La tribù dei piedi zozzi.

Amo la mia tribù😍

Quando i miei figli erano piccoli mia madre li chiamava “la tribù dei piedi zozzi”, il motivo mi pare ovvio e non ha nulla a che vedere con le mie qualità genitoriali . La routine serale, come potete immaginare, era particolarmente complessa e prevedeva un lavaggio collettivo nella vasca da bagno, il che mi permetteva di ottimizzare i tempi e di tenerli sott’occhio evitando che si affogassero a vicenda.

Il colore dell’acqua, dopo un primo ammollo, era la cartina di tornasole della loro felicità: più la tinta si accostava al marrone più la loro giornata era stata intensa .

Ora sono adulti. Quando si lavano , quando escono, dove vanno , cosa fanno … non è più affar mio anche se come genitore tengo sempre gli occhi aperti, pronta ad aiutare qualora me lo chiedessero.

“Geronimo”, il più grande della tribù , ha levato le tende ad inizio quarantena per andare a vivere in pianta stabile con la sua “squaw” ed io da quel giorno vivo sentimenti contrastanti : da un lato mi manca la routine pranzo/cena/chiacchierate/incazzature, dall’altro tiro un sospiro di sollievo perché ho un po’ più di tempo da dedicare a me stessa (ed è giusto che sia così).

Tutto questo incipit per arrivare alla chat di oggi, con la mia amica, compagna di scarpe e di blog “Liberamente”, anche lei tre volte mamma .

Grazie Liberamente, che mi hai aiutata a togliermi i sensi di colpa 😁, ora possiamo tornare a cazzeggiare 😁

“Un bambino diventa adulto quando si rende conto che non ha diritto solo ad aver ragione ma anche ad aver torto.”

8 pensieri riguardo “La tribù dei piedi zozzi.”

  1. Dopo le mie ultimi vicissitudini mi vien solo da dire … “mamme con le palle”… i miei figli li voglio solo vedere felici e se lo sono anche lontano da me credo, come mamma, sia un bel successo, perchè quando si lascia il nido basta, poi si vola da soli.

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  2. Vado contro corrente, io i miei me li sono goduti anche dopo sposato, tutti i giorni andavo a mangiare dai miei, e la domenica con moglie e figlia e se non andavo quasi quasi si offendeva. Mia madre Cucinava da Dio. Lei voleva la casa piena di figli e di nipoti e parenti.

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    1. Nel periodo trascorso tra il giorno del mio matrimonio e la nascita del primo figlio non andavo molto spesso a mangiare dai miei , non c’era un motivo specifico , semplicemente era così . Poi nell’arco di pochi anni la tenda si è riempita di indianini ed i miei genitori sono diventati nonni a tempo pieno (nonostante mio padre lavorasse ancora). Il loro aiuto è stato prezioso. ❤️, i pranzi o le cene con loro mi alleviavano la vita, non solo da un punto di vista culinario . Ora il mio “Geronimo” è nella prima fase, la più difficile, quella della prima convivenza . In questa fase credo sia giusto che vengano mantenute le distanze, è una delle fasi della crescita, sia per loro che per noi . Poi, quando cambieranno gli assetti, quando e se arriveranno dei nipotini , cambieranno anche le dinamiche familiari . La chat avuta con Liberamente era chiaramente scherzosa, seppur con un fondo di verità . Se gli indiani vogliono venire a pranzo o cena, la porta è sempre aperta ed io ne son felice , ma se decidono di stare a casetta loro, io evito di disturbarli e passi il tempo cazzeggian ehmmm riposando .

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  3. Eh, a me mancano minimo vent’anni prima che Lupetta tolga le tende… ma davvero ti capisco! 😁 Non credo che tu sia una cattiva madre, è che dopo un po’ anche noi abbiamo diritto di stare con noi stesse (e loro di vivere la loro vita).

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  4. Per tanti anni, il pranzo domenicale dai miei suoceri è stato un rito, iniziato addirittura nella fase fidazamento e proseguito poi fino a che i miei figli sono diventati dei ragazzi e la domenica volevano restare a casa loro. Confesso che andavo volentieri a questo pranzo, ma sempre con uno sguardo di dispiacere verso i miei genitori, che per non essere invadenti non mi hanno mai detto nulla al riguardo, si accontentavano della domenica o il sabato sera a cena e non sempre. I miei genitori non ci sono più, perciò ho inziato io a fare il pranzo domenicale e mia suocera è sempre con noi, dei miei figli è presente solo il piccolo, perchè uno vive a Milano e l’altro è sposato. Li inviterei volentieri quello sposato e sua moglie a pranzo, il pranzo della domenica lo faccio sempre, non è che non lo faccio, ma non faccio mai in tempo a fare l’invito, se io invito il giovedì per la domenica qualcuna più veloce di me lo ha fatto il martedì, in qualunque momento della settimana arriva il mio invito Speedy Gonzales l’ha già fatto e se a Speedy Gonzales dovessero dire di no scatterebbero musi, ricatti, insistenza “perchè no?”. Allora io me ne sto buona, preferisco vederli felici a mangiare altrove piuttosto che sotto stress perchè pranzano da me (anche se temo tra non molto passeranno alla fase ognuno a pranzo con i suoi)

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