Tra torte e bucciotti … tradizioni pasquali che goduria!

Ahi … che vita complicata ogni volta che arrivano le festività! Perchè non arrivano soltanto loro, ma anche tutte le tradizioni che si portano dietro da regione a regione.

E, se le tue origini sono da due regioni diverse devi moltiplicare il tutto per due; mica si possono fare ingiustizie! Un pensiero speciale, colmo di comprensione, va a coloro che hanno le loro origini in due regioni diverse e si sono stabiliti in una terza regione, e che fai non rispetti le tradizioni del posto? Evvaiii si moltiplica per tre.

Per mia fortuna debbo solo moltiplicare per due.

Prendiamo la festa del momento la “Pasqua”. Per me è la festività più impegnativa dal punto di vista culinario … ed anche per il mio forno.

Non ho fatto mia la moderna abitudine dell’albero di Pasqua (investo già molto in quello di Natale), un’ortensia e qualche tulipano in casa mi regalano già una bella atmosfera pasqual-primaverile, ma tutte le tradizioni magnerecce sono le mie (segue moto di esultazione stile Crash Bandicoot)

Vi parlerò della mia preferita, altrimenti rischio di farvi prendere 5 o 6 kg solo a leggere, “la torta al formaggio” che solo a scriverne il nome mi sento in soggezione.

Nella mia città “la torta al formaggio” è un’istituzione, come il sindaco, forse anche di più. Ovviamente non c’è forno o panetteria che non la prepari, ma la vera torta va fatta in casa e possibilmente cotta nel forno a legna, perchè anche quella del miglior forno stai tranquilla che “c’ha quil ‘n so che de ‘ndustriale”

Quindi, tre o quattro giorni prima della Pasqua, in ogni famiglia che si rispetti, inizia la grande preparazione della torta, anzi delle torte, non può, mica, essere solo una, minimo 5 o 6. Anzi ad essere precisa le torte non si misurano a numero, ma ad UOVA … “Iolanda quante torte ete fatto?” “Trent’ova, capirè una pel mi fiolo, una pe la mi fiola, una pel dottore, una pel gatto, una pel topo, anzi misà n’avrò da ‘ntride de più che sinnò mia me bastano”

Io ne ‘ntrido (‘ntridere voce del verbo impastare) 10 uova e tutte per me, vabbè per me e la mia famiglia.

Ovviamente non di sole uova è fatta la torta, per ntridere servono altri ingredienti, tutti molto leggeri: lo strutto, l’olio (qualcuno, tipo me, per non farsi mancare nulla, mette anche burro e margarina), latte, lievito di birra (il grande assente di questa quarantena), sale, anche un pò di pepe ha il suo perchè, farina e la “guest starrrr” sua maestà il formaggio, tanto formaggio e di tipo diverso: parmigiano reggiano, pecorino romano, groviera (i buchi si possono non mettere 😝), quest’ultima a pezzi e meglio se irregolari; gli altri formaggi tutti grattugiati, ma qualche bel pezzo di parmigiano ci sta da Dio, si scioglie con il caldo del forno, poi, nel freddarsi, si risolidifica e quando hai la fortuna di mordere la fetta con quel pezzo di parmigiano mmm che goduria. A casa mia basta che ti distrai un secondo che qualcuno, con fare lesto, si frega il pezzo migliore “mmm eppure quando ho tagliato la fetta c’era” 🤔. La quantità degli ingredienti varia da ricetta a ricetta, chi la vuole più “zeppa”, chi più leggera, chi più salata, chi più pepata, ma per ognuno “la più bona” é sicuramente la sua.

Elencati gli ingredienti passiamo all’azione …

Il lavoro inizia la sera prima con la preparazione del “levtino” comunemente detto lievitino, tecnicamente detto poolish.

La mattina dopo, al canto del gallo, si procede ad impastare tutti gli ingredienti.

Per impastare, siccome, io so’ moderna, uso la planetaria, ma non essendo l’unica moderna, ormai la usano un pò tutti. Una volta, invece, facevano tutto a mano e dalla bravura nell’impastare dipendeva la riuscita della torta. Toccava de “ntride forte! dajeee!”, solitamente, spettava all’uomo il compito.

Finito di fare l’impasto si passa alla suddivisione dello stesso nei vari contenitori in cui, dopo la lievitazione, si cuocerà.

E la lievitazione è importantissima, perchè le torte “on da cresce” e bene, anche il minimo sbalzo di temperatura o un soffio di vento potrebbe far esclamare “enno argite giù!” Sia mai!

Quando, dal luogo di lievitazione, le porti al forno lo devi fare come se fossi in processione, in silenzio, trattenendo il fiato, perchè “non sonno da move sennò arbutton giù”

Questo è il risultato a fine cottura.

Solo quest’anno, non essendo umbra, ho scoperto che il rito delle torte è accomunato ad un altro, quello dei “bucciotti”

I bucciotti? Si una sorta di bambole che vengono fatte con l’impasto che avanza dopo la suddivisione dello stesso nelle pentole. Un tempo li facevano come regalo ai propri figli e c’era la gara a chi li facesse più belli.

Ovviamente mica dei bucciotti fatti tanto per fare, ma curati nei dettagli e rigorosamente maschio e femmina.

E augurandovi una buona Pasqua, mentre mi accingo ad andare ad addentare qualche leccornia pasquale dalla mia dispensa, vi lascio i bucciotti migliori (secondo me), scovati in rete, che hanno partecipato vincendo alla fashion week pasquale.

“La tradizione non si può ereditare e, chi la vuole, deve conquistarla con grande fatica” Thomas Stearns Eliot

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2 pensieri riguardo “Tra torte e bucciotti … tradizioni pasquali che goduria!”

  1. Il bucciotto col pisello che arriva alle ginocchia è spettacolare 🤣🤣🤣. Quando sono venuta a trovarti , in Umbria, sono rientrata con una borsa in più, piena di specialità e tra queste anche la torta al formaggio . Il problema è sorto sul treno . Era fine luglio e faceva un caldo allucinante, la torta era in un sacchetto del pane inserito a sua volta in una borsa di plastica “tipo Esselunga” che custodivo gelosamente a fianco al mio sedile . Il formaggio aveva iniziato a sciogliersi e dalla borsa si sprigionava un profumo meraviglioso . Non ho idea di cosa abbiamo pensato le persone che occupavano i posti vicino al mio, ma io avevo una gran voglia di aprire il sacchetto e di divorarla a morsi 😁

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