Il saccoccio

Una volta superati gli anta si pensa di essere ormai avvezze a qualunque lavorazione in campo culinario.
Brasiere, antipastiere o tortiere,
pentole a doppio fondo, antiaderenti o a pressione, di coccio, di acciaio, di alluminio o di vetro, mestoli di legno, alluminio od acciaio… per noi, giovini donne in cerca della pasta perfetta, tutto questo bendidio ormai non ha più segreti.

Ma poi arriva lui, dolce come il miele e sensuale come solo un sacchetto di plastica può esserlo,
ed è subito ARROSTO !

RIsotterrate le teglie di guerra, abbattuti a colpi di mattarello coperchi ed affini (sadici dispensatori di ustionanti vapori), 
anche la mia cucina si arricchisce (finalmente) di un nuovo materiale: la plastica.

Mai e poi mai avrei pensato che potesse esistere un sacchetto in grado di resistere alle alte temperature e che, cuocendo in modo uniforme e
SENZA SPORCARE, fosse in grado di consegnare un prodotto ‘finito’ decisamente gustoso.

Qualcuno obietterà che il saccoccio non è esattamente un prodotto di primo pelo e che esiste sul mercato da tempo immemore, ma se la sottoscritta non è sufficientemente aggiornata che ce possiamo fa’?

Unica nota negativa, gli aromi in esso contenuti : sono un po’ blandi, poco incisivi e molto ‘glutammatici’.

 La prossima volta arricchirò il tutto con le mie personalissime erbette fini.

BUON ARROSTO A TUTTI.

P.s. Questo articolo lo scrissi anni fa. La novità del saccoccio mi fece produrre ogni bendidio. Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti, la mia vita è cambiata sotto tanti aspetti, anche in campo culinario. Ho abbandonato e dimenticato molte cose inutili, saccoccio compreso, riscoprendo il piacere della buona tavola e della vita.

Bisogna valorizzare l’equilibrio dei contrasti, in cucina e nella vita.
(Davide Oldani)

L’intervista doppia

Creare dei post a distanza è divertente, è come lavorare in Smart working ma invece di caricare dati o rispondere a mail partorisci articoli stupingenti (*) con la complicità della tua compagna di blog .

“Il nostro amico Fritz Gemini ci ha nominate. Che ne dici di un’intervista doppia su cosa ci abbia spinto ad aprire il blog?”

⁃ “Ci sto !”

⁃ “Bene! Non avevo dubbi!”

Che l’idea sia partita da me o da Liberamente poco importa: la risposta sarebbe stata comunque identica perché ciò che ci accomuna è la voglia di cazzeggiare mettendoci sempre in gioco .

Quindi ora, “sapevatelo”, ve tocca legge’ ‘na ‘ntervista doppia .

Non dite che non vi avevamo avvisati .

Stay Tuned : we are working (to home) for you 🤣🤣🤣

*(Stupingenti: stupidi+intelligenti)

I’m not a runner

Si dice che la madre dei cretini sia sempre incinta e sicuramente lo era cinquant’anni fa quando ha dato alla luce i tre runners nei quali sono incappata stamattina alle sette, nel mio consueto viaggio in auto di ben trecento metri .

Avrei voluto farne un reportage fotografico ma il timore di un linciaggio mi ha fatto desistere .

Uno dei tanti DPCM (l’ultimo, in attesa del “un due tre, liberi tutti”) ha previsto che si possa fare attività sportiva all’aperto purché senza assembramenti. L’uso della mascherina in tali attività pare sia stato lasciato al buon cuore degli italiani, considerando la fumosa legislazione e la ancor più fumosa interpretazione di regioni/province/comuni/frazioni/quartieri.

Eppure mi pare ovvio che il rischio droplet, quando si corre, è superiore rispetto a quando si passeggia , forse perché io quelle rare volte che corro mi ritrovo a “sputare pure i polmoni” (statemi alla larga !).

Ma ciò che più mi ha fatto arrabbiare, paradossalmente, non è stata la scellerata decisione di uscire di casa senza mascherina, bensì il fatto che abbiano optato per correre allineati, per non perdersi gli ultimi pettegolezzi di quartiere e le innumerevoli goccioline di saliva. Ovviamente, essendo la ciclabile di dimensioni ridotte, il meno giovane (ligio ai dettami di Conte) ha partecipato alla maratona direttamente da bordo strada… della serie “se non ti uccide il virus o un infarto, lo farà sicuramente un automobilista”.

Lo so, sto invecchiando. Mi ritiro nella mia tana da orso e fino a domattina non farò più capolino a meno che Peppino non appaia in tv con qualche bella notizia .

L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente. (Mino Maccari)

Il triangolo carampano

Carampane e carampani d’Italia palesatevi!

Dove eravate esattamente negli anni ‘70?

Se la risposta è “in pancia a mamma’ “ o “nei pensieri di papà “, questo post non fa per voi .

Perché qui, su questo post ragazzuoli miei, si parla di cose serie ed i pischelli non sono ammessi, potrebbero uscirne traumatizzati.

Parliamo di Triangoli !

Naaaaa, dimenticatevi Renato Zero, figure geometriche o pensieri sconci, tornate indietro nel tempo e concentratevi sullo schermo della tv.

(Mod. Nostalgic ON)

Lo vedete ?

Sì proprio quello, quel triangolino lampeggiante in basso a sinistra.

Certo che ve lo ricordate , perché al suo segnale si scatenava l’inferno.

“Guarda si è acceso !”

“Finalmente, era ora!”

“Dai, cambia canale”

“Chissà cosa trasmettono sull’altro canale”

E qui partiva il figliuol più giovine che, nel suo ruolo di telecomando umano, si fiondava sulla tv nella speranza che spostandosi “sull’altra Rai” ci fosse qualcosa di più godibile, chessò un “Da da un pa’ “, un Geghegè”, l’ombelico della Carrà …

Le speranze erano spesso disattese ma la felicità di tutta la famiglia si concentrava su quel piccolo gesto.

(Mod. Nostalgic OFF)

Ed ora, dopo questo tuffo nel passato, “torniamo al qui ed ora” (come direbbe la mia maestra di yoga), concentriamoci sulle cose importanti, prendiamo in mano il telecomando, accendiamo la tv e sediamoci comodamente su una poltrona ; sicuramente, da qualche parte dell’etere, spunterà il bel faccino di Conte che ci dirà:

#sistavameglioquandosistavapeggio

“Gli anni si sono susseguiti senza che noi ci domandassimo come li avevamo impiegati.”
(Padre Pio)

La guerra culinaria

Ormai è diventata una gara di cucina tra me ed il mio vicino di casa, roba che se dovesse accorgersene Alessandro Borghese chiederebbe i diritti d’autore !

Non posso accettare che il suo “ristoro casalingo” sia migliore del mio, ne va del mio orgoglio e seppur non abbia la benché minima idea di cosa egli abbia effettivamente cucinato in questi ultimi due mesi, quando i profumi che escono dalla sua cucina sovrastano i miei io parto al contrattacco .

Stasera risotto con funghi , ossobuco alla milanese e purè di patate allo zafferano. Per dessert bombolone al forno con crema pasticcera al Baileys.

Vuoi la guerra ?

E guerra sia !

(P.s. Quando, in tempi di coronavirus, non hai una cippalippa da fare… Vojo turna’ a laura’!!! Sto obesando)

Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.
Heinz Beck

Viva la libertà

25 aprile 2020, dopo 45 giorni di prigionia ho finalmente ottenuto la semi-libertà e lunedì rientrerò al lavoro anche se solo part-time.

In questo periodo di reclusione ho seguito alla lettera il DPCM, uscendo di casa solo tre volte per fare la spesa (più altre novanta, ma di pochi minuti ciascuna, per necessità giornaliere di vitale importanza).

Giuseppe Conte, sarai orgoglioso di me! Non pretendo di certo la medaglia ma almeno che mi si riconoscano i meriti tramite il versamento della cassa integrazione. Grazie ! 😁

In questo lasso di tempo ho imparato a conoscermi meglio ed ho capito che le faccende di casa non fanno per me. Avrei potuto svuotare armadietti e cassetti, riordinare e gettare quanto accumulato negli ultimi trent’anni e invece ho preferito trascorrere ore ed ore in cucina, impastando, creando, sperimentando .

C’è molta più soddisfazione nella preparazione di una pizza con farina di ceci lievitata 20 ore e guarnita con salame piccante, olive taggiasche e gorgonzola che nello spolverare la bomboniera di mio cugino … anche perché io di cugini maschi non ne ho , di chi ca@@o sarà quella bomboniera ? Boh !

Menzione d’onore va ai miei figli, che per fortuna non hanno preso da me. In un mese e mezzo hanno rivoluzionato casa garage e cortile, portando alla luce reperti archeologici che neppure ricordo da dove provengono . Il dilemma su cosa gettare e cosa conservare fino alla prossima pandemia è stato presto risolto “mamma, se neppure sapevi d’averlo, che senso ha conservarlo ?”.

Domanda ineccepibile che non necessita di risposta .

Devo ammettere che mi sento più leggera, come se molti di quei reperti invece di essere in casa fossero stati per anni sulle mie spalle .

Ora non mi resta che ripagare la mia tribù , con una superpizza of course.

Fare ciò che ami è libertà. Amare ciò che fai è felicità.
(Anonimo)

Il primo amore non si scorda mai…

Il mio rapporto d’amore con il computer inizia a sgretolarsi , tutta colpa del cellulare, più affascinante, accattivante, sempre pronto e disponibile. Il computer no, il computer è ingombrante, difficilmente disponibile ad ogni capriccio, se vuoi che ti accompagni lo devi preparare, controllare che la sua valigetta sia completa: mouse, tappetino (non indispensabile ma comunque utile), caricabatterie con alimentatore, a volte pure hard disk e masterizzatore non integrati … naaa, troppo impegnativo uscire di casa con un pc.

Cellulare in tasca e via, per nuove fantastiche avventure .

Eppure una volta non era così .

Il mio rapporto d’amore con il computer inizio’ molto presto . Avevo 14 anni quando la Sinclair mise sul mercato il favoloso ZX80. Come potevo rinunciarvi ?

Cominciai fin da subito a smanettare, che all’epoca significava copiare dei programmi da riviste specializzate con un sistema talmente arzigogolato che serviva una laurea in scienze della pazienza. Acquistai libri e riviste e iniziai a studiare il BASIC , disegnai i miei primi diagrammi a blocchi sui quali costruire dei semplicissimi programmi, nulla di che, ma si era comunque agli albori dell’informatica.

Nel frattempo la RAM iniziò a dar segni di sfinimento , era stata progettata per una manciata di byte e un po’ alla volta si era trovata a gestire stringhe sempre più complesse. Dovetti pertanto aggiungerne una supplementare ma nel frattempo la Sinclair inondò il mercato con lo ZX81 che a differenza del predecessore era più veloce in quanto aveva le rivoluzionarie funzioni fast e slow.

Riuscii a vendere il “vecchio” ZX80 ad un ragazzo di Rimini tramite un’inserzione su una rivista specializzata e acquistai un favoloso ZX81 dal design più accattivante. L’appoggio incondizionato dei miei genitori, per me, ragazzina quattordicenne, era di fondamentale importanza. Non solo mi supportavano (e sopportavano) ma partecipavano attivamente in questa mia avventura in un mondo che ancora non si sapeva in quale direzione avrebbe portato . Era la moda del momento o l’inizio di una nuova era ?

Ricordo ancora il primo “vero” programma che creai in BASIC con il fondamentale aiuto di un ragazzino dodicenne che in seguito si laureò in ingegneria informatica. Nonostante abitasse sulla mia stessa via creammo il tutto a distanza , parlando tramite baracchino CB e snocciolando stringhe incomprensibili per la maggior parte dei radioamatori . Lo chiamammo “l’uomo che salta in fast e in slow”, era un omino stilizzato che abbozzava dei salti, lenti o veloci, a seconda dei tasti premuti . ‘Na ciofeca, si direbbe oggi, ma all’epoca ne fummo orgogliosi .

Nel frattempo l’informatica fece passi da gigante e noi ci adeguammo: Spectrum, Macintosh, Xerox , Atari , Amiga, Commodore, IBM per poi arrivare ai vari Pentium e oltre… la tecnologia continua a progredire come è giusto che sia, ma una cosa è certa: l’emozione che mi trasmise quel primo omino saltellante non la dimenticherò mai .

“L’autostrada informatica trasformerà la nostra cultura tanto drasticamente quanto l’invenzione della stampa di Gutenberg ha trasformato quella del Medio Evo.”
(Bill Gates)

Segnali dal futuro .

“Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. L’impossibile è successo. Abbiamo raccolto un segnale rassicurante da un umano di una regione del pianeta Terra, isolata da oltre un secolo. La Lombardia è finalmente libera ! Zero contagi. Giuseppe Conte, pro pro pro nipote del Premier che 100 anni fa chiese agli Italiani un piccolo sacrificio, ha finalmente decretato la fine dello stato di emergenza”.

“Signor Sulu, ci porti sulla Terra a velocità stellare, dobbiamo recuperare i superstiti. Dottor Spock vada alla console e mi dica cosa vede”

“Sporadiche tracce di Coronavirus a diecimila metri da Codogno, Ammiraglio Kirk ”

“Dr Spock, 10 mila metri in altezza o in larghezza?”

“In larghezza , Ammiraglio”

“CAZ@O, non ne usciranno mai. Preparate i siluri fotonici. Signor Sulu, pronto a fare fuoco.“

“Ammiraglio, ecco, lo vedo, è nel mirino! ”.

“Signor Sulu, FUOCO! “

Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. Il virus è stato finalmente debellato.

Unici superstiti : pangolini e pipistrelli .

Game over .

“Il cambiamento è il processo al centro di ogni esistenza”(Dottor Spock)

La Quarantena nel Montana

Confessa , lo hai fatto anche te !

E scommetto che son passati meno di tre giorni dall’ultima volta .

Il più delle volte è piacevole , si avvertono sensazioni uniche , ma possono capitare anche giornate no, nelle quali nulla riesce a soddisfarci . La colpa, sia chiaro , non è nostra, il vero responsabile è l’algoritmo di YouTube che da un video della Parodi, Benedetta donna, ci conduce di zapping in zapping nei meandri più reconditi della tv e della nostra mente .

E noi, col ditino veloce, saltiamo di palo in frasca tra video e ricordi, tra risatine e lacrimucce, in un loop senza fine, perché ammettiamolo, il revival è come una droga , ti prende e non ti molla più .

“Quaggiù nel Montana tra mandrie e cowboys c’è sempre qualcuno di troppo fra noi… GRINGOOOO”

La vita non è ciò che viviamo, ma ciò che ricordiamo e come lo ricordiamo.
(Gabriel García Márquez)

Il coraggio di cambiare

Questa è la storia di una donna qualunque , una di quelle tante donne apparentemente serene, la chiamerò Maria , nome di fantasia per una persona a me cara.

Maria è una di quelle donne forti , alle quali piace ridere e scherzare . La conobbi tanti anni fa . Mi racconto’ di una vita felice, accanto al marito ed ai figli , ma man mano che la conoscenza si approfondiva capii che ciò che io vedevo e che mi veniva descritto era solo una facciata .

Maria era una di quelle donne che subiva violenza , non quel tipo di violenza palese , fatta di calci e pugni, me ne sarei accorta se fosse stato così . Maria subiva violenza psicologica, verbale, emotiva . È quel tipo di violenza che io definisco ancor più vigliacca perché subdola, non lascia segni sul corpo ma ti distrugge l’anima .

Lo sguardo di Maria era triste , i suoi occhi non sorridevano, erano spenti nonostante i tentativi di ravvivarli con mascara ed ombretto. Maria era consapevole che ciò che stava vivendo non era la normalità ma non riusciva a trovare il coraggio di rialzarsi, nonostante i figli la spronassero ad agire .

Agire … come se fosse la cosa più semplice del mondo . A Maria non mancavano le capacità per reagire , le mancava la forza . Non temeva di perdere “l’amore” perché sapeva che quello non era amore , Maria molto semplicemente non riusciva a chiedere aiuto . Si sentiva in colpa, sentiva sulle sue spalle il fallimento di una vita, si chiedeva come fosse possibile che quel ragazzo conosciuto tanti anni prima, inizialmente dolce e premuroso, potesse insultarla quotidianamente , addossandole colpe per fatti che non aveva commesso e che mai avrebbe pensato di commettere .

Mi racconto’ che ciò che più le pesava era l’isolamento, in casa sua nessuno metteva piede , non perché i suoi familiari non volessero incontrarla ma perché lei stessa li teneva distanti , affinché non vedessero la sua anima distrutta, ma anche per evitare che venissero risucchiati nel vortice della “pazzia”, come era già accaduto in un contesto lavorativo che non riporterò per rispetto del suo anonimato . Inoltre Maria temeva che nessuno le credesse, perché fuori dalle mura domestiche o in presenza di estranei gli atteggiamenti del coniuge erano, vigliaccamente, ineccepibili.

Non ci fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché il vaso traboccò a lungo e lentamente prima che Maria decidesse di fare un primo passo, il passo più importante della sua vita : uscire di casa e chiedere aiuto .

Lei stessa si stupì di quante persone stavano aspettando quel momento , i suoi tentativi di nascondere ciò che succedeva nella sua famiglia erano serviti solo a prolungare l’agonia .

Maria fu presa letteralmente per mano, dai genitori, dai fratelli e dagli amici , la accompagnarono nei percorsi che lei stessa decise di intraprendere, la supportarono in ogni sua decisione ma soprattutto Maria capì che non era sola, conobbe altra gente che stava vivendo lo stesso problema e si sentì sollevata . Seguì un percorso psicologico che le permise di togliersi i sensi di colpa e di comprendere che tutte le accuse che per anni le erano state addossate erano frutto della proiezione di suo marito . Più recuperava forza più scopriva un mondo sommerso e parallelo che la faceva rabbrividire: suo marito non era l’uomo che lei pensava di conoscere: le urla in casa gli servivano per gettare fumo negli occhi affinché non emergesse un torbido sottobosco.

Sono passati nove anni da quel “Primo passo”, la sua vita è totalmente cambiata e lei stessa non si capacita di come abbia fatto a resistere così a lungo.

Ora Maria collabora attivamente con un’associazione che si occupa di sostenere uomini e donne che vivono in situazioni di violenza fisica o psicologica e ciò le permette di dare un senso al dolore vissuto, ha trovato nuove amicizie, pratica piccole attività sportive, segue i suoi figli anche se adulti , può usare il cellulare liberamente, può andare a fare la spesa senza il timore di essere additata come adultera da chi diceva di amarla … Maria ha finalmente recuperato la sua dignità, il suo essere donna con le fragilità e con la forza che caratterizzano ciascuna di noi .

Non è una favola , Maria esiste realmente, la conosco molto bene. Conosco la sua forza e le sue debolezze ma soprattutto conosco la sua voglia di rimettersi continuamente in gioco, di sorridere , di cazzeggiare e quando è il caso di piangere, ma sempre e comunque a testa alta, perché l’unica colpa di Maria e delle persone che vivono o hanno vissuto in contesti violenti è quella di aver tergiversato nel chiedere aiuto .

Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
(Johann Wolfgang Goethe)

#noallaviolenzasulledonne