“Mamma vieni a fare un giro?”

… e poi succede che il figlio ormai trentenne ti invita a fare un giro e, anche se sei stanchissima perchè hai passato la giornata a lucidare la casa, stirare, cucinare come se non ci fosse un domani, sai di non poter dire di no.

Velocemente ti agghindi per non sembrare proprio uno spaventapasseri e nel giro di due minuti il tuo culone è sul sedile del passeggero, il motore romba e il giro ha inizio.

È un giro senza parole quello a cui sono stata invitata, mio figlio ha solo voglia  di guidare e ascoltare musica e io di fargli compagnia e ascoltare la sua musica.

Insieme ci troviamo,  siamo due tipi piuttosto silenziosi che si capiscono anche dai silenzi.

È molto bello sfrecciare per la campagna umbra a ritmo di bellissime canzoni, passare in mezzo ai paesini che sono l’orgoglio della nostra regione sia per la loro bellezza, sia per come vengono valorizzati da chi li vive, ma l’emozione grande è arrivare al lago al tramonto. Puntata la telecamera del cellulare sul panorama che abbiamo di fronte, immersi nel silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccellino, ci sediamo in prima fila e non perdiamo nemmeno un minuto dello spettacolo che ci viene regalato.

Nel periodo tempestoso che vivo ultimamente il “giro” con mio figlio è stato un momento magico e oggi mi è venuta voglia di esprimere in qualche modo la magia che ho sentito.

Ho pensato di unire due momenti del nostro “giro” che mi sono rimasti dentro … una canzone che non avevo mai ascoltato e che, per ora, non riesco a togliere dalla testa e l’altro …  è inutile ve lo dica

“Non c’è niente di più musicale che un tramonto.
(Claude Debussy)

10 pensieri riguardo ““Mamma vieni a fare un giro?””

  1. Ciao Valentina! Nessun segreto, credo, soprattutto, una buona dose di fortuna e poi forse finora sono riuscita a bilanciare abbastanza bene il mio “esserci e non esserci” come mamma, esserci quando ti cercano e far finta di non esserci quando non hanno bisogno di me. Sono stata una mamma molto giovane, specialmente dei primi 2, il terzo è arrivato dopo tanti anni, perciò sono, praticamente, cresciuta con loro, poco chioccia e molto sorella, ma mamma severa quando necessario. Forse la cosa più importante cercare, il più possibile, di guardarli prima come persone che come figli, parlarci molto senza imporre se non strettamente necessario (questioni di vita o di morte e rispetto degli altri) avere rispetto dei loro pensieri anche se diversi dai nostri, dei loro spazi e dei loro tempi. Poi come ho detto all’inizio, ogni tanto fai come Pikachu ma invoca “potere della botta di culo a me!” che non guasta mai 😉

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