Colori

Giallo, arancio, rosso … e arancio scuro … e rosso … e di nuovo arancio e poi giallo  e poi rosso e …

E potrei perdermi dietro a tutto ciò …

E non mi interessa sapere se il momento è giallo, arancio o rosso, poco cambia dall’uno all’altro.

Mi interessa solo non dimenticare quante sfumature di colori esistono ancora con cui dipingere le nostre vite.

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

Sincronizziamoci!

“Sincronizziamo i cuori sullo stesso bpm
Silenzia il cellulare che non ti serve a niente
A meno che non ti serva fare una fotografia
Di noi che ci abbracciamo forte e poi decolliamo via”

canta il mitico Jova in Sabato. Cosa c’è di più bello quando si ama che sincronizzare i cuori sullo stesso battito? Nulla, purché oltre al battito non si sincronizzi altro. Già il battito dice molto di noi all’altro e non è affatto necessario rivelarsi troppo, lasciamo sempre un leggero alone di mistero che possa alimentare il desiderio di conoscersi sempre più, insomma riveliamoci un pò per volta, almeno non finisce subito (pessimismo da esperienze indirette).

Ma non deve aver considerato l’alone di mistero quel giovane che ha pensato di sincronizzare il suo Fitbit (orologio per sportivi che rileva tutti i tipi di performance, ma proprio tutti) con quello della sua ragazza. Sicuramente, dopo aver sincronizzato il bpm sulle frequenze accelerate, deve aver creduto che sincronizzare il Fitbit fosse doveroso, ma mai Fitbit fu più malandrino o subdolo.

Succede che una mattina, dopo che il giovane ha passato la serata fuori con gli amici, la dolce ragazza decide di preparargli la colazione, ma mentre è intenta a fare ciò si consuma la tragedia.

Arriva sul suo Fitbit una notifica “Congratulazioni! Il tuo ragazzo dalle 2 alle 3 ha fatto sesso con un’altra o altro”, no in realtà la notifica non dice questo, ma si congratula con il ragazzo per aver consumato, tra le due e le tre di notte, ben 500 calorie. Se, però, dalle due alle tre di notte non sei ancora tornato a casa e in quel lasso di tempo hai anche consumato 500 calorie ci sta che lei abbia letto “Ha fatto sesso”. Sta di fatto che la ragazza ha concluso la storia scrivendo “I shoved that breakfast where the sun doesn’t shine” (per la traduzione organizzatevi, si parla di parti intime e certe cose non le scrivo, in italiano ovviamente)

Ma io sono buona e ho quindi deciso di fare un ricerca per capire cosa avrebbe potuto fare il giovane dalle due alle tre di notte per consumare ben 500 calorie che non fosse “fare sesso”, perché non sempre la conclusione più ovvia è anche quella giusta.

Ed ecco qua, 500 calorie in sessanta minuti per:

  • Una corsa leggera a circa 8 km/h; gli si è rotta l’auto ed è tornato a casa correndo ma con molta calma … forzando un pò ci può stare si.
  • Nuotare ad un’andatura tranquilla; alle 2 di notte?no poco probabile, a meno che non sia un nuotatore professionista super fissato.
  • Un giro in bicicletta con un’andatura moderata; le città di notte sono belle e perchè no un bel giro in bici? … I approve
  • Salire e scendere le scale senza fermarsi; è sempre un su e giù, ma fatto in maniera diversa … uhm, più probabile l’altro su e giù.
  • Partita a beach volley in spiaggia; con gli amici di notte? Troppo buio per vedere dove finisce la palla … not approved
  • Pattinare sul ghiaccio o con i pattini a rotelle; se fossimo a New York un giro sulla pista di Central Park … sarebbe figooo! Approved o not approved that is the question
  • Un ballo scatenato; dalle 2 alle 3 di notte … possibile.
  • Navigare in canoa; (solo a titolo informativo: non è lo stesso per la navigazione in internet che richiede circa cinque o sette ore per bruciare 500 calorie) … da escludere sempre troppo buio!
  • Rassettare casa e se poi mentre rassetti ascolti la musica e balli con la scopa le calorie consumate aumentano; attività poco notturna e non fattibile fuori casa … bocciata.

Insomma secondo voi cosa potrebbe aver fatto il tipo in quei sessanta minuti? Voi come avreste giustificato quel dispendio di calorie?

Non so voi, ma io non ne ho idea, so, però, con certezza che sincronizzarmi non è per me, non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché non vorrei dovermi chiedere cosa nascondono gli altri … so che poi non mi limiterei ad una colazione nel …

Vi saluto la scopa mi ha appena chiesto un ballo, non posso sottrarmi, 500 calorie non sono da buttar via, anzi si sono proprio da buttar via … buon proseguimento a tutti!

Robin Williams in Mrs. Doubtfire

p.s.: la notizia è facilmente reperibile in rete

Tutta colpa di Shakespeare

dammi tre parole: bacio, luna, tempo suggerite da raccontidialiantis

“Se per baciarti dovessi poi andare all’inferno, lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci. (Shakespeare)” “Anche non fosse di Shakespeare, ma di qualc’un altro potrebbe, comunque, avere ragione” pensa Giulia continuando a fissare il telefono “Deprimente che alla mia età, quasi trent’anni, non abbia mai baciato qualcuno da poter dire di aver visto il paradiso”

Ne ha dati di baci Giulia, non è più una ragazzina ed ha avuto le sue storie, ma è convinta di non aver mai dato quello giusto, quello che ispirerebbe la più bella delle poesie o la frase di cui tutti si vorrebbero appropriare per dire “Si è così! Lo posso confermare e non avrei saputo descriverlo meglio” Sicuramente non sarà lei a scriverla e dovrà continuare, tramite i racconti di altri ad immaginare le sensazioni che il bacio giusto, nel momento giusto, ma soprattutto con la persona giusta possa dare, nemmeno nei sogni le è mai capitato.

Chiude il telefono stanca di scorrere le numerose citazioni, frasi e aforismi che popolano i profili social dei suoi amici e si alza dal divano per andare verso la libreria, da uno sguardo veloce ai titoli dei libri, ma non trova quello che le dice “Leggi me! leggi me!”

“Non è giornata, sono troppo distratta, confusa, stanca, annoiata” pensa mentre prende il cappotto dall’appendiabiti nel corridoio, lo indossa ed esce a fare una passeggiata.

“Forse incontro Saverio e facciamo due chiacchiere è un pò che non lo sento” si dice mentre varca il portone del palazzo per trovarsi subito in strada con il pensiero fermo su Saverio, l’altro suo punto debole e si avvia in direzione dei giardini pubblici poco distanti.

La luce sta cambiando, il sole saluta quel giorno tingendo il cielo di molteplici sfumature arancio, rosa, giallo, blu da renderlo incantato. Con lo sguardo in su, senza riuscire a distogliere l’attenzione da quei colori, si addentra nei giardini. Il crepuscolo della sera e quello del mattino, quando il sole gioca a fare il pittore, sono i momenti della giornata che preferisce.

“Bello spettacolo vero?” esclama qualcuno avvicinandosi “Saverio! Sei qui!” esclama Giulia, riconoscendo la voce e continua “Speravo di incontrarti” “Lo sapevo, come so che è il tuo momento preferito per camminare, per cui eccomi!” le risponde abbracciandola “Ok sul mio momento preferito, ma non potevi sapere che speravo d’incontrarti” replica Giulia ridendo e rispondendo all’abbraccio “In effetti no o forse sì o forse è quello che speravo io” continua lui senza, però, liberarla dall’abbraccio “Ho voglia di chiacchierare un po’ con te” gli risponde lei restando tra le sue braccia.

Ogni volta che lui l’abbraccia Giulia sta bene in quell’abbraccio, si sente viva, al sicuro, quasi a casa e vorrebbe che non finisse mai, ma non capita spesso che lui lo faccia.

“Vuoi parlare di qualcosa in particolare o parler pour parler?” chiede Saverio sfoggiando una della poche frasi di francese che conosce e mettendo un’eccessiva enfasi sulla erra “Mais oui mon ami qualche chiacchiera tra amici” cinguetta Giulia “Bien mia cara, scegli un argomento, sono a tua disposizione” “Scegli un argomento? Come stai? Che hai fatto? Sei felice? Non possono andare per cominciare?” e ride “Hai ragione!” Saverio pensa un attimo “Se sei felice, è di questo che vuoi parlare” “Si” gli risponde Giulia avvicinandosi un pò più a lui “Allora dimmi luce dei miei occhi, sei felice?”

“Luce dei miei occhi … e questa da dove esce?” dice Giulia ridendo divertita “Perdonami mi è uscita così, lo so è ridicola” “Ma no dai è divertente” “Ok! ok! Non vuoi farmi sentire un idiota e per questo ti adoro” dopo una pausa, serio le chiede “Sei felice Giulia?” “Non lo so, forse sì, forse no. Ho un lavoro, una casa tutta mia, posso andare in vacanza dove voglio, eppure sento che mi manca qualcosa, mi sento incompleta o forse non abbastanza viva o forse, bo non saprei proprio. Comunque se oggi sto così è tutta colpa di Shakespeare” “Shakespeare?!” chiede Saverio sorpreso “È venuto a trovarti? Ti ha offesa o importunata? Dimmi subito che vado a cercarlo e gliene dico quattro” lei scoppia a ridere “No non mi ha importunata, mi ha solo fatto riflettere sulla mia vita amorosa” Saverio la guarda cercando di leggere qualcosa in più nei suoi occhi e le chiede “Forse la tua vita amorosa ha qualcosa che non va come la mia?” “Cosa ha la tua che non va?” domanda lei incamminandosi di nuovo “Pensavo lo sapessi?” le risponde Saverio camminandole a fianco “Cosa dovrei sapere?” insiste a chiedere Giulia “Del mio amore non corrisposto … almeno credo” “Oh come mi dispiace Saverio. Chi è l’idiota che non corrisponde il tuo amore? Non capisce nulla! Sei fantastico, sei l’uomo perfetto da amare, credimi” “Dici davvero?” – “Certo! Guardati, sei un bell’uomo, simpatico, gentile, sai ascoltare, devi solo avere fiducia in te stesso” e gli da un colpetto di incoraggiomento su un braccio “Forse hai ragione, ma lasciamo stare me e dimmi cos’ha che non va la tua vita amorosa” – “Tutto!” e tutto d’un fiato continua “Intanto sono sola e non dirmi potresti prendere un gatto, non è quello che voglio. Vorrei innamorarmi, anche se forse lo sono ma …” ha un attimo di esitazione poi prosegue “Insomma vorrei provare sensazioni forti e vorrei essere disposta ad andare all’inferno pur di provarle. Mi capisci?” “Non proprio, ma immagino che il tuo andare all’inferno abbia a che fare con Shakespeare” “Esatto! Oggi mi sono scazzata dopo una sua poesia, che forse nemmeno ha scritto lui, ma non importa, mi sono scazzata lo stesso ed ho iniziato a pensare che non ho mai baciato nessuno al punto di sentirmi in paradiso” “Davvero?” le chiede Saverio “Si davvero!” e mentre l’ascolta parlare Saverio la osserva: quel viso, quei lineamenti, quella voce, quella donna gli piacciono da morire.

Si conoscono da più di un anno ormai, ma non è ancora riuscito a parlargliene.

Si erano incontrati al parco un giorno che lui era con Toby, il suo cane. Un piccolo incidente tra Giulia e Toby li aveva fatti conoscere, era nata così la loro amicizia e nei mesi si era consolidata . Si incontravano spesso passeggiando e ogni volta continuavano la camminata insieme chiacchierando, ridendo e scherzando, era diventato quasi un rito serale, ma senza nessun impegno preciso, chi c’era, c’era. Avevano anche bevuto qualche aperitivo insieme, consumato qualche cena al pub sotto casa di lei e si sentivano con dei messaggi via cellulare, ma tutto finiva lì, lui non trovava un modo per andare oltre. Giulia era riservata. Non si esponeva molto su sé stessa tranne in rare occasioni, come in quel momento, in cui si lasciava andare e, allora, si raccontava a ruota libera e lui si sentiva travolto da lei, impazziva dal desiderio per lei e si convinceva sempre più di amarla.

“Avere fiducia in te stesso” Saverio pensa alle parole che Giulia gli ha detto poco prima, si ferma un attimo e le dice “Dammi le mani” lei si gira verso di lui e gliele allunga subito, lui le prende e le stringe con forza tra le sue “Chiudi gli occhi” – “Perchè cosa vuoi farmi fare?” dice lei fingendosi preoccupata “Fidati” le risponde. E lei, che di Saverio si fida tantissimo, li chiude.

Aveva riposto la sua fiducia in lui fin da subito, dalla prima volta in cui lo aveva conosciuto. Era rimasta colpita oltre che dall’amore che lui aveva per il suo cane, che spesso li accompagnava nelle loro passeggiate e di cui anche lei, fin da subito, si era innamorata, dai modi educati e rispettosi che aveva con lei e dalla sua timidezza. Se non fosse stato per Toby che si era scontrato con Giulia facendola cadere, non si sarebbero mai conosciuti. Probabilmente Saverio, anche incrociandola spesso, oltre all’educato buongiorno con cui la salutava ogni volta, non le avrebbe mai rivolto altre parole, ma in quell’occasione non aveva potuto farne a meno, l’aveva soccorsa ed era stato gentilissimo e simpatico nel farlo. A volte non le sarebbe dispiaciuto se lui avesse osato di più con lei, ma non lo faceva e lei, pur essendo parecchio presa dalla loro amicizia, rispettava la sua scelta cercando di essere discreta e non invadente, non voleva perderlo per nessun motivo al mondo.

Giulia ad occhi chiusi e con le mani strette in quelle di Saverio aspetta, fa un passo quasi a voler camminare ma lui la blocca. Si sente strana, c’è un’intensità diversa tra loro due quella sera “Ferma non ti muovere, non andiamo da nessuna parte e resta ad occhi chiusi”- “Ok sarò immobile”- “Bene” dice Saverio cercando di nascondere una certa emozione. Poi si avvicina con il volto a quello di lei, sente il suo respiro sfiorargli le guance e pensando di nuovo “Abbi fiducia in te stesso” le lascia le mani per tirarla verso sé e appoggiare le labbra a quelle di Giulia che è sorpresa, ma non si tira indietro, anzi si avvicina ancora di più lasciando che le sue labbra si rilassino al contatto con quelle di lui. Le dischiude leggermente per invitarlo ad osare di più e lui ne approfitta subito.

Giulia è travolta da un’infinità di sensazioni. Più lui insiste con il bacio, più lei si sente coinvolta, ma non è solo un coinvolgimento fisico, c’è molto di più. Mentre il suo cuore esplode, la sua mente si libera e tutte le paranoie improvvisamente non ci sono più, sono svanite lasciando spazio solo a pensieri su loro due, a momenti di loro due, a cose dette tra loro due che giacevano sopite in attesa di qualcosa che le portasse alla luce e quel qualcosa è arrivato “Sarò in paradiso?” si domanda Giulia che socchiude gli occhi un istante per accertarsi di non sognare. Il crepuscolo ha lasciato spazio al buio, ma il chiarore della luna alta nel cielo, le consente di vedere i lineamenti rilassati di Saverio. Per un’istante apre gli occhi anche lui, ma senza lasciare la sua bocca, i due sguardi colmi di passione si incontrano, poi entrambi tornano a baciarsi. Nessuno dei due vuole perdere altro tempo, hanno aspettato ed indugiato fin troppo a lungo per trovarsi. E, mentre continua a sciogliersi tra le braccia di lui, Giulia pensa “William credo di essere in paradiso … ti racconterò” e si stringe più che può a Saverio che, ormai sicuro di se, non sente nemmeno il bisogno di respirare, ma solo quello di baciarla.

Finchè c’è vita c’è speranza?

L’amore non ha età? O gallina vecchia fa buon brodo? Quale detto popolare si addice bene alla storia di un anziano novantatreenne che chiede il divorzio dalla moglie 7 anni più giovane di lui? In questo caso direi vanno bene tutti e tre.

Il nonnetto si è innamorato e l’amore lo sappiamo non ha età, per la verità qualcuno pensa che non esista e qualcun altro che duri solo tre anni, ma non è il suo caso lui si è innamorato! Però non di sua moglie, sarebbe stato troppo scontato e, invece, a novantatré anni una botta di vita ci sta proprio bene. Si è innamorato di un’altra ed anche tanto e lei lo ricambia. A nulla son valsi i no, i “pensa a cosa stai facendo” o le proteste della consorte e di tutta la discendenza figli, nipoti e pronipoti, per farlo desistere dall’amare l’altra e chiedere il divorzio perché vuole rifarsi una vita.

La povera consorte, presa per sfinimento, forse altre prese non le vede da tanto, è stata costretta a cedere all’insistenza e concedere il divorzio.

Diciamocelo ma chi è lei per impedire al ringalluzzito marito di rifarsi una vita andando a convivere con l’altra? Una moglie come tante che in questi casi poco possono fare, perché se a lui parte il boccino poi, a tutti i costi, vuole andare in buca.

Leggendo “altra” avete pensato subito la badante? No! Come sarebbe no? Dai ammettetelo ci avete pensato, non potete essere immuni alle storie su badanti furbe che si accaparrano il vecchietto e i suoi gioielli ehm averi volevo scrivere averi. Non posso averle sentite solo io. Comunque no! L’altra non è la badante, ma una coetanea della consorte reietta (ed ecco che “gallina vecchia ecc. ecc” entra a piedi uniti nella storia), conosciuta ante lockdown in un circolo culturale. Ehh cultura galeotta, quando si dice “Mi ha preso la mente, non ho saputo resistergli”. Infatti la storia la mente gliel’ha presa, ad entrambi, molto più di quanto potesse fare quel tizio di nome Alzheimer e, tra un casquè, una giravolta e una partita a carte, si è accesa la scintilla. La storia ha preso fuoco, le fiamme son divampate alte e si son lasciate intorno solo congiunti bruciacchiati, un’ex moglie affumicata, ma, per fortuna, nessuno arso vivo, anche se immagino che la povera ex moglie un arrostita ben fatta al marito gliela avrebbe data volentieri. Ha voluto esser superiore, ma non senza mettergli i bastoni tra le ruote per un pò, firmando, infine, la separazione. Ora lui ha sei mesi di tempo per ottenere il divorzio.

Corna e sconfitti a parte, è una storia di speranza. Non sono molti coloro che a 93 anni (sempre ad arrivarci) pensano di poter ricominciare una nuova avventura. Sicuramente il buon brodo di cui si è saziato il nonnetto era notevole e qualche effetto positivo glielo ha provocato. Potrebbe, per pura solidarietà, l’attempata gallinella passarne la ricetta anche a tutti quei nonnetti che, al centro culturale, più di una partita a carte non riescono a scagliare?

Lunga vita a tutti!

“Non si è mai troppo vecchi finché si desidera sedurre e, soprattutto, finché si desidera essere sedotti” Charles Pierre Baudelaire

Chi l’ammazza Sanremo?

Ovviamente non la cittadina, si parla di Festival!

Nonostante i settantuno anni lo rendano più esposto al contagio il Covid non lo ha scalfito affatto e non ha avuto nemmeno bisogno di fare il  vaccino. In barba a restrizioni, divieti e coprifuoco, come la fenice il festival di Sanremo risorge dalle ceneri di chi ne farebbe volentieri a meno e fa spettacolo.

Amato e odiato, con edizioni più o meno riuscite, resta sempre in piedi, per alcuni come simbolo della canzone italiana per altri delle canzonette, ma, qualunque sia la verità, lui resiste e persiste, semmai barcolla ma non molla.

E quest’anno al grido di “Lo spettacolo deve continuare” – ma solo quello di Sanremo – sfida le malelingue (anche la mia) addirittura con un format senza cantan.. (ops!) senza pubblico, e, come da copione ormai collaudato, con i presentatori più cool affiancati da stilosissime vallette che, per questa edizione, dovrebbero essere una diversa ogni sera, nel pieno rispetto delle quote rosa.

Quote rosa possibilmente fighe, agghindate e addobbate a festa.

Mai successo che a Sanremo abbia visto (passibile di smentita perchè avrò visto 3 puntate al massimo) una quota rosa racchia, ma soprattutto che non fosse relegata al ruolo secondario di valletta: poche sono state le coconduttrici,  rarissime le conduttrici, una la direttrice artistica in settantuno anni.

Andando a ritroso nella storia di Sanremo le edizioni affidate ad una conduzione femminile sono state ben poche cinque o forse sei, ma anche se è “una ‘nticchia” maschilista poco importa; lo perdoneremo perchè “Sanremo è Sanremo” e lo guarderemo, fosse anche solo per curiosità o coazione mediatica e il secondo caso è, senza se e senza ma, tutto il mio.

Sanremo. Anche quest’anno si trova in Liguria

(Ernesto Montale)

Pazzo per lei

è un film  spagnolo, titolo originale “Loco por ella” del regista Dani de la Orden, in programmazione su Netflix, genere sentimentale, che ho visto ieri sera. Un’ora e quaranta di rilassatezza.

Un film commovente e divertente che raccontando, con poesia e delicatezza,  una storia d’amore non convenzionale, tratta allo stesso tempo, con la stessa delicatezza, il tema delle malattie mentali e delle case di cura.

Non amo spoilerare ne i film ne i libri per non togliere il gusto della visione quindi  riporto precisa la trama presente su Netflix “Dopo aver trascorso una serata scatenata insieme, Adri scopre che l’unico modo per rivedere Carla è diventare un paziente del centro di salute mentale dove lei risiede”
Nel film  si contendono lo spazio fino a sovrapporsi la commedia romantica con tutti i suoi cliché e stereotipi, e ne è il tema centrale, e  un approccio al mondo delle malattie mentali.
Una storia d’amore che nasce una sera qualsiasi tra due persone all’apparenza normali e si trasforma, poi,  in qualcosa di più complesso. È a questo punto che il film va a toccare il mondo delle patologie mentali facendole emergere grazie alle varie personalità di alcuni interpreti.

Quello delle patologie mentali è un mondo con cui ho avuto occasione di interagire, so che non è facile da trattare e da far capire e,  nel tentativo di farlo, mettere troppo l’accento sugli aspetti più duri, potrebbe facilmente allontanare chi guarda, ma non metterlo potrebbe rendere le storie ridicole e grottesche. A mio avviso è stato fatto, invece, con garbo, delicatezza e la giusta dose di umorismo, con una  leggerezza che non è superficialità, ma rispetto, che strappa qualche sorriso o risata, ma commuove anche e diventa tenerezza.

Molto bravi i due protagonisti nel rendere veritieri i loro personaggi e la loro alchimia dal primo approccio fino alla loro evoluzione, quando, prendendo coscienza dei loro limiti, fanno il salto di qualità che li rende, sicuramente, migliori. E’ il momento in cui Adri capisce che il suo motto “Volere è potere” non può valere sempre e non può valere per tutti.

Non da meno sono stati gli altri attori, con le loro storie di disagio mentale che si intrecciano a quella dei protagonisti, rese veritiere da un interpretazione capace ed efficace.

Nel film una frase esprime, chiaramente, la complessità del mondo di chi soffre di patologie mentali più o meno gravi che siano “La difficoltà di avere una malattia mentale è che la gente vuole che ti comporti come se non l’avessi” è una frase su cui riflettere e porci qualche domanda.


Buona visione se decidete di guardarlo.

Perchè non ci viviamo questa notte? Poi non ci rivedremo mai più. Programmiamo una notte perfetta che sia impeccabile” Carla

#mimancailcinema

Penso positivo …

Questa mattina un post su Fb della mia amica di blog, mi ha fatto annegare nella malinconia. Si tratta di un video fatto ad un concerto che andammo a vedere insieme il 27 febbraio del 2018 a Milano, uno di quei ricordi che ogni giorno propone Fb. Nel video Jovanotti canta “Penso positivo” e lei nel post ha scritto “Penso positivo”.

Ha ragione, sicuramente l’unico modo per superare questo momento è pensare positivo e lo faccio, eccome se lo faccio. Ogni giorno mi sforzo di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma oggi no, non ci sono riuscita, quel video mi sta facendo pensare solamente a quanto mi sta e ci sta togliendo questo maledetto virus.

È quasi un anno che non vedo mio figlio e questa è la mancanza più grande, si ci sentiamo al telefono, facciamo delle lunghe videochiamate, ma non è la stessa cosa di quando siamo insieme. Lo schermo toglie molto ad una chiacchierata dal vivo con chi si ama, è soltanto “meglio che niente”.

E poi? Mi manca il mare, nuotare nel mare, camminare sulla riva all’alba. Partirei a piedi pur di andare a fare un bagno in mare.

Vorrei tornare al cinema e vedere un film sprofondata nella poltrona con gli effetti speciali quasi realistici e l’audio che mi avvolge. Potrei anche a tollerare il vicino che mangia i pop corn pur di farlo.

Vorrei andare a teatro, seguire una commedia dal vivo, emozionarmi dal vivo, partecipare agli applausi, chiedere il bis. Anche se fosse il teatro parrocchiale e la compagnia fosse “La compagnia teatrale dei genitori instabili”

Vorrei andare ad un concerto ridere, saltare, ballare, cantare insieme alla mia socia, anche se non fosse un concerto di Jova o Zucchero o Antonacci purché sia un momento in cui la musica la fa da padrona. Fosse anche un concerto di Gigi D’Alessio, che mi fa venire l’orticaria, tanto partirei.

Quando ci sarà restituito tutto questo?

Penso positivo e mi dico “Presto!”, nonostante sappia che il presto durerà ancora molto.

video rubato dal profilo fb della mia socia 😀

L’invisibile ragno della malinconia stende sempre la sua ragnatela grigia sui luoghi dove fummo felici e da dov’è fuggita la felicità”
(Boleslaw Prus)

p.s.: immagine in evidenza: insieme alla mia socia, ovviamente ad un concerto.

Erotica apparenza

Dammi 3 parole: brutto, tagliato, quindicina

Solo a guardarla ho l’acquolina in bocca, invece non capisco se lei sia più spaventata o disgustata,  sembra abbia visto il demonio “È una pizza rilassati!” le dico “nulla di tanto pericoloso!”

Con le pupille fisse che sembrano sul punto di saltar fuori dalla loro sede naturale, forse più per una blefaroplastica esagerata che il disgusto, mi grida “Non puoi mangiarla!” e subito dopo, voltandosi indispettita, si dirige nel corridoio davanti allo specchio “per spazzolarsi i fluenti capelli biondi che nell’ultimo decennio non ha mai tagliato per questo sono così voluminosi” (parole sue). Mentre sistemo la tovaglia sulla tavola osservo con la coda dell’occhio il suo rimirarsi soddisfatta e la delicatezza dei suoi movimenti di spazzola, del resto non può metterci troppa forza, rischia di rovinare le extension.

Tra un colpo di spazzola e l’altro continua a ripetermi “Non mangiarla, ti farà  male! Non sai che la farina  favorisce diabete e tumori, mentre il lievito provoca gonfiore addominale? Mangia i cavoli, le zucchine, quelli si che fanno bene” “I cavoli tuoi farebbero anche meglio” penso prendendo un piatto nella dispensa e lasciando che continui a parlare “I pomodori dell’orto, gli spinaci” e tra me e me “bla bla bla”.

Eccola che torna “Sei proprio decisa a mangiarla?!” “Certo che non sei insistente nemmeno un pò! Si l’ho preparata perché mi andava ed ora la mangio” le rispondo piuttosto seccata mentre la osservo indossare la giacca che lascia aperta affinché si veda il maglioncino che mette ben in evidenza le tette. Con quello che le sono costate, circa un anno fa, non può mica nasconderle! Non è rimasta soddisfattissima del risultato, il chirurgo ha potuto farle solo una seconda, ma le ha consigliato di mangiare di più e mettere su un pò di ciccia così aumentano anche in maniera del tutto naturale. Magari una bella pizza super farcita al posto di due zucchine bollite e un finocchio?

Qualche mese prima di farsi le tette aveva sollevato gli zigomi e gonfiato le labbra. Queste ultime, ogni tanto, le richiedono un pit stop e quando lo fa, per un periodo,  il culo di gallina le riesce da manuale, poi pian piano si sgonfia e allora vai di nuovo con il pit stop.

Ovviamente anche i suoi glutei non sono immuni a ritocchi. Qualche anno fa li ha sottoposti ad un trattamento, ma non so quale.  Per avere quasi sessant’anni  sono  perfetti, i miei nemmeno a 30 erano così, forse, ogni tanto, dovrà revisionare anche loro? Saranno estate/inverno come le gomme? Ogni due per tre fa l’ozonoterapia, ma non ricordo di preciso a che pro se per le gambe o l’ addome. Farsi iniettare ozono è sicuramente più salutare di quel brutto e cattivo lievito di birra.

“Vado, ci vediamo la prossima settimana. E non mangiarla ti farà male!” mi dice accennando un saluto con la mano e dirigendosi verso la porta di casa “Ok non la mangio, ciao!” le rispondo pensando che è una gran  rottura di balle. “Dimenticavo,  posso mandarti su WhatsApp i nomi di un paio di prodotti. Me li puoi cercare online e ordinarmeli?” “Ok manda pure” le rispondo mentre chiude la porta.

Un paio di mesi fa  mi ha chiese di cercarle  un prodotto a base di collagene da prendere ogni sera, un’altra volta l’argilla che fa bene per il gonfiore addominale e per il fegato, questo lo disse una volta in cui le chiesi se voleva unirsi al tè e pasticcini che stavo prendendo con delle amiche. “Sei matta? Io prendo solo argilla” “Argilla?!” rispondemmo in coro.

Una quindicina di giorni fa mi ha fatto ordinare l’avena. Li per li alla parola aveva ho pensato avesse un cavallo, invece ci fa colazione.

Il messaggio è arrivato, questa volta le serve il fieno greco “Questo mi è nuovo” penso “A cosa servirà? Avrà di nuovo un cavallo?” no rassoda il seno “Mon dieu! Ma se lo ha nuovo di zecca?!”

Fieno ordinato. Finalmente mi siedo pronta a gustarmi la mia pericolosissima e, forse, mortale pizza sperando di non morire avvelenata prima di averla terminata. Sorridendo ripenso al suo “Mangia i cavoli” e mi scappa un “Tiè”  dopodiché   affondo con gusto e soddisfazione i denti in quel boccone caldo e filante che, fino all’ultimo boccone, inebria tutti i miei sensi e distogliendo l’occhio da ogni mio rotolino o cedimento strutturale penso “Cavoli son viva! Che fortuna!”, e così ci ho messo anche i cavoli, contenta mia cara?

“Sono per la chirurgia etica, bisogna rifarsi il sennò” Alessandro Bergonzoni

Il club del libro e della torta di patata di Guernsey (Mary Ann Shaffer & Annie Barrows)

Non ho l’abitudine di guardare film tratti da libri che ho letto, sono convinta che se ho amato il libro il film non mi piacerebbe. Stavolta è andata diversamente prima ho guardato il film su Netflix perchè incuriosita dal titolo, e si il film mi è piaciuto, poi ho scoperto che era tratto da un libro e mi sono detta “debbo leggerlo”.

Il film è stato bello, ha colto bene la storia d’amore che vive anche nel libro e caratterizzato bene i vari personaggi e i luoghi, ma il libro è un’altra storia. E’ il libro che non ti aspetti, che ti coinvolge al punto che ne diventi parte e allora piangi, ridi, ti emozioni insieme ai suoi personaggi, in pratica il film lo giri te. Con la tua immaginazione e aiutata dalle descrizioni dell’autrice, dipingi la tua Juliet, i tuoi Sidney, Dawsey e via, via il film prende vita e tu ci sei dentro, apri le porte, sbirci nelle stanze, senti gli odori, i rumori. Un libro emozionante, commovente, coinvolgente, ipnotico, frizzante, in una parola meraviglioso!

“Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” è un romanzo epistolare, è lo scambio di lettere tra un gruppo di personaggi che per vari motivi, anche fortuiti, entrano in contatto tra loro. Juliet, la protagonista, ne è il fulcro. E’ grazie alla sua empatia che si innesca una fitta corrispondenza epistolare tra i personaggi che mi ha catturata e catapultata in un viaggio bellissimo nell’anno 1946, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra Londra, la Scozia per approdare, infine, sull’isola di Guernsey accanto a lei. Juliet è una ragazza simpatica, arguta, indipendente, di professione scrittrice che, avvezza a scrivere pezzi umoristici, ha deciso di voler scrivere un libro serio, perciò è in cerca di una storia da raccontare.

La fantasia dell’autrice, Mary Ann Shaffer, ha ricamato su eventi storici realmente accaduti e su cui si è ampiamente documentata, una storia di coraggio, amicizia, solidarietà, di amore per la lettura, direi una lode al potere dei libri. E’ la storia di come nasce il club del libro di Guernsey, isola della Manica al largo della costa della Normandia, ma dipendente dalla corona Britannica, il perché di quel nome, dei vari personaggi che fanno parte del club e di Juliet che, grazie alla lettera ricevuta da uno di loro, ne viene a conoscenza.

“Gentile signorina Ashton,
mi chiamo Dawsey Adams e vivo nella mia fattoria a St. Martin’s Parish, sull’isola di Guernsey. la conosco perchè ho un vecchio libro che un tempo apparteneva a lei, Saggi scelti di Elia, di un autore il cui vero nome era Charles Lamb. All’interno della copertina era riportato il suo nome assieme all’indirizzo”

Sono gli stessi personaggi, tutte persone semplici che, tramite le varie lettere, raccontano le loro esperienze di vita e gli orrori vissuti durante la guerra che, anche se drammatici, sono dipinti dall’autrice con tinte così delicate da renderli commoventi. E nell’intreccio di queste storie, prende vita anche la storia d’amore di Juliet.

Nel 2006 una casa editrice accettò il manoscritto del libro, ma pretese dei cambiamenti che Mary Anne Shaffer, gravemente malata, affidò a sua nipote Annie Barrows presente anche lei come autrice.

Che il libro mi sia piaciuto molto lo avete capito, qualcuno di voi lo ha letto? Gli è piaciuto?

“Leggevamo, parlavamo, discutevamo di libri e così diventammo sempre più uniti. Altri isolani chiesero di partecipare e le nostre serate insieme si trasformarono in riunioni allegre e spensierate. Riuscivamo quasi a dimenticare, a volte, il buio che imperava” (da Amelia a Juliet)

Un anno o poco più

dall’esplosione silenziosa e invisibile che ci ha travolto.

Un anno o poco più in cui abbiamo sperato, pregato che  tutto andasse bene.

Un anno o poco più in cui abbiamo sacrificato affetti, libertà, vite.

Un anno o poco più in cui, nonostante tutto, continuiamo a dimostrare di non capire un cazzo

Lui c’è e per esserci si serve di noi, è come un cappio intorno al nostro collo che più ci ribelliamo e più ci soffoca.

prendetela come l’immagine di una qualsiasi delle nostre città