Social, Asocial, Antisocial o Social a metà?

Internet è un dono di Dio. Può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti”. Papa Francesco

Ovviamente quanto andrò a scrivere non è un trattato sociologico, è soltanto la mia esperienza personale nel mondo del web prima e dei social media poi, uno in particolare “Faccia libro”.

Premetto subito che la mia avventura nel web è iniziata in un’epoca in cui Facebook, Twitter, Instragramm non esistevano ancora. Facebook, molto probabilmente, cominciava allora a prendere forma nei pensieri di Mark Zuckerberg, per palesarsi a tutti noi solo qualche anno dopo.

A quel tempo navigavo per curiosità, maggiormente ricerche tecnico-informatiche. Il mio approccio mentale logico-matematico mi portava a voler capire come funzionava in concreto questo mondo, come viaggiavano i bit, come andavano a comporre un sito internet, una notizia, un’immagine e come arrivavano a me, ho un pò romanzato la descrizione, ma spero di aver reso l’idea. Ogni tanto mi concedevo qualche divagazione alla ricerca di notizie curiose, di qualche informazione su film, libri o su programmi che seguivo in TV, perciò facevo qualche salto in forum o blog dedicati.

Il salto più coinvolgente è stato in Splinder, dove mi imbattei in un blog, gestito tutto al femminile. Quattro ragazze dai nick curiosi tagliavano e cucivano con intelligenza e sagacia su cinema, televisione e dintorni. I loro articoli erano divertenti, a volte proprio esilaranti, ognuna con uno stile che si addiceva alla perfezione al nick scelto. Nel far si che la mia, da una frequentazione saltuaria, divenisse una frequentazione fissa (del tipo pranzo, cena e colazione, massì dai prendiamoci anche un tè) fu un attimo.

Splinder offriva la possibilità di una chat, quindi iniziai a chattare con loro, dalla chat di splider si passò alla chat di msn, da msn al telefono. Ormai, grazie alla chat e agli articoli pubblicati, sapevamo quasi tutto di noi, non ci restava che conoscerci dal vivo, scoprire chi era bionda o chi era mora, chi alta, chi bassa, se eravamo dei ciospi o delle fighe da paura, but “not problem”, l’amicizia era ormai consolidata ed anche la più ciospa sarebbe stata abbracciata fortemente, perchè ormai era Ammmore, si si con tre m non ho sbagliato.

Dal telefono, che non bastava più, passammo all’organizzare incontri veri e propri in giro per l’Italia unendo l’utile al dilettevole, visitare nuove città matteggiando e godendo della compagnia reciproca. Nel frattempo mi avevano invitato a scrivere nel blog ed anche io ero diventata una blogger come loro. Negli anni i nostri vari incontri si sono affollati, non eravamo più soltanto noi che scrivevamo, ma anche altre amiche che ci seguivano sul blog, insomma un bel gruppo allegro, divertente con cui posso dire di aver fatto belle esperienze di vita. Tutto è durato finchè non sono arrivati per tutte impegni familiari e lavorativi sempre più pressanti: bambini da seguire, studi da completare, lavoro da non perdere di vista, ma, non meno importante, nell’allontanamento dal blog, fu l’arrivo di FB, ill social per eccellenza.

All’inizio fui un pò restia nel mio ingresso in fb, mi affacciai timidamente, i miei contatti erano loro, le mie amiche blogger, ma con il tempo la mia rete si estese, vuoi la foto figa che avevo messo (non ditemi che voi non scegliete la più figa che non ci credo), vuoi che avevo superato il disagio iniziale mi lanciai, mentre, nel frattempo, il nostro blog affondava insieme a tutto Splinder e non eravamo nemmeno interessate a traghettarlo in un altra piattaforma, perchè, ormai, eravamo traghettate tutte altrove. (ahimè quanti articoli divertenti abbiamo perso nel naufragio).

“50 amici, 100, 200, madò quanto sono popolare” gli amici e amiche su Fb aumentavano, anche mogli o fidanzate gelose, ma io sono brava. Feci nuove amicizie che si aggiunsero alle vecchie, ma con il tempo realizzai che non era la stessa cosa. Era tutto un mordi e fuggi, nessuno era così interessato ai tuoi pensieri, tanti alla tua foto, tanti alla cazzata veloce (e io sono la regina delle cazzate) che magari scrivevi. La mia percezione era che la maggior parte erano li perchè non avevano altro, altri interessi o un altro mondo da frequentare che non fosse fb, e parecchi amavano farsi i fatti degli altri (questo lo scoprii quando, abbassando la guardia, iniziai ad aggiungere i parenti, i vicini, gli excompagni di scuola).

Tentai, invano, di coinvolgere gli “pseudo-amici” in discorsi più seri, niente, nessuno recepiva. Un giorno scrissi solo “Etciù” una valanga di commenti “Salute” “Salute e figli maschi” “Ne ho tre grazie, bastano e avanzano” al chè pensai “annamo bene, annamo” per non dire poi delle polemiche che ogni tanto mi capitava di leggere: se uno diceva mela, l’altro insisteva sulla pera, se diceva pranzo allora no doveva essere categoricamente merenda, fossero state polemiche costruttive ok, ma, a volte, rasentavano la rissa virtuale. Bo non mi sembrava un mondo così social, anzi più che altro antisocial … motivo per cui sono sparita per un bel pò, mantenendo, però, l’abitudine a qualche incontro con un’ amica del vecchio blog.

Ritorno su fb ad inizio quarantena, mi riaffaccio timidamente come sempre e gli amici son sempre li a socializzare, ovviamente il tema principale sono il virus, la quarantena, il governo. Ho scoperto che nel frattempo si son tutti laureati in virologia ed epidemiologia, sanno tutto sul virus che nemmeno l’Oms è al corrente di taluni aspetti. Tutti esperti: di protezione civile (sicuramente le loro misure sarebbero state meglio); in misure precauzionali, che, se avessero fatto loro, il virus nemmeno in Cina si sarebbe propagato; per non dire poi del “tutti esperti in gestione dello Stato”, tanti novelli Robespierre, che avrebbero impartito ordini a destra e manca “e vedrai se le cose non sarebbero andate meglio”.

Ho ripreso in mano il mio esperimento handemade. Dopo aver letto qua e la qualcuno lamentarsi “la chiesa Cattolica si prende anche l’8 per mille e non aiuta nessuno” ecc, ecc, pubblico la lettera di Conte ad Avvenire, in cui ringrazia la Conferenza Episcopale per aver devoluto una ingente parte dell’8 per mille per l’emergenza coronavirus” (parlo di fatti non esprimo alcuna opinione politica, quelle le tengo per me), ovviamente nessuno se la fila, posso dire caga? nessuno se la caga. Rende più l’idea.

Da li ho postato altre cose serie, ma niente, non arrivano, ho postato le solite ca@@ate tutti presenti, anche al mio esperimento già collaudato “etciù” una discreta presenza, ma starnutire di questi tempi non è bene, però avevo la mascherina 😷 … quindi ora come allora ne deduco che le persone in FB, ci sono a metà, con solo una parte di se stesse, quella che vogliono mostrare, e, magari, quella che loro pensano sia la parte migliore. Le persone io le voglio conoscere nel loro insieme e nelle loro peculiarità, se debbo socializzare voglio sapere con chi socializzo, con chi parlo e vorrei la certezza che posso parlare di tutto, dall’argomento serio, importante, anche avendo visioni diverse, alla scemenza più scemenza che mi possa venire in mente. Socializzare non può essere fatto solo di battute fini a se stesse, che ti dicono tutto, ma non t’hanno detto nulla. Quindi, da tutto ciò, la mia convinzione che nei social non siamo poi così tanto social o, per lo meno, se non vogliamo dire “asocial” siamo social solo a metà.

Su twitter sarò veloce … li se non hai il pedigree meglio che non ti affacci.

#dimmisuchesocialvaietidiròchisei

10 pensieri riguardo “Social, Asocial, Antisocial o Social a metà?”

  1. Bell’articolo sulla storia dei social. Ne sono sempre restato distante, non so se a torto o a ragione, ma è un mondo che mi spaventa. Infatti non ho iscrizioni da nessuna parte, fatta eccezione per WordPress, che non si può però considerare un social.

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    1. Ciao e grazie! Fai bene a starne lontano o ti ritroveresti a fare come me che entro e poi scappo ogni volta. È un mondo non mondo, dove trovi il tutto e il nulla, e il tutto non è altro che il trovare “di tutto”. Un mondo dove ciascuno è “uno, nessuno e centomila”

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  2. Libera-mente, ricordo con estremo piacere la nostra avventura su Splinder. Tutto iniziò per puro caso quasi quindici anni fa e quindi in epoca pre faccialibro . Ai tempi leggevo con interesse il Daveblog e fu proprio lì che, commento dopo commento, conobbi virtualmente alcune donne con le quali si decise di aprire un blog monotematico.
    Non avevo la minima idea di come funzionasse un blog, cambiai un paio di volte nickname (il primissimo conteneva il mio indirizzo mail, giusto per capire a che livello fossi), ma l’adrenalina era a mille , la voglia di imparare a duemila e quella di approfondire la conoscenza con queste nuove amiche a centomila . Mi documentai, mi misi letteralmente a studiare sia il funzionamento di Splinder che del mondo informatico in generale , scaricavo programmi a tutto spiano, volevo creare, imparare, condividere … ero come una bimba in un negozio di caramelle.
    Un giorno arrivò sul blog una persona nuova, il nick conteneva un numero a due cifre che corrispondeva chiaramente al suo anno di nascita. Quella persona con la quale tutte noi chattavamo allegramente era quasi mia coetanea . Scherzosamente, chiesi a cosa corrispondesse quel numerino , mi rispose “è il mio numero di scarpe “. Da allora siam diventate “compagne di scarpe” ed ecco spiegata la scelta del mio avatar anche su questo blog .
    Grazie “compagna di scarpe” per questo bellissimo articolo che mi ha permesso di fare un graditissimo tuffo nel passato .

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  3. Io sono una fervente asocial. Ci ho provato su facebook, ho provato su twitter, ho provato anche su instagram ma alla fine è tutto un cuori-cuori e niente di serio. Mi dà un fastidio incredibile. Quindi, tengo fb solo per dare ogni tanto un saluto ad amici lontani, di quei saluti che sono distanti un po’ come gli auguri di Natale che fai a tutti i parenti, anche quelli che odi.
    L’unico luogo in cui, tra alti e bassi, sono sempre felice di tornare è il mio blog e tutti i blog a cui, negli anni, mi sono affezionata. Il blog richiede più tempo, più energie e, in sostanza, ci si avvicina di più alle persone che hanno voglia e tempo di leggere.
    P. S. Splinder… quanti ricordi… Mi sa che tutti i blogger di una certa “età” ci sono passati. Un peccato che l’abbiano chiuso, ho perso davvero tantissimi contatti!

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  4. Ciao Irene, quindi anche tu hai trascorsi splinderiani, si è stato un peccato la sua chiusura, ho visto pochi giorni fa che c’è un tentativo di farlo ripartire, credo si appoggi alla piattaforma di wordpress, ma non ho fatto ulteriori indagini.

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    1. Si c’è un tentativo di riesumarlo, il sito è splinder.org ma non è la stessa cosa.
      Anche io ho iniziato la mia avventura nel mondo dei blog sulla piattaforma splinder e anch’io come voi ho deciso che alla sua chiusura il blog seguisse il suo destino.
      Poi, tempo fa ho scoperto questo sito. Curioso sono andato a vedere se riuscivo a ritrovare il mio primo blog e anche se non del tutto qualche post l’ho ritrovato. Chissà magari anche voi riuscirete a ritrovare qualche vecchio articolo che credevate di aver perso per sempre.

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      1. Ciao!
        Qualche post lo abbiamo ritrovato anche noi, ma non tanti, purtroppo, più che altro post che erano stati condivisi in altri spazi.
        Ieri ho provato anche a ricercare un mio vecchio blog in cui tenevo un specie di diario personale e qualcosa ho ritrovato, ho fatto anche qualche sorriso rileggendo le mie ansie di mamma di allora, ormai quasi dimenticate

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