In partenza

La valigia grigia con le righe azzurre guarda attonita gli oggetti accatastati sulla scrivania della mia camera da letto: la camicetta blu e quella grigia, il maglioncino di cotone bianco che non si sa mai dovesse arrivare di colpo l’inverno, i pantaloni di cotone beige ed i jeans blu indispensabili per nascondere eventuali macchie da Big Mac e poi calze, biancheria intima, ciabatte e camicia da notte.

La osservo con occhio compassionevole, la sua linea minuta mi fa temere il peggio ma io non desisto e rincaro la dose: piastra per capelli, giacchetta leggera color salmone, scarpe da ginnastica nuove di pacca che coi sandali da viaggio non è che possa scalare l’Everest, beauty case neppure troppo minimal e l’indispensabile spray anti zanzare.

A noi due, piccola grande amica. Su, coraggio, spalanca le tue fauci, insieme ce la faremo 🤣🤣🤣

Giochiamo?

La domenica è sacra e a me piace trascorrerla in assoluta serenità, circondata da amici. Domenica scorsa, mentre sonnecchiavo, Raoul e George si sono presi cura di me, massaggiandomi a turno i piedi mentre Maria De Filippi rinfrescava l’aria sventolando una foglia di banano.

Il suono di un messaggio in arrivo mi ha costretta ad aprire gli occhi e a congedare i miei amici che son tornati alle rispettive dimore, la Defi dal suo Maurizio, Raoul Bova dalla sua Rocio e George Clooney su quel ramo del lago di Como .

“Quarantenastyle a che punto sei con i compiti?”

Dovete sapere che io e Libera-mente (per chi non lo sapesse, la mia compagna di blog) non avendo una cippalippa da fare tutto il giorno a parte lavorare, cucinare, pulire, fare la spesa, seguire figli e nipoti (de zia), abbiamo avuto la brillante idea di iscriverci a un corso di scrittura creativa .

Da brave scolarette ci incontriamo più volte alla settimana per copiare.. ehm per fare i compiti, ma non potendo percorrere 1200 km al giorno i nostri incontri avvengono tramite whatsapp .

“A che punto sei, con il testo sulla stanza vuota?”

“Mah, ti dirò, pensavo peggio. Certo che 600 battute spazi compresi sono troppo poche per descrivere una stanza completamente vuota”.

Il compito a casa, come avrete capito, prevedeva la stesura di un breve testo descrittivo, libero da sentimenti, impressioni, opinioni, ricordi e di qualunque altra implicazione umana . Solo una mera e pura descrizione, alla “Immobiliare.it”.

La possibilità di scegliere tra qualunque tipologia di stanza, di abitazione e di dislocazione geografica ha reso questo compito ancor più divertente. Topaie, residence di lusso , case al mare, grotte e cucine sono state il fil rouge di questa nostra domenica afosa, ma dopo ore di condivisioni si sono avvertiti i primi segni di sfinimento :

Bene, se siete arrivati a leggere fin qui è perché tutto sommato ci volete bene 😁😁😁

Ma ora tocca a voi!

Come ve la immaginate una stanza vuota ?

Sbizzarritevi, attendiamo i vostri testi coi quali in seguito faremo un piccolo collage in un nuovo post, ovviamente attribuendo i testi ai rispettivi autori, con il link al loro blog .

Intanto, se ancora avete voglia di leggere, vi riportiamo qui sotto il frutto del nostro sudato lavoro domenicale . Buona lettura !

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La stanza vuota (By Libera-mente)

La parete più bassa della stanza è una grande vetrata da cui si accede al terrazzo che guarda il mare e da dove, intenso, giunge il profumo dei tigli, di cui si vedono solo le fronde più alte.
Il blu chiaro delle pareti predomina e contrasta con il bianco degli infissi, della ringhiera lignea che, in un angolo, protegge l’accesso alla scala e del soffitto a spiovente. In alcuni punti delle pareti si notano gli aloni lasciati dai quadri.
Sul pavimento in legno è evidente il contrasto di colore creato dall’usura del sole e dal calpestio in alcuni punti rispetto ad altri, che, nel tempo, sono stati protetti dagli arredi.

La grotta vuota (by Quarantenastyle) .

La stanza in fondo al tunnel è fredda e vi si accede attraverso un varco. Al suo interno si stagliano stalattiti e stalagmiti, brillanti alla vista ma umide al tatto. Una goccia scava nel terreno, il suo ticchettio scandisce le giornate. Al centro un corso d’acqua scorre lentamente trasportando foglie e piccoli detriti. Il muschio riveste completamente la parete nord. Qua e là, piccole pozzanghere di acqua stagnante emanano odori pungenti. La luce filtra attraverso passaggi naturali che non garantiscono riparo in caso di pioggia. Tra le cavità si annidano pipistrelli, insetti e piccoli roditori.

La stanza vuota (by Quarantenastyle)

Il rumore del traffico riecheggia nella stanza, tra le pareti beige leggermente scrostate. Sul pavimento in graniglia, consunto dall’uso, i segni geometrici lasciati dai mobili. Lungo i muri i solchi in rilievo delle tubature dell’acqua giungono fino a un vecchio rubinetto che fa capolino tra le piastrelle unte. Un soffio di vento filtra attraverso il foro della cappa mitigando l’odore di stantio, la tendina della finestra che si affaccia sul balcone si agita leggermente. Attraverso il buio, interrotto dalla luce di un lampione, si scorge l’ombra di un saliscendi posto al centro della stanza.

la cattedra

Non siamo scappate con la cassa e neppure col professore della casa di carta anche se l’idea non ci spiacerebbe .

Semplicemente, molto semplicemente, ci siamo iscritte ad un corso online, con tanto di professore in cattedra ed una quindicina di allievi di tutte le età e tra verifiche, compiti a casa e “tesi” finale, di tempo ce ne rimane ben poco .

Ma non disperate, le streghe son tornate … vabbè, stanno tornando . Martedì ultima lezione e poi finalmente iniziano le vacanze. 😁

Stay tuned (cit.) e au revoir 😁😁😁

I migliori insegnanti sono quelli che vi mostreranno dove guardare, ma non vi diranno cosa vedere (Alexandra Trenfor)

Quella volta che … part two (che fa tanto figo)

È cosa nota e universalmente conosciuta che due amiche che si vedono raramente , quando si incontrano per una vacanza , la vacanza stessa sarà indimenticabile.

È così è stato . Cinque giornate intense, trascorse all’insegna della spensieratezza, lontano dalle difficoltà della quotidianità. Cinque giornate dedicate al sano e puro divertimento. Cinque giornate alla Super Mario Bross (cit), con la partecipazione straordinaria di uno dei miei indiani che ancor oggi ricorda con piacere quelle giornate indimenticabili.

Perugia, Assisi, Gubbio, Spoleto, Norcia , Corciano, la scalata di Roccaporena, le piade, i cojoni di mulo e quelli de’ mi’ nonno, le risate, le chiacchierate , le abbuffate, la metropolitana sospesa, le scale mobili, la torta al formaggio, le colazioni in terrazza, la casa dei Baglioni, la torta al testo alla Cibottola, le nuotate in piscina, le partite a carte ed il favoloso RAFTING sul fiume Corno. 😁

Rafting. Quando Libera-mente me lo propose pensai che fosse leggermente fuori di testa (un po’ lo è, altrimenti non saremmo state amiche 😁). Ho sempre creduto che il rafting fosse qualcosa per capitani coraggiosi, per gente abituata a divertirsi a bordo di blue tornado e space vertigo e non per gente come me, che prima di salire sulla ruota panoramica si affida a tutti i Santi del Paradiso.

Eppure, quasi senza rendermene conto, mi son ritrovata al suo fianco con in mano una pagaia, alle spalle dieci minuti di lezione e addosso una muta in neoprene che neppure Naomi Campbell ai tempi d’oro avrebbe osato indossare.

Il resto è puro divertimento, documentato da decine di fotografie e videoregistrazioni: il salto sugli scogli , il gommone ingovernabile, le cadute nell’acqua corrente, le corde per non cadere nei punti critici, la rassegnazione dell’istruttore, le nuotate, ma soprattutto … il salto della cascata. Si agevoli il filmato, pliiiiis ❤️

P.s. Certo, lo sappiamo , ad un certo punto il filmato si blocca , ma da perfette Naomi mancate, col cavolo che postiamo i nostri cosciotti avvolti come salami sul blog !

Hashtag

Ve lo ricordate, vero, quando si passavano le giornate hastaggando qualunque parola capitasse a tiro ?

#iorestoacasa #insiemecelafaremo #andratuttobene sono stati alcuni dei leitmotive che ci hanno accompagnato nel corso di questa surreale primavera trascorsa tra timori, ansie, gioie e rassegnazioni.

Ci incoraggiavamo a vicenda, ci spronavamo affinché si trovassero dei lati positivi che potessero sovrastare il dolore che ci circondava. Eravamo avvolti in un’aura oscura e per dissiparla ciascuno di noi aveva adottato differenti modalità, in una sorta di istinto di sopravvivenza.

Ma cosa ci ha insegnato tutto ciò ? Non parlo da un punto di vista pratico: igiene, prevenzione e distanziamento sono diventati una routine . Non mi riferisco neppure alle prestazioni culinarie, seppur notevoli .

Mi riferisco invece a qualcosa di più profondo, che coinvolge il lato umano di ciascuno di noi e che ci ha permesso di sentirci vicini seppur lontani.

”Diario di una quarantenne…ooops quarantena” nasce proprio con questo intento: avvicinarsi, condividere, supportarsi, confrontarsi e non solo tra me e la mia “compagna di scarpe” Libera-mente, ma anche con tutte le persone che in un modo o nell’altro abbiamo avuto il piacere di incrociare e con le quali stiamo piacevolmente interagendo .

“Diario di …” (Socia, un nome più corto pareva brutto ?) è stato e continua ad essere il nostro flash mob, meno plateale ma altrettanto funzionale . È la nostra finestra sul mondo, il nostro balcone, la nostra terrazza, non per essere viste da altri ma per vedere noi stesse il mondo che ci circonda attraverso innumerevoli punti di vista.

Vorrei quindi ringraziare i nostri nuovi amici. Non taggo nessuno, non serve, preferisco invece che i ringraziamenti cadano a pioggia raggiungendo un po’ tutti .

Lo so, lo so, oggi sono in modalità mielosa, a livelli quasi diabetici, ma tranquilli che da domani torno in modalità strunz 🤣🤣🤣🤣 altrimenti neppure la mia tribù mi riconosce più 😁

Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia.
(Epicuro)

Il cappello dei desideri.

… e poi arriva il giro di boa, tu lo doppi senza nemmeno rendertene conto, troppo impegnata a star dietro alla tribù, ai genitori anziani, al lavoro, alla casa, ai problemi familiari, a Bin Laden, alla fame nel mondo, alle cavallette. Quando finalmente apri gli occhi ti rendi conto che nel giro di pochi anni la tua vita si è completamente stravolta, ha preso una piega differente e tu ne sei felice . Guardi il tuo metro biologico e conti le tacche, una due tre , trenta quaranta cinquanta e poi cinquantuno , cinquantadue cinquantatré, cinquantaquattro…

Cominci a fare il punto della situazione, riflettendo su ciò che la vita ti ha donato, su ciò che hai fatto e su ciò che ti sarebbe piaciuto fare e inizi ad accantonare i desideri irrealizzabili (pilotare un aereo, girare un film con Toretto, mangiare senza ingrassare ) e a tirar fuori dal cappello magico tutto ciò che potrebbe diventare realtà :

– visitare Canada e California

– ristabilire amicizie preziose

– prenderti realmente cura di te stessa

– trovare nuovi spunti per essere felice, nonostante tutto e tutti

– tornare sui banchi di scuola

Inizi quindi a lavorarci su, rimboccandoti le maniche, prendendo il toro per le corna, come si dice dalle mie parti.

Cent’anni fa il giro di boa rappresentava la fine di tutti i sogni . Oggi è un nuovo inizio .

Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso . (Nelson Mandela)

La mia Sindaca è differente .

Nel mio paesello di quindicimila anime ubicato in piena pianura padana, il Sindaco, anzi “la Sindaca”, è molto attenta alla problematica Covid-19.

Il numero di contagiati, grazie anche alla politica ferrea messa in atto dall’amministrazione comunale, non è stato particolarmente rilevante, considerando che si è attestato intorno allo 0,3% della popolazione.

Ora finalmente siamo nella fase “tana liberi tutti” (Cit.) e seppur con le dovute cautele possiamo tornare a vivere .

Cosa mi spinge pertanto a scrivere questo articolo ?

L’incoscienza della nostra Sindaca. Si, proprio quella Sindaca per la quale un attimo fa ho tessuto le lodi!

L’amministrazione comunale ha infatti deciso di procedere ad una nuova distribuzione gratuita di mascherine, due per famiglia… convocando la popolazione in piazza!

Certo, non tutti insieme appassionatamente, ma in quattro scaglioni. Ora, non sono un matematico, ma i conti son presto fatti . Ovviamente per evitare che i soliti furbetti se ne approfittino, sarà necessario presentarsi muniti di tessera sanitaria e la consegna avverrà previa verifica e registrazione .

Come rimpiango i giorni della quarantena , quando i volontari suonavano i campanelli, mettevano le mascherine nella cassetta delle lettere e scappavano via… Sembrava quasi di essere tornati bambini !

P.s. Questa mattina, dovendo scegliere tra l’assembramento in piazza e quello al supermercato, ho scelto il secondo. Se non altro potrò tornare a impastare come se non ci fosse un domani . E le mascherine ? La domanda sta calando, i supermercati ne sono pieni e i costi più che accessibili. Personalmente non ritengo indispensabile fare lunghe code sotto il sole per ritirare il proprio pacchetto regalo .

La torta perfetta

A giorni uno dei miei indiani compirà gli anni e nonostante sia arrivato alla terza decade e risieda altrove con la sua compagna, la festa di compleanno (quasi) a sorpresa non mancherà .

So già che trascorrerò due giorni in cucina, organizzando tutto fin nei minimi dettagli ma per la torta di compleanno preferisco rivolgermi ad un professionista , come ho sempre fatto con tutta la tribù .

Tipologia, gusto e guarnizioni sono già stati stabiliti , manca solo la scritta decorativa e qui arriva la parte più difficile : cosa scrivere che non sia la solita banalità ?

Dopo averne parlato per ore (ok, dieci minuti) con gli altri indiani ho deciso di affidarmi a Google .

Di frasi “pronte”, d’effetto, non banali, carine, brevi e adatte a lui, a noi, agli amici , all’occasione, al giorno, all’umore e all’evento non ne ho trovate . In compenso ho trovato una carrellata di torte che aiuta a comprendere il motivo per cui è cosa buona e giusta che le pasticcerie esistano ! Buona visione 😁

.. che buona torta… proprio come solo mamma sapeva comprare!
(Stuart Pankin)

Namaste’

“L’ottimismo è il profumo della vita”. Tonino Guerra non aveva dubbi e lo ripeteva ogni giorno, entrando nelle nostre case e nella nostra mente in punta di piedi , con una sorta di tormentone che ancora oggi viene citato con affetto anche dai più giovani.

In questi cento giorni di quarantena ho cercato di seguire il suo consiglio, mantenendomi serena e guardando al futuro con ottimismo nonostante risieda in piena Lombardia ad un tiro di schioppo dalle primissime “zone rosse” .

Le notizie contrastanti che giungevano stavano rischiando di trascinarmi in un vortice dal quale sarebbe stato difficile uscirne.

È per questo che in un momento così delicato ho cercato mille escamotage pur di non passare ore ed ore davanti alla tv, tra un telegiornale, una diretta o uno speciale della D’Urso.

Complice il corso di yoga iniziato lo scorso autunno e sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, ho iniziato a seguire su YouTube “la scimmia yoga”. Fin dalle prime lezioni Sara Bigatti mi ha conquistata con la sua semplicità riuscendo a trasmettermi la vera essenza dello yoga , che va ben oltre la disciplina fisica .

La mia prima volta in Shavasana non è stata una passeggiata . Mantenere l’immobilita’ assoluta anche solo per dieci minuti consecutivi non è così facile . Viviamo in un’epoca frenetica e rimanere sdraiati a terra, su un tappetino, ci sembra quasi di portar via tempo a mille altre attività : c’è da lavare, stirare, cucinare, leggere, parlare, vivere. Ero presa dai sensi di colpa : la mia tribù (adulta!) sta aspettando che torni a casa per cenare ed io son qui, sdraiata su un tappetino e quasi quasi mi addormento .

Ma col passare del tempo ho compreso quanto sia importante entrare in contatto con se stessi, concentrandosi sul proprio respiro, sul proprio corpo, sulle sensazioni del momento , accantonando qualunque altro pensiero.

Il lavoro, i figli, la casa… tutto passa in secondo piano, anche solo per dieci minuti . Dieci minuti di intenso relax che ricaricano il corpo ma soprattutto l’anima .

Namaste’ 🙏

Lasciarsi andare è l’asana più difficile (Anonimo).

A-ri-Namaste’

La tribù dei piedi zozzi.

Amo la mia tribù😍

Quando i miei figli erano piccoli mia madre li chiamava “la tribù dei piedi zozzi”, il motivo mi pare ovvio e non ha nulla a che vedere con le mie qualità genitoriali . La routine serale, come potete immaginare, era particolarmente complessa e prevedeva un lavaggio collettivo nella vasca da bagno, il che mi permetteva di ottimizzare i tempi e di tenerli sott’occhio evitando che si affogassero a vicenda.

Il colore dell’acqua, dopo un primo ammollo, era la cartina di tornasole della loro felicità: più la tinta si accostava al marrone più la loro giornata era stata intensa .

Ora sono adulti. Quando si lavano , quando escono, dove vanno , cosa fanno … non è più affar mio anche se come genitore tengo sempre gli occhi aperti, pronta ad aiutare qualora me lo chiedessero.

“Geronimo”, il più grande della tribù , ha levato le tende ad inizio quarantena per andare a vivere in pianta stabile con la sua “squaw” ed io da quel giorno vivo sentimenti contrastanti : da un lato mi manca la routine pranzo/cena/chiacchierate/incazzature, dall’altro tiro un sospiro di sollievo perché ho un po’ più di tempo da dedicare a me stessa (ed è giusto che sia così).

Tutto questo incipit per arrivare alla chat di oggi, con la mia amica, compagna di scarpe e di blog “Liberamente”, anche lei tre volte mamma .

Grazie Liberamente, che mi hai aiutata a togliermi i sensi di colpa 😁, ora possiamo tornare a cazzeggiare 😁

“Un bambino diventa adulto quando si rende conto che non ha diritto solo ad aver ragione ma anche ad aver torto.”