Il coraggio di cambiare

Questa è la storia di una donna qualunque , una di quelle tante donne apparentemente serene, la chiamerò Maria , nome di fantasia per una persona a me cara.

Maria è una di quelle donne forti , alle quali piace ridere e scherzare . La conobbi tanti anni fa . Mi racconto’ di una vita felice, accanto al marito ed ai figli , ma man mano che la conoscenza si approfondiva capii che ciò che io vedevo e che mi veniva descritto era solo una facciata .

Maria era una di quelle donne che subiva violenza , non quel tipo di violenza palese , fatta di calci e pugni, me ne sarei accorta se fosse stato così . Maria subiva violenza psicologica, verbale, emotiva . È quel tipo di violenza che io definisco ancor più vigliacca perché subdola, non lascia segni sul corpo ma ti distrugge l’anima .

Lo sguardo di Maria era triste , i suoi occhi non sorridevano, erano spenti nonostante i tentativi di ravvivarli con mascara ed ombretto. Maria era consapevole che ciò che stava vivendo non era la normalità ma non riusciva a trovare il coraggio di rialzarsi, nonostante i figli la spronassero ad agire .

Agire … come se fosse la cosa più semplice del mondo . A Maria non mancavano le capacità per reagire , le mancava la forza . Non temeva di perdere “l’amore” perché sapeva che quello non era amore , Maria molto semplicemente non riusciva a chiedere aiuto . Si sentiva in colpa, sentiva sulle sue spalle il fallimento di una vita, si chiedeva come fosse possibile che quel ragazzo conosciuto tanti anni prima, inizialmente dolce e premuroso, potesse insultarla quotidianamente , addossandole colpe per fatti che non aveva commesso e che mai avrebbe pensato di commettere .

Mi racconto’ che ciò che più le pesava era l’isolamento, in casa sua nessuno metteva piede , non perché i suoi familiari non volessero incontrarla ma perché lei stessa li teneva distanti , affinché non vedessero la sua anima distrutta, ma anche per evitare che venissero risucchiati nel vortice della “pazzia”, come era già accaduto in un contesto lavorativo che non riporterò per rispetto del suo anonimato . Inoltre Maria temeva che nessuno le credesse, perché fuori dalle mura domestiche o in presenza di estranei gli atteggiamenti del coniuge erano, vigliaccamente, ineccepibili.

Non ci fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché il vaso traboccò a lungo e lentamente prima che Maria decidesse di fare un primo passo, il passo più importante della sua vita : uscire di casa e chiedere aiuto .

Lei stessa si stupì di quante persone stavano aspettando quel momento , i suoi tentativi di nascondere ciò che succedeva nella sua famiglia erano serviti solo a prolungare l’agonia .

Maria fu presa letteralmente per mano, dai genitori, dai fratelli e dagli amici , la accompagnarono nei percorsi che lei stessa decise di intraprendere, la supportarono in ogni sua decisione ma soprattutto Maria capì che non era sola, conobbe altra gente che stava vivendo lo stesso problema e si sentì sollevata . Seguì un percorso psicologico che le permise di togliersi i sensi di colpa e di comprendere che tutte le accuse che per anni le erano state addossate erano frutto della proiezione di suo marito . Più recuperava forza più scopriva un mondo sommerso e parallelo che la faceva rabbrividire: suo marito non era l’uomo che lei pensava di conoscere: le urla in casa gli servivano per gettare fumo negli occhi affinché non emergesse un torbido sottobosco.

Sono passati nove anni da quel “Primo passo”, la sua vita è totalmente cambiata e lei stessa non si capacita di come abbia fatto a resistere così a lungo.

Ora Maria collabora attivamente con un’associazione che si occupa di sostenere uomini e donne che vivono in situazioni di violenza fisica o psicologica e ciò le permette di dare un senso al dolore vissuto, ha trovato nuove amicizie, pratica piccole attività sportive, segue i suoi figli anche se adulti , può usare il cellulare liberamente, può andare a fare la spesa senza il timore di essere additata come adultera da chi diceva di amarla … Maria ha finalmente recuperato la sua dignità, il suo essere donna con le fragilità e con la forza che caratterizzano ciascuna di noi .

Non è una favola , Maria esiste realmente, la conosco molto bene. Conosco la sua forza e le sue debolezze ma soprattutto conosco la sua voglia di rimettersi continuamente in gioco, di sorridere , di cazzeggiare e quando è il caso di piangere, ma sempre e comunque a testa alta, perché l’unica colpa di Maria e delle persone che vivono o hanno vissuto in contesti violenti è quella di aver tergiversato nel chiedere aiuto .

Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
(Johann Wolfgang Goethe)

#noallaviolenzasulledonne

4 pensieri riguardo “Il coraggio di cambiare”

  1. Di “Maria”, purtroppo ne esistono tante e, qualche volta, direi anche di Mario, esiste anche la violenza al contrario, sicuramente più rara, ma esiste. Maria è stata molto coraggiosa nel trovare la forza per venirne fuori ed è ammirevole, ora, il suo dedicarsi agli altri per aiutarli, perchè, si, sicuramente la forza per superare certe situazioni va trovata dentro se stessi, ma, altrettanto sicuramente, da sola non può bastare, serve l’aiuto, la mano amica, il porto sicuro dove approdare dopo un viaggio tempestoso. Penso che la violenza fisica e psicologica siano l’espressione più abominevole della razza umana, che proprio perchè “umana” dovrebbe ormai essere così evoluta da non aver più nel suo carnet di comportamenti la violenza, qualsiasi tipo di violenza, ma il paradosso è tutto nel “siamo esseri umani per questo sbagliamo”, ebbene in questi casi la giustificazione non è accettata, perchè non si ha il diritto di fregiarsi del titolo di esseri umani, ma nemmeno di quello di bestie, vorrei trovargli un altro appellativo, ma credo non ci sia.
    No alla violenza sulle donne, no alla violenza come stile di vita, rendiamoci meritevoli di distinguerci come “esseri umani”

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    1. Purtroppo, Irene, ci sono ancora troppe realtà sommerse , spesso subentra la vergogna che non permette alle donne di chiedere aiuto . Mi auguro che altre Maria possano trovare spunto dalla storia di questa mia amica. Auguriamoci anche che l’opera di sensibilizzazione che sta avvenendo attraverso i media dia presto dei buoni frutti .

      Piace a 1 persona

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