempre fatto e continuerò a farlo con la mia socia di blog Quarantenastyle.

Amali, nutrili, insegna loro la disciplina e lasciali liberi. Così avrete un buon rapporto per tutta la vita.
(Marry G. L. Davis)

La bella, la brutta, i cattivi

Ho preso ispirazione da un titolo di Sergio Leone, modificandolo, per introdurre un argomento che in questi giorni ha fatto chiacchierare il mondo del fashion.

La bellezza e quanto questa sia soggettiva. Al riguardo mi rifaccio ad un vecchio detto    azzeccatissimo per l’occasione “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace” e si sa i detti o proverbi hanno la loro ragione di esistere.

Veniamo al dunque, chi è la bella?

Lei

Armine Harutyunyan, modella armena che ha sfilato per Gucci alla fashion week.

Chi è la brutta?

Sempre lei

Armine Harutyunyan, modella armena che ha sfilato per Gucci alla fashion week.

Chi sono i cattivi?

Tutti coloro che alla notizia, non certa, che la maison Gucci consideri Armine  tra le 100 modelle più sexy del mondo si sono scatenati contro di lei, sui social, con una violenta campagna di body shaming: insulti, sberleffi e offese.

Aggiungo  anche che se la notizia fosse certa, questi restano, comunque, i cattivi.

A me Armine non sembra una ragazza brutta, sicuramente i suoi lineamenti sono inusuali, non rientrano nei canoni occidentali, ma la rendono particolare, interessante, da guardare. È sexy? Si mi sembra sexy, chi non vorrebbe quel fisico? Io un giro con quel fisico lo farei volentieri, magari andando a fare shopping, così da poter comprare di tutto senza farmi seghe mentali: “No i pois no sarei una palla tra le palle! Le righe? Siamo matti? A l l a r g a n o! Qualcosa di nero grazie.”

Si può insultare sui social una ragazza perchè non rientra nei nostri canoni estetici? Canoni estetici che, sempre sui social, sono condizionati, ormai, da innumerevoli filtri e controfiltri.

La si può insultare perchè alla nostra vista è brutta? Torno all’inizio può piacere o non piacere è legittimo, ma insultare è incivile e purtroppo, temo, che la nostra civiltà sarà ricordata per la sua inciviltà.

Con l’occasione prendendo spunto da una famosa e sfruttata, giustamente o ingiustamente, citazione di Dostoevski “Il bello ci salverà”, oserei dire che prima del bello debba salvarci un buon cervello, senza quello il bello non potrà fare nulla per noi, specialmente se la sua soggettività scatena la cattiveria di alcuni.

Si parte … non si parte

Grande dilemma questi giorni in casa mia.

Il 2 settembre dovremmo partire per la Sardegna, io non voglio partire, ho paura, mio marito vuol partire perchè “sul covid in Sardegna  stanno esagerando”. Se non ricordo male Briatore diceva, addirittura, che il covid non c’era. Ed ora, invece,  gli toccherà un lockdown nella casa della Santanchè; due, anzi, tre disgrazie in una botta sola: il covid, il lockdown, la Santanchè.

“La nostra è una vacanza sicura” tuona mio marito. In effetti potrebbe esserlo andremmo a casa di amici e loro stanno bene “ma non vorrei essere io a portargli il covid” ribatto io, pensando che a 3 km da casa mia potrebbe esserci una potenziale zona rossa (800 persone in lista), di cui tutta la città parla, ma di cui ufficialmente non si sa nulla.

“E poi, con il Billionaire chiuso che andiamo a fare in Sardegna? Non possiamo nemmeno andarci a prendere un aperitivo 😁”

“Sai bene che noi al Bilionaire  potremmo prendere solo il Covid”

“Vabbè io non vengo ho paura. Perchè se posso evitare debbo andare a rischiare?”

“Ho prenotato la cabina ci chiudiamo dentro e non avviciniamo nessuno” “Seee l’unico modo di viaggiare sicuro è andare a nuoto! Io non vengo punto”

“Sei esagerata! I nostri amici ci aspettano” “Parti da solo io non vengo e se torni positivo fatti ospitare dalla Santanchè”

Si partirà, anzi … partirà?

“Sei in vacanza quando la vacanza è dentro di te” (Liberamente)

Ferragosto

Da bambina era una delle mie festività preferite. Mi piaceva la tavolata che quel giorno organizzava la mia famiglia e il profumo di famiglia unita e felice che si respirava.

La mia nonna paterna a capotavola e i suoi 6 figli, tutti full optional (mogli, mariti e figli), 3 maschi e 3 femmine, intorno alla tavola.

Già dal giorno prima c’era un gran movimento, perchè le persone da mettere a tavola non erano proprio 5 o 6, ma, minimo 26 se solo la famiglia stretta, se poi capitava, e vi assicuro che capitava, che gli inviti fossero estesi in un batter d’occhio si arrivava a 30-35 “È do’ sta er probblema? A Piè va a pià nantre pò d’assi che tocca d’allungasse!”

Di solito la tavola veniva allestita sotto al grande noce a casa di una sorella del papà.

C’era un gran via vai, chi pensava ai cavalletti, chi agli assi, chi a reperire sedie per tutti,  noi bimbi eravamo addetti all’apparecchiatura, a giro uno metteva i piatti, uno i tovaglioli, ecc ecc e poi via tutti a giocare.

Mentre le donne cucinavano, mio papà era addetto ad affettare il pane, sembra cosa da poco, ma ne doveva affettare di pane per tutte quelle persone e per il piatto forte ne serviva parecchio, perchè la scarpetta non si poteva evitare.

Il piatto forte? Le lumache al sugo, che ora solo a scriverlo mi viene la nausea, ma allora ne ero golosissima, specialmente della parte in cui intingevo la fetta del pane nel sughetto piccante con un sentore di mentuccia, debbo averne mangiate un po’ troppe.

Essi le lumache erano la tradizione del luogo, ma sul posto, già allora, cominciavano ad essere introvabili, poiché tanti le cercavano per venderle alle trattorie locali. Quindi mio papà 2 o 3 giorni prima che si andasse al paesello, lui era l’unico dei fratelli che aveva lasciato il paese e tornava li per le vacanze, andava a cercare le lumache nelle nostre zone, dove ancora non si usava granché mangiarle. Aspettava qualche mattina più umida o che la notte avesse piovuto un pò e andava. Poi mia mamma le custodiva fino alla partenza, non so come, perchè io non le guardavo che mi facevano impressione, da vive, ovviamente cucinate no. Partivamo per le vacanze che in macchina avevamo più lumache che valige ed erano anche lumache felici perché, per una volta, si spostavano alla velocità della luce, meno felici quando finivano nei pentoloni.

Erano dei ferragosto emozionanti. Ritrovare dopo un anno tutti i miei cugini e cugine insieme era, per me, una festa nella festa, perché durante l’anno li vedevo di rado e magari uno, due per volta. Si giocava e litigava senza sosta, ci facevamo ogni sorta di dispetti, nella partita a calcio o in quella a pallavolo eravamo sempre maschi contro femmine e chi vinceva “annaffiava con il budello” i perdenti, che, poi, diventava un’innaffiatura generale e con l’acqua del pozzo che era anche bella gelida.

La sera tardi quando, dopo la tombola in piazza, la comitiva si scioglieva tutti noi cugini volevamo andare a dormire dalla nonna e lei, che aveva una casa piccina, solo un camera e una grande cucina ci accontentava. Cercava di sistemarci in ogni pertugio che fosse orizzontale, il suo lettone, il lettino che era nella cucinona, sistemato tra le due finestre che davano sulla via principale del paese, e lei quella notte si sacrificava a dormire in poltrona, quella davanti alla finestra da cui, durante il giorno, seguiva tutti i movimenti locali. La maggior parte ci sistemava nel suo lettone, stipati come le sardine, uno con la testa davanti ai piedi dell’altro che “c’entrate meglio” … ed eravamo felici. “Stai fermo con quei piedacci che puzzano e mi fai male!” “E tu sposta la tua testaccia”

Buon ferragosto felice a tutti!

“Antò fa caldo!”

“Antò fa caldo!” ve lo ricordate il tormentone del 2001 con il bell’Antonio che portava un bicchierone di thè fresco alla moglie spinto dalla speranza di scagliare qualcosa?

Ecco sono due giorni che mi frulla nella testa, ma immagino di non essere la sola. Tra il caldo che si fa sentire e il ferro da stiro che, ad un certo punto, diventa inevitabile accendere, sono due mattine che mi regalo bagni di calore intenso. E tra una camicia e l’altra ogni tanto mi ritrovo a dire “Antò fa caldo” ma di Antonio nemmeno l’ombra. Se voglio qualcosa di fresco debbo provvedere da sola.

In compenso, questa mattina ancora immersa nel mio bagno di vapore, sento affacciarsi qualcuno alla porta, ho subito pensato “Ohhh si il bell’Antonio”, era mio marito con la sua citazione del giorno “Tenetevi strette le donne che stirano d’estate” … direi un momento perfetto, uno di quelli in cui penso … “ma perchè proprio io?”

Buon caldo a tutti!

Quante cose fa il freddo: punge, morde, penetra, tempra, cinge.
Il caldo è un essere grezzo che si accontenta di stendere.
(Fabrizio Caramagna)

Grazie …

A chi continua a gridare al complotto, in particolare sui social, dove ancora si continua a leggere di tutto e di più sull’inesistenza del covid.

A chi, per un anno, non ha potuto rinunciare alla vacanza sia in Italia che all’estero rientrando positivo. In particolare ringraziano i familiari ora in quarantena o contagiati.

A quei politici che, noncuranti della salute pubblica, continuano a dire “La mascherina non serve. Il covid non esiste”. Spero che, se non il virus, almeno le prossime elezioni vi spazzino via, comunque grazie anche a voi.

Grazie a chi non ne vuol sapere di evitare gli assembramenti e non si cura di usare la mascherina o la distanza sociale: aperitivi, balli, passeggio in vie affollatissime. In particolare vi ringraziano anche coloro che lottano contro il virus, gli angeli, li ricordate? Oltre vedersi tagliare le ferie, perchè negli ospedali lo stato di emergenza non è mai finito, mentre noi ci lamentiamo del caldo, continuano a lavorare coperti di tutto punto, ma solo perchè si sentono fighi, non per il covid perchè pare che non esista.

Anche oggi 481 nuovi positivi, che si aggiungono a quelli di ieri, dell’altro ieri, dell’altro ieri ancora. Facendo 2 conti con i dati del Corriere della Sera, dal primo agosto ad oggi siamo a 3.881 contagiati in più in 13 giorni, ma il Covid non esiste ed anche questi ultimi dati fanno parte del complotto.

Quasi comincio a sperarci in questo complotto, accetterei più volentieri sapere di essere stata raggirata piuttosto che sapere gli ospedali di nuovo pieni.