L’uomo nell’uovo

Questo post è quasi una sfida o, forse, un gioco, non so, ma qualsiasi cosa ne verrà fuori sarà tutta colpa di Quarantenastyle che mi ha incitata a scrivere #miparolechiappeevadoavanti

“WhatsAppando” con lei, la mia amica Quarantenastyle, parlando di Pasqua, di torte, di uova, vestiti e scarpe no che questa Pasqua è di moda il pigiama, di come passare questa pasquetta inusuale, non ricordo come o perchè mi è tornato alla mente un’inesistente libro dal titolo “L’uomo nell’uovo”. Dico inesistente perchè, ai tempi in cui risale il mio ricordo, tale libro non esisteva, era solo il frutto di una goliardata da liceali, ma se, nel frattempo, qualcuno lo avesse scritto allora chiedo venia e prometto che me lo procurerò e lo leggerò. Ai tempi non c’era e lo so bene, nessuna libreria della mia città ne era fornita, ricordo ancora lo sguardo perplesso di ogni libraio consultato.

Ma se tale libro fosse esistito?

Sarebbe stato un saggio sulla rilevanza e importanza dell’uovo nelle varie culture dagli assiri, babilonesi o greci, fino ai giorni nostri? Sull’uovo come rinascita o come origine della vita o del cosmo? O una semplice novella sulla vita di un tizio che, per qualche bizzarro motivo, si ritrova a vivere in un uovo?

Preferirei una novella, o una breve storia, magari con un lieto fine. C’è bisogno di un pò di leggerezza in tempi così pesanti.

Però, a ben pensarci, un uomo che viveva in uovo, lo conoscevo veramente.
L’ho conosciuto in uno dei miei fantasiosi viaggi mentali e ne sono rimasta affascinata. Lui era un uomo non molto grande, anzi, direi piccolo e nemmeno troppo giovane, ma non era anziano, forse mezza età o come preferite voi. L’uovo, fortunatamente, era spazioso. Gli consentiva di potersi muovere agevolmente in su e in giù, a destra e a sinistra. L’uomo si era organizzato su tre piani, in basso un piccolo soggiorno con angolo cottura, al centro una camera da letto, abbastanza, spaziosa con un bel letto grande,con sita in un angolo una scrivania su cui faceva mostra di se una pila di libri, mi sembra di ricordare che fossero novelle, sopra la pila di libri una lampada, dalla luce fioca, al centro della scrivania un quaderno semiaperto, ricordo di aver intravisto la scrittura, ordinata, filiforme, leggermente obliqua verso destra. Credo fosse un diario e ne ho dedotto che l’uomo fosse un pò introverso. Ai piedi del letto un tappetto, dai colori non troppo sgargianti, anzi abbastanza sobri, sulle tonalità del marrone, direi molto maschili. Sul letto, sopra un morbido piumone a grandi riquadri sulle tonalità dell’ocra e dell’arancio, il suo gatto che se la dormiva della grossa. Una enorme palla di pelo cremisi, quasi una nuvola, un gatto poco maschile in realtà, forse non lo aveva preso lui, ma si capiva che ora se ne prendeva cura con molto amore.
Al terzo piano, nel punto più difficilmente raggiungibile, sotto quel soffitto un pò a cupola, che dava piacere osservare, perchè dipinto di azzurro, aveva realizzato il suo rifugio, il suo angolo della meditazione, della creatività, il suo posto segreto. Appoggiate qua e la alcune tele, incompiute, con qualche accenno di colore, al centro un cavalletto con una tela su cui, immaginai stesse dipingendo, ma non vedevo cosa o chi. Sul fondo, appoggiato al guscio, spiccava un divano blu cobalto sotterrato da cuscini colorati sistemati alla rinfusa e un plaid, anche lui molto colorato. Forse era proprio quello l’angolo del riposo o della lettura, in terra c’erano anche un paio di riviste forse buttate li o cadute e mai raccolte.
Si era preoccupato di abbellire anche le pareti o meglio il guscio del suo uovo. Aveva appeso foto di famiglia, alcune in bianco e nero altre a colori, ritraevano tutte momenti felici, i soggetti erano radiosi, con gli occhi brillanti di felicità. Qua e la erano appesi alcuni schizzi che lui stesso aveva fatto prima di trasferirsi a vivere li. Il suo preferito era un tramonto in cui il sole, tuffandosi nel mare, sollevava onde in milioni di sfumature dal rosa, all’arancio, fino al rosso fuoco con un’intensità tale che sembrava di essere li, che potevi toccare il sole, il mare e tuffarti in quell’oceano. Poco più su c’era un ritratto, sarebbe stato il suo preferito anche quello, se non fosse che, guardarlo, lo faceva soffrire un pò, forse, troppo. Gli riportava alla mente momenti felici che non esistevano più, che, purtroppo, il tempo si era portato via. Era un ritratto di donna. Non era una donna qualsiasi, ma la sua donna, la donna che aveva amato, con cui aveva diviso gran parte della sua vita. Era un donna bellissima, lunghi capelli castani che simili a onde contornavano il viso e scendevano fino a coprire le spalle. Il sorriso fiero contro uno sguardo dolcissimo. La donna che aveva deciso fosse giusta per lui, con cui aveva esplorato i più begli angoli del pianeta, con cui aveva giocato, discusso, riso, pianto e con cui avrebbe voluto che tutto questo fosse per sempre. Ma il destino non la pensava alla stessa maniera.

Cosa pensava il destino?

Ecco qui comincia il problema, non voglio farla morire sarebbe troppo tragico. La faccio scappare via? Sarebbe una stronza … no non mi piace.
Massì se l’è magnata quella dolcezza di gatto, troppo inverosimile ve?

Ecco lo sapevo oggi come allora … quando, a scuola, il prof ci dava 3 sostantivi per inventare una storia, scrivevo 3 giorni di fila e non sapevo mai come finirla 🤪.

Dimenticavo … l’uovo era cioccolato al latte finissimo 😋 quello che si scioglie in bocca e ti rilassi così tanto, nel godere di tale bontà, che ti perdi in un mondo fantastico e, magari, conosci anche un uomo che vive in uovo.

Quando la tua follia coinvolge l’unico serio in famiglia. Disegno originale di mio marito

C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

2 pensieri riguardo “L’uomo nell’uovo”

  1. Ahahah lo sapevo che tuo marito ti avrebbe aiutata nel disegno del progetto . Ora però serve un progettista per arrivare (come dice Conte) alla FASE DUE: la realizzazione dell’uovo fisico , in carne e mattoni 😁😁😁

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